LE RADICI CRISTIANE DELL'ITALIA E DELL'EUROPA di Roberto De Mattei

Conferenza n.10 del 20 aprile 2006
Argomento: Cristianesimo

RIASSUNTO  Le radici cristiane dell'Italia e dell'Europa

LA CRISI DELL'OCCIDENTE CRISTIANO

Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida; minato dall'interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire

 

Giovedì 20 aprile 2006 abbiamo avuto il piacere di ospitare il prof. Roberto De Mattei. Vice-presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), professore di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Cassino. Consigliere per le relazioni istituzionali, politiche e culturali del Ministro degli Esteri. Direttore del mensile "Radici Cristiane" e collaboratore del Timone. Ha introdotto la serata mons. Antonio Buoncristiani, Arcivescovo di Siena, il quale ha citato i più vistosi esempi di radici cristiane presenti nel nostro territorio senese. Particolarmente apprezzati sono stati i riferimenti alla via Francigena e ai santi locali.
Il professor De Mattei ha ricordato che l'occidente è in crisi. Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida. Minato dall'interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire. Ci sentiamo colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni, consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori.
L'Europa è ferma. Continua a perdere natalità, compentitività, unità di azione sulla scena internazionale. Nasconde e nega la propria identità e così fallisce nel tentativo di darsi una Costituzione legittimata dai cittadini. Determina una frattura con gli Stati Uniti e fa dell'antiamericanismo una bandiera.
Le nostre tradizioni sono messe in discussione. Il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l'uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l'integrazione degli immigrati.
I popoli dell'Occidente si trovano oggi a vivere qualcosa di simile a quanto accadde nell'antichità, nel periodo del tardo Impero Romano. Chi conosce la storia romana non può non essere colpito dalle profonde analogie tra la situazione in cui oggi versa l'Occidente e quella dell'Impero Romano tra il IV e il V secolo dopo Cristo.
Mentre il Cristianesimo affiorava dalle catacombe, la società romana era immersa nel relativismo intellettuale e nell'edonismo pratico. Popoli barbari premevano ai confini di un vasto Impero che dalla Britannia arrivava all'Africa Settentrionale e al mar Caspio.
Le migrazioni barbariche in questo periodo conobbero diverse fasi: in una prima fase, singoli individui e gruppi di barbari entrarono in gran numero, ma alla spicciolata nei territori dell'Impero, attratti dall'alto tenore di vita e dal fascino della cultura romana.
In una seconda fase, popoli interi si stanziarono all'interno del limes romano, con autorizzazione degli imperatori, che li accolsero come federati, pensando in questo modo di neutralizzare l'aggressività. Si aprì infine la terza fase, tra la fine del IV secolo e la caduta dell'Impero Romano (476) in cui i barbari dilagarono armati fino a raggiungere il cuore dell'Impero.
Roma, per ottocento anni inviolata, fu devastata due volte, dai Visigoti di Alarico e dai Vandali di Genserico; l'Impero crollò e la notte scese sull'Europa, fino all'alba della rinascita medievale, avvenuta con l'incoronazione di Carlo Magno, la notte di Natale dell'anno 800.
Sono impressionanti le pagine in cui Salviano ricorda la caduta della città africana di Cartagine, una delle più ricche del Mediterraneo: "Mentre le armi dei barbari sferragliavano attorno alle sua mura, la comunità cristiana di Cartagine si dava alla pazza gioia nei circhi e si smidollava nei teatri! All'esterno una parte della popolazione era prigioniera dei nemici mentre dall'altra parte, all'interno, era prigioniera dei vizi".
Quali erano questi vizi? A Cartagine, ricorda Salviano, una minoranza rumorosa praticava l'omosessualità, ma ciò che era più grave, scrive, era che ciò avvenisse nella più grande e famosa provincia dell'Impero con il silenzio di Roma. "In realtà, un'autorità grande e potente che ha il potere di impedire un grosso delitto, se ne è a conoscenza, e permette che venga perpetrato, è come se ne approvasse l'attuazione. Rinnovo la domanda, spinto dal dolore, a coloro che se la prendono con me: fra quali popoli barbari si sono mai verificati questi fatti? Dove mai si è permesso che si compissero impunemente alla luce del sole?"
La decadenza morale dell'Impero, scrive Salviano come del resto afferma sant'Agostino nella Città di Dio, fu la causa vera della sua caduta.
Il quadro potrebbe sembrare "drammatizzante", ma più forzato ancora appare l'ottimismo di chi oggi vede nei "diritti alla differenza" e nel "rimescolamento delle culture" un fattore di progresso e di crescita per l'Occidente.
Gli eventi dell'Impero Romano sono lontani, ma la decadenza morale dell'Occidente è simile ad allora e vicine sono le vicende delle banlieus francesi, le desolate periferie abitate dagli immigrati magrebini, messe a fuoco nel 2005 da bande di casseurs, di "vandali", potremmo dire, utilizzando l'appellativo del popolo che distrusse Cartagine e poi saccheggiò Roma.
Vicine sono anche le violenze che hanno avuto come centro la Libia di Gheddafi, ossia proprio quella terra, cristiana fino al V secolo, che un tempo formò l'impero di Cartagine. La Libia è oggi uno degli avamposti mediterranei dell'antioccidentalismo ed uno dei Paesi che si distinguono per la carica di odio verso il Cristianesimo.
Il vero problema tuttavia non è l'odio contro l'Occidente da parte dei suoi nemici, ma l'odio che l'Occidente ha verso se stesso e verso le proprie radici. La frase di Benedetto XVI secondo cui l'Occidente "non ama più se stesso" è profondamente vera. Ma la massima evangelica secondo cui bisogna amare il prossimo come noi stessi ci insegna che chi non ama se stesso non è capace di amare il proprio prossimo e si condanna all'isolamento e alla morte.
L'amore è unione e l'odio è separazione. Chi si separa dalla propria identità, si separa da se stesso, dal prossimo, e soprattutto si separa da quel Dio il cui nome, come ha ricordato Benedetto XVI nella sua prima enciclica, è "Carità".

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Conferenza n.8 del 16 febbraio 2006
Argomento: Cristianesimo

RIASSUNTO  Le persecuzioni contro i cristiani

PERSEGUITERANNO ANCHE VOI

Esperienze dalla Chiesa ridotta al silenzio 

Giovedì 16 febbraio 2006 è intervenuto il giornalista e scrittore Gianpaolo Barra, fondatore e direttore del mensile di apologetica "Il Timone". Per tre anni ha lavorato per l'associazione di diritto pontificio "Aiuto alla Chiesa che soffre" e proprio a partire da questa sua esperienza ci ha parlato della drammatica situazione in cui per molti anni sono vissuti i cristiani in alcuni paesi, soprattutto dell'est.
Del resto la persecuzione è una delle caratteristiche fondanti della Chiesa. Il professore ha ricordato una battuta di Papa Pio XII ad un seminarista a cui aveva chiesto le caratteristiche della vera Chiesa. Il timoroso seminarista aveva risposto: "una, santa, cattolica, apostolica" ma Papa Pacelli aggiunse "… e perseguitata". Da sempre infatti i cristiani, sulle orme della Passione di Cristo, hanno subìto repressioni, violenze e condanne a morte a causa della loro fede. Del resto Gesù lo aveva già profetizzato ai suoi discepoli: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20). Per rendercene conto non è necessario andare tanto indietro negli anni: infatti il secolo appena trascorso è stato sicuramente il più sanguinoso di tutti.
Una delle accuse che noi cattolici ci sentiamo rivolgere con più frequenza riguarda la storia dell'Inquisizione. Di errori in questo campo ne sono stati indubbiamente commessi dai cristiani e anche Papa Giovanni Paolo II ha chiesto pubblicamente perdono. Ma bisogna anche riflettere sui dati. Ad esempio, l'Inquisizione più terribile è stata quella spagnola. A parte il fatto che dipendeva direttamente dallo Stato, tra il 1550 e il 1800, in Spagna vennero emesse tremila sentenze di morte secondo il verdetto inquisitoriale. Ma il comunismo ateo ha fatto in soli settanta anni più di 250 milioni di vittime, con il solo scopo di estirpare dal cuore umano ogni sentimento religioso in modo da ricreare senza Dio un uomo completamente nuovo. Uno sforzo immane, che ha condotto questi poveri popoli ad una profonda miseria umana e materiale. Abbiamo quindi la conferma che chiunque vuol togliere di mezzo Dio è destinato già sulla terra a rovinare la vita non solo dei cristiani, ma di tutti gli uomini. Nella sola Cambogia, tra l'aprile del 1975 e il dicembre del 1978 hanno assunto il potere i Khmer rossi, dando inizio al genocidio che in meno di quattro anni ha causato tra uccisi, morti di fame o fuggiti all'estero, la scomparsa di circa due milioni di cambogiani su una popolazione di sette milioni. Ciononostante il regime comunista guidato da Pol Pot non è riuscito a raggiungere il proprio scopo: sopprimere tutti, lasciando in vita solo i bambini, gli unici che potevano essere educati per creare appunto l'uomo nuovo. Per superare queste spaventose cifre delle stragi comuniste c'è voluto l'aborto che ha causato in tutto il mondo ben un miliardo di vittime innocenti.
Un altro paese disastrato è stato l'Albania, dove fino al 1990 per legge era vietato credere in Dio. Chiunque fosse stato scoperto a pregare, anche solo in casa sua, sarebbe stato condannato a dieci anni di lavori forzati. La pena di morte per chi portava simboli religiosi o bibbie. Insomma in questi paesi, dove spesso regnava il comunismo, le prime ad essere negate erano le libertà più elementari, cui tutti noi siamo abituati e che spesso diamo per scontate; e con esse veniva negata la vita alla Chiesa Cattolica: milioni di religiosi, vescovi e fedeli erano condannati alla clandestinità spesso anche totale del loro culto.
Gianpaolo Barra ha raccontato alcune sue dirette esperienze con queste comunità. Nel 1983 andò a portare un messaggio al Primate della Cecoslovacchia. Il cardinale aveva ottantaquattro anni di cui sedici passati in prigione. Era stato definito una "quercia della fede" da Giovanni Paolo II. Il foglio se l'era dovuto cucire all'interno dei pantaloni perché, se glielo avessero trovato, le conseguenze sarebbero state gravissime: il destinatario sarebbe stato ucciso e a lui, che pur non rischiava la vita in quanto era di nazionalità italiana, avrebbero cercato di rompere gli organi interni colpendolo con dei sacchi di sabbia per non lasciare tracce sulla superficie del suo corpo. Una volta arrivato nella casa del cardinale, per parlare liberamente con lui, hanno dovuto conversare con una radio accesa interposta fra le loro bocche, affinché essa disturbasse le microspie che erano state messe all'interno della casa per controllare le conversazioni del cardinale. Quest'ultimo, seppur ultraottantenne, aveva deciso di dormire, ormai da anni, nel piccolo ripostiglio accanto alla camera da letto, unica stanza della casa senza microspie: avrebbe infatti potuto parlare nel sonno e rivelare così i nomi dei sacerdoti da lui ordinati in segreto, condannandoli, anche se involontariamente, a morte sicura.
Com'è ovvio, in simili condizioni di vita si ponevano molti problemi di fede: è giusto insegnare le preghiere ai bambini? Se loro le imparano e poi ingenuamente le ripetono a scuola, i genitori sono in pericolo di vita. Ed una persona che chiede di essere confessato è veramente un fedele o è una spia del governo?
Quello finora detto è solo una piccola parte di tutto ciò che il direttore del Timone ha esposto nella conferenza. Può però dare l'idea delle atrocità cui sono sottoposti i cristiani in diversi paesi del mondo. Ma anche se dobbiamo affrontare le persecuzioni ricordiamoci sempre di non farci prendere dallo sconforto e dalla disperazione, perché Dio ha promesso che alla fine dei tempi sarà Lui il vincitore e la testa del serpente sarà sicuramente schiacciata.
Infine Gianpaolo Barra si è chiesto come possiamo noi combattere quelle battaglie psicologiche che molto spesso ci troviamo ad affrontare anche nel nostro Paese e ci ha indicato tre strade. Prima di tutto dobbiamo vivere in grazia di Dio, attraverso la preghiera e i sacramenti. Secondariamente dobbiamo tenerci informati il più possibile di queste tragiche situazioni e soprattutto dobbiamo fare la fatica di studiare (leggere il Timone può essere un buon inizio) per evitare di credere alle bugie sulla storia della Chiesa che ci hanno raccontato a scuola e in televisione. Gianpaolo Barra ci ha fatto sorridere quando ci ha fatto notare che siamo informatissimi se un'attrice di Hollywood starnutisce e siamo estremamente superficiali sulle cose che veramente contano. Terza, ma non meno importante strada… non dobbiamo avere paura di agire!

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RISORGIMENTO DA RISCRIVERE di Angela Pellicciari

Conferenza n.7 del 19 gennaio 2006
Argomento: Storia

RIASSUNTO  Risorgimento da riscrivere

LIBERALI E MASSONI CONTRO LA CHIESA

I protagonisti sotto la lente di ingrandimento: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi, Mazzini, Pio IX e il popolo italiano

 

Il 19 gennaio 2006 e il 21 gennaio 2011 Angela Pellicciari ha tenuto a Staggia Senese due incontri sul tema dell'Unità d'Italia e del cosiddetto Risorgimento. In entrambe le occasioni la sala era gremita di persone che hanno ascoltato in silenzio con molta attenzione le tesi della professoressa che ha ribaltato la visione dolce che ci è stata insegnata sui libri di scuola e in televisione.
Sulla scorta dei documenti dell'epoca Angela Pellicciari, ha composto un quadro complessivo nel quale i soggetti principali sono il liberalismo antireligioso piemontese che da quella sparuta minoranza che era, è riuscita a violentare il sentimento religioso della maggioranza dei Piemontesi e degli Italiani; l'odio contro ogni istituzione cattolica e la persecuzione sistematica a cui sono stati sottoposti la Chiesa e i cattolici; l'arrivismo e l'ingordigia di potere di uomini politici che ancora oggi affollano le nostre piazze con le loro effigi di pietra.
Con il suo modo spumeggiante di trattare questi argomenti la professoressa avrebbe fatto appassionare anche persone non molto interessate ad argomenti storici.
L'argomento principale è stato che i governi liberali del Regno di Sardegna prima, e di quello d'Italia poi, violano sistematicamente tutti i più importanti articoli dello Statuto a cominciare dal primo, che definisce la religione cattolica "unica religione di Stato". Appena inizia l'era costituzionale scatta in Piemonte (poi in tutta l'Italia) la prima seria persecuzione anticattolica dopo Costantino: a cominciare dai gesuiti, tutti gli ordini religiosi della "religione di stato" vengono soppressi uno dopo l'altro e tutti i loro beni incamerati. Mentre 57.000 persone (tanti sono i membri degli ordini religiosi) vengono da un giorno all'altro private della proprie case (i conventi) e di tutto quanto possiedono, i beni che nei corso dei secoli la popolazione cattolica ha donato agli ordini religiosi vanno ad arricchire i liberali che sono l'1% della popolazione. Oltre due milioni e mezzo di ettari di terra, centinaia di splendidi edifici, archivi e biblioteche, oggetti di culto, quadri e statue, tutto scompare nel ventre molle di una classe dirigente che definisce se stessa liberatrice d'Italia dall'oscurantismo dei preti e dei sovrani assoluti.
Prima dell'approvazione della legge che incamera i beni della Chiesa, in Piemonte c'è un cattolico di tutto rispetto che combatte una dura battaglia contro la politica governativa. Si tratta di San Giovanni Bosco. Per dissuadere il re dalla firma della legge racconta a Vittorio Emanuele II i sogni che fa. Non si tratta di sogni rassicuranti: un valletto in uniforme rossa grida: "Annunzia: gran funerale in Corte!". Cinque giorni dopo il sogno si ripete con una variante significativa. Il valletto grida: "Annunzia: non gran funerale in Corte, ma grandi funerali in Corte!". Cavour vince le comprensibili perplessità del re, terrorizzato, facendo intervenire i preti favorevoli alla politica liberale. I teologi governativi tranquillizzano Vittorio Emanuele con queste considerazioni: "Maestà, non si spaventi di ciò che ha scritto don Bosco. Il tempo delle rivelazioni è passato".
Invece mentre la legge contro i conventi è in discussione al Parlamento la Corona sarda è colpita da lutti gravissimi. Il 12 gennaio muore a 54 anni la madre del re Maria Teresa; il 20 a 33 anni la regina Maria Adelaide; il 10 febbraio a 33 anni Ferdinando duca di Genova, fratello del re; il 17 maggio a 4 mesi Vittorio Emanuele, figlio del re. Don Bosco non si ferma qui. Subito prima della firma del provvedimento ricorda a Vittorio Emanuele: "La famiglia di chi ruba a Dio non giunge alla quarta generazione! Se il re segna quel decreto segnerà la fine dei reali di Savoia". In effetti, i Savoia re d'Italia non sono arrivati alla quarta generazione.
Nel nome della libertà i liberali conculcano sistematicamente la libertà dei cattolici (della quasi totalità della popolazione): vietano le donazioni alla chiesa, impediscono le processioni cattoliche (plaudono a quelle massoniche), negano la libertà di istruzione (la scuola deve essere docile strumento della propaganda liberale), per stampa "libera" intendono la sola stampa liberale (Cavour arriva a proibire la circolazione delle encicliche pontificie).
In nome della "nazione" italiana (che si pretende risorta alle glorie del passato imperiale romano) i liberali impongono una sudditanza economica e culturale alle potenze definite "civili": Inghilterra e Francia prima, Germania poi. Disprezzando la storia e la cultura dell'Italia cattolica (che regalano all'Italia il primato mondiale della bellezza), i liberali si ripropongono di "fare" gli italiani sul modello delle nazioni protestanti. Lo stato liberale che, in nome della libertà e della costituzione, impone la volontà dell'1% della popolazione ai restante 99 è un perfetto esempio di stato totalitario in cui spadroneggiano le società segrete legate ai potentati internazionali anticattolici.
Il cattolico Piemonte assiste costernato al montare della persecuzione anticattolica. Cavour va dicendo che la legge contro i conventi gode del pieno sostegno dell'opinione pubblica, ma in Senato il cattolico maresciallo Vittorio Della Torre lo smentisce platealmente: "Quando passate davanti a una chiesa stracolma di gente, cercate di entrarvi e chiedete che cosa si sta facendo; tutti quelli che interrogherete vi risponderanno che si sta pregando per il progetto di legge. Questo succede a Torino, ed è ancora più vistoso nelle province e soprattutto a Genova e in Savoia, ovunque l'opinione pubblica è contraria alla legge che discutiamo". Cavour può affermare che il provvedimento anticattolico del governo è pienamente condiviso dall'opinione pubblica perché ritiene che l'opinione dei cattolici non vada nemmeno presa in considerazione. Per sincerarsene basta leggere cosa risponde a Della Torre: "L'onorevole maresciallo ha detto che gran parte della popolazione era avversa a questa legge. Io in verità non mi sarei aspettato di vedere invocata dall'onorevole maresciallo l'opinione di persone, di masse, che non sono e non possono essere legalmente rappresentate". Quando Cavour sostiene che l'opinione pubblica è tutta col governo, Cavour ha ragione: l'1% della popolazione, di fede liberale, appoggia con convinzione i provvedimenti anticattolici. L'opinione del 99% della popolazione, di fede cattolica, non conta. Le masse devono limitarsi ad obbedire alle decisioni dei "governi illuminati". Quando si dice "opinione pubblica" ci si riferisce, per definizione, a quella dei liberali.
Il 9 ottobre 1860 non potendo invadere lo Stato pontificio dopo una normale dichiarazione di guerra (il Piemonte è, per definizione, obbligato al rispetto della "religione di stato"), nel proclama ai Popoli dell'Italia meridionale, Vittorio Emanuele così giustifica il proprio operato: "Ho fatto entrare i miei soldati nelle Marche e nell'Umbria disperdendo quell'accozzaglia di gente di ogni paese e di ogni lingua (…) Io ho proclamato l'Italia degli italiani, e non permetterò mai che l'Italia diventi il nido di sette cosmopolite che vi si raccolgano a tramare i disegni o della reazione, o della demagogia universale".
Secondo la migliore tradizione massonica, per "setta cosmopolita" il re intende la Chiesa Cattolica. I Savoia realizzano in Italia il sogno di tutti i protestanti e massoni (che non a caso sono suoi unici ed influenti alleati): la distruzione del potere temporale dei Papi nella convinzione che al crollo del potere temporale avrebbe inevitabilmente fatto seguito la fine del potere spirituale e, quindi, la scomparsa della Chiesa Cattolica.
Nulla di nuovo sotto il sole: il Risorgimento – che, non a caso, Papa Leone XIII definisce risorgimento del paganesimo – è una durissima forma di persecuzione anticattolica scatenata nel cuore stesso della cattolicità: Roma e l'Italia. Eppure un aspetto radicalmente nuovo il Risorgimento lo possiede: è l'unico caso in cui una guerra di religione contro la Chiesa è scatenata in nome della Chiesa e della sua libertà (i Savoia, monarchi costituzionali, non possono ufficialmente infrangere il primo articolo della costituzione). All'Italia spetta un non invidiabile primato di doppiezza: la realizzazione della propria unificazione nazionale contro la Chiesa cattolica, in nome della Chiesa Cattolica.
C'è davvero bisogno di questi incontri con Angela Pellicciari molto graditi dal pubblico presente in sala.

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Argomento: Ecologia

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I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti

Il 15 dicembre 2005, alla presenza di un'ottantina di persone, il professor Antonio Gaspari ha scientificamente confutato i principali errori dell'ideologia ambientalista.
Gli ambientalisti hanno annunciato e continuano a proporre scenari sempre più catastrofici: il telefonino brucia il cervello, la bistecca è pazza, la carne di pollo ha l'influenza, il mais è mutante, le onde elettromagnetiche ci faranno ammalare tutti, l'aria che respiriamo è un gas inquinante, il pesce contiene mercurio, la pioggia è acida ecc. Le affermazioni allarmanti sono ormai all'ordine del giorno. L'energia nucleare sarebbe stata l'apocalisse, ma le centrali nucleari sono ormai sicurissime e il nostro Paese vive con l'energia nucleare prodotta in Francia. La desertificazione starebbe avanzando inesorabilmente, ma negli ultimi 18 anni il deserto sta arretrando. La società moderna sarebbe troppo inquinata, ma la popolazione non è mai vissuta così a lungo. I verdi raccontano bugie con estrema serietà, le accompagnano con scenari catastrofici e drammatici per influenzare l'opinione pubblica e il potere politico. Oggi in Italia è diventato quasi impossibile costruire una qualsiasi infrastruttura senza avere comitati o gruppi di persone che scendono in piazza per impedirla. Dal ponte alla diga, dalla ferrovia all'inceneritore, dal parcheggio per auto al collegamento stradale, secondo i verdi, tutto deve essere impedito. L'accresciuta sensibilità nei confronti del creato è sicuramente un fenomeno che indica un maggiore livello di civiltà. Quello a cui assistiamo oggi, però, fa parte di una “babele dei diritti” in cui, per moda o peggio per ideologia, si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato è contrapposto alla difesa della vita umana. Proviamo allora a verificare se i “venditori di paure” hanno effettivamente ragione analizzando alcuni argomenti che costituiscono i cavalli di battaglia del catastrofismo ambientale.

DISPONIBILITA' DI MATERIE PRIME

Il famoso studio commissionato dal Club di Roma a Dennis e Donella Meadows, e pubblicato nel 1972 con il titolo “The limit to growth” (I limiti dello sviluppo), sosteneva che la crescita della popolazione, collegata ai consumi sempre crescenti, avrebbe esaurito le risorse del pianeta in pochi anni. A distanza di trent' anni possiamo costatare come queste previsioni risultino essere totalmente errate.

LA SCOMPARSA DELLE FORESTE

È stato detto che il processo d'urbanizzazione e d'industrializzazione cancella il verde a favore del cemento, ma le foreste nei paesi più sviluppati non sono mai state così floride. La superficie forestale è aumentata negli Stati Uniti e nell'Europa Occidentale per tutto il periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Non è, quindi, affatto vero che un'alta densità di popolazione e un avanzato sviluppo industriale siano in contrasto con la crescita della vegetazione. Al contrario, è il sottosviluppo la vera minaccia per le foreste.

LA CRESCITA DEMOGRAFICA

Per decenni è stato detto che la crescita della popolazione era più minacciosa di una bomba. Hanno previsto che saremmo stati 8 miliardi nel 2000. E hanno sbagliato di 2 miliardi. Al contrario di quanto sostengono i fautori della “bomba demografica”, il problema che si sta profilando all'orizzonte è quello dell'“inverno demografico”. Dall'inizio del 2000, infatti, più della metà della popolazione mondiale distribuita in 70 Paesi ha una percentuale di crescita demografica inferiore allo zero, con meno di 2,1 bimbi per donna. Il declino colpisce fortemente anche i Paesi in via di sviluppo, che sono passati da una media di cinque bambini per donna a meno di tre, nel giro degli ultimi cento anni. Secondo la variante più bassa delle Nazioni Unite, (quella che si è rivelata, finora, la più accurata), la popolazione mondiale raggiungerà, nel 2040, i 7 miliardi di persone dopodiché comincerà a declinare. Se non avviene un cambiamento di tendenza, nel 2050 le persone sopra ai 65 anni saranno il doppio dei giovani sotto ai 15 anni. Le conseguenze economiche dell'“inverno demografico” potrebbero essere disastrose con scuole chiuse, crisi del sistema pensionistico, crollo del commercio e rallentamento dell'innovazione tecnologica fino alla stasi. Circa l'impatto ambientale che le attività umane hanno sulla superficie terrestre, teniamo conto del fatto che l'umanità costituisce solo lo 0,01% delle forme di vita che popolano il pianeta. Il regno vegetale rappresenta, invece, ben il 97,3 per cento della materia vivente ospitata dalla Terra (lo ricordiamo a coloro che temono la scomparsa delle foreste!) mentre il regno animale è confinato nel rimanente 2,7 per cento. L'uomo è, quindi, quantitativamente trascurabile rispetto agli insetti e agli altri animali. Si calcola che per ogni uomo esistano sulla Terra 10.000 miliardi di amebe e un milione di miliardi di batteri.

LA PRODUZIONE ALIMENTARE

Hanno detto che non ci sarebbe stato più cibo per tutti, ma la produzione mondiale di cibo continua ad aumentare e cresce di più proprio in quei Paesi come Cina, India e Brasile che, secondo i verdi, avrebbero sofferto la fame. È certamente vero che la popolazione mondiale, dal 1900 ad oggi, è aumentata di circa QUATTRO volte ma, grazie alla scienza e alla tecnologia, nello stesso periodo di tempo la produzione di beni, misurata dal prodotto mondiale lordo, è aumentata molto più rapidamente, incrementandosi di DICIASSETTE volte. Non c’è dunque un problema di risorse, bensì di una equilibrata produzione e distribuzione del benessere. Ma questo è un problema che non dipende dalla crescita della popolazione, bensì dalla gestione politica del pianeta. È quindi evidente che la fame si vince costruendo infrastrutture e favorendo l’utilizzo dei moderni metodi di sviluppo agricolo e non finanziando inumani e costrittivi programmi di riduzione della popolazione.

IL RISCALDAMENTO GLOBALE

È stato detto che il riscaldamento del globo è causato dalle emissioni d’anidride carbonica prodotte dall’uomo, ma l’umanità produce solo il 4% del totale, e l’anidride carbonica rappresenta solo il 2% del totale dei gas serra. Tutta la teoria del riscaldamento globale, che genererebbe uno stravolgimento del clima, non è scientifica perché contraddetta dalla realtà. Non è, infatti, l’effetto serra a creare problemi perché, senza il benefico effetto dell’atmosfera che trattiene i raggi solari, il pianeta avrebbe una temperatura media di -18 gradi, al contrario dei +15 attuali. L’anidride carbonica inoltre è fondamentale per la vita e la crescita della flora. I sostenitori della teoria del riscaldamento globale guardano all’aumento della CO2 come al peggiore dei mali. Ma il CO2 non è un inquinante, anzi, è un gas vitale per la nostra sopravvivenza. Insieme alla luce ed all’acqua la CO2 è il terzo dei nutrienti fondamentali per le piante e per il processo di fotosintesi.

LA SCOMPARSA DELLE SPECIE VIVENTI

Hanno detto che le specie stanno scomparendo ma sono molte di più quelle che si scoprono ogni giorno. Inoltre sono molte quelle che, considerate estinte, sono state invece ritrovate. Da diversi studi fatti in Gran Bretagna emerge che la fauna e la flora stanno crescendo. Contrariamente agli allarmi lanciati da alcune associazioni ambientaliste, alcune fra le più amate delle oltre 400 specie che si pensavano a rischio d’estinzione conoscono oggi un vero e proprio "boom" demografico. Nonostante che, nell’immaginario collettivo, le città moderne siano camere a gas dove le persone muoiono soffocate, al contrario, gli animali, e gli uccelli in particolare, trovano invece che la città sia il luogo migliore dove vivere, tanto è vero che le nostre città si stanno popolando come mai prima d’ora e certe colonie d’uccelli non sono mai state così numerose come oggi nelle città.

CONCLUSIONI

L’ideologia verde ha diffuso soprattutto paure, mentre abbiamo bisogno oggi di speranza, di fiducia nelle capacità umane di compiere azione giuste e buone. L’esperienza e la moderna tecnologia avanzata ci dimostrano che, per trovare soluzione ai problemi ambientali, non deve essere fermato lo sviluppo bensì, al contrario, bisogna incrementare il progresso di tutte le attività economiche, scientifiche e civili, con l’obiettivo di incrementare la produzione, migliorare la qualità e la bellezza, riducendo i consumi e l’impatto ambientale. Un processo virtuoso che solo la specie umana è in grado di garantire, anche per la conservazione della flora e della fauna. Il tentativo della cultura ambientalista dominante è, in ultima analisi, di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra" (Gn 1,28).

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LA VERA FACCIA DELL'ONU di Assuntina Morresi

Conferenza n.5 del 24 novembre 2005
Argomento: Attualità

RIASSUNTO  La vera faccia dell'ONU

ONU: LA RICERCA DELLA RAZZA PURA

 

Il 24 novembre 2005 c’è stata un’interessante conferenza dal titolo "Il vero volto dell’Onu: il ritorno della ideologia eugenetica e dello sfruttamento della donna", tenuta dalla professoressa Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia.
La relatrice ha raccontato che nel 1968 per la prima volta in una assemblea dell’Onu compare un nuovo "diritto": la pianificazione familiare. Questo "diritto" va in parallelo con la questione dell’aborto e dei vari contraccettivi, ma vediamo quali sono le origini di questi tanto discussi diritti riproduttivi. In America, agli inizi del Novecento, Margaret Sanger accende una vera e propria lotta pubblica in nome della difesa della libertà della donna. Ma ciò che muove veramente Margaret è la corrente di pensiero, molto diffusa all’epoca, che va sotto il nome di "eugenetica" ovvero la possibilità di poter migliorare la specie umana vietando la procreazione a quelle persone ritenute imperfette. Nella pratica ciò si traduce nella diffusione della sterilizzazione e degli anticoncezionali in quel tempo proibiti in America. Ben presto trova molti finanziatori che si rendono conto del guadagno che poteva esserci dietro a tutto questo. Dopo Hitler, che fa dell’eugenetica il suo cavallo di battaglia, il sogno della razza pura sembra finito. E invece nel 1962 a Bombey, in India, la Sanger fonda la "Federazione Internazionale di Pianificazione Familiare" (IPPF), oggi una delle prime associazioni non governative che collabora con l’Onu, che comprende otto associazioni nazionali (il presidente di quella tedesca è un medico che durante il Terzo Reich sterilizzava ebrei e handicappati che avrebbero sciupato la razza pura!). Ma che cosa fa oggi l’Onu nel mondo a difesa dei diritti della donna? Promuove l'uso della sterilizzazione e dell'aborto come controllo della popolazione: ad esempio la Cina è stata riconosciuta come esempio mirabile per la sua politica sul controllo delle nascite: ogni donna può fare solo un figlio dopo di che è costretta a mettere la spirale e se qualcosa andasse storto l'aborto è obbligatorio. E che dire di quelle donne indiane che con lo tzunami hanno perso i propri figli e hanno scoperto di non poterne fare altri perché non erano state avvertite che la sterilizzazione era irreversibile?
In Africa l'UNICEF ha aperto cliniche per aiutare le donne ad abortire gratis: aiuta i bambini uccidendoli prima di nascere?
In Spagna l'IPPF ha aperto alcuni consultori per distribuire il lunedì mattina la pillola del giorno dopo a ragazzine a partire da 11 anni gratis e senza il consenso dei genitori. Però per una gita scolastica ci vuole il loro permesso!
Promuove la contraccezione: ad esempio nel 2001 in Albania sono stati regalati 65.000.000 di profilattici, una cifra esagerata che una popolazione di quattro milioni di persone non riuscirà mai a consumare…
Molto ci sarebbe da dire sulla pillola abortiva RU486 a partire dal danno sulla salute della donna (nove donne che l'hanno usata negli ultimi anni sono morte), poco evidenziato in televisione, al guadagno che sta dietro a tutto questo!
Nell'Onu la Santa Sede si è opposta a tutto questo combattendo contro queste politiche che invece di aiutare la donna la rendono ancora una volta la vera vittima. Unico alleato, tra i capi di stato, è Bush che appena eletto presidente ha tolto i finanziamenti all'IPPF per evitare di collaborare alla diffusione dell'aborto nel mondo.
Non bisogna mai dimenticare che tutte le volte che l'uomo ha la presunzione di poter plasmare i diritti naturali a suo conto e ritiene antimoderni gli insegnamenti di Dio, là c'è la propria disfatta. E l'esempio più lampante è proprio la nostra Europa che, rinnegando le sue radici cristiane, sta precipitando in un caos e una follia totale!

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CHIESA: NESSUNO SCHELETRO NELL'ARMADIO di Rino Cammilleri

Conferenza n.4 del 3 novembre 2005
Argomento: Storia

RIASSUNTO  Chiesa: nessuno scheletro nell'armadio

CAMMILLERI: NESSUNO SCHELETRO NELL'ARMADIO DELLA CHIESA

C'era grande attesa per l'incontro sugli scheletri nell'armadio della Chiesa. A dare ampie garanzie che la serata potesse essere davvero interessante era soprattutto l'ospite: Rino Cammilleri, scrittore e storico di fama nazionale, che non ha tradito queste aspettative. In un periodo in cui il successo di qualsiasi evento viene misurato unicamente (purtroppo!) in base ai dati dell'auditel, non può passare inosservato il fatto che la sala, giovedì 3 Novembre 2005, fosse stracolma di gente: quasi duecento persone, soprattutto giovani.
Tutti abbiamo avuto la fortuna di apprezzare le qualità dello scrittore Cammilleri: in tema con la serata va ricordato “Fregàti dalla scuola”, piccola guida che ci aiuta ad aprire gli occhi sulle troppe bugie raccontateci sistematicamente, a proposito della storia, nel corso della nostra carriera di studenti. Va poi ricordato che uno degli articoli più letti del Timone è quello della rubrica “Il kattolico”, che Cammilleri cura ottimamente. Quindi per tutti la gioia di poter ascoltare lo scrittore siciliano è stata davvero grande.
L'autore ha saputo offrire una panoramica veloce, ma al tempo stesso approfondita, su importanti eventi storici, con una dovizia di particolari e una padronanza degli argomenti davvero sbalorditive! Il suo modo così semplice e divertente di esporre i fatti ha favorito la possibilità di riflettere sull'esistenza di una diversa chiave di lettura della storia, rispetto a quella che invece è comunemente divulgata nei libri, nei dibattiti e nelle trasmissioni televisive.
Purtroppo in quest'occasione il tempo ha consentito di trattare in modo importante solo due fra gli argomenti “caldi” e “scomodi”, che molti usano per screditare la Chiesa: le Crociate e l'Inquisizione.
Il pubblico, al termine della conferenza, è intervenuto con domande interessanti anche su altri avvenimenti, nel giudizio storico dei quali la Chiesa è sempre stata coinvolta più o meno direttamente. Sulla scia dello stimolo che Cammilleri ci ha saputo trasmettere, dobbiamo capire che è compito di ciascuno approfondire la ricerca della verità storica: non possiamo lasciare che l'avvenire ponga le proprie fondamenta su un passato inventato, strumentalizzato e privo di verità.

APPROFONDIMENTO  Le crociate: pellegrinaggi armati

Per quanto riguarda le Crociate si trattò di un pellegrinaggio armato, nient'altro.
Le Crociate furono otto, di cui solo due vittoriose. Gli scontri si svolsero in Terrasanta e i periodi bellici durarono in tutto pochi decenni su diversi secoli. La maggior parte dell'Islam quasi non se ne accorse.
Papa Urbano II, a Clermont nel 1096, le "lanciò" quasi per sbaglio. In sostanza egli disse agli irrequieti signori feudali: perché anziché battervi tra voi non andate a proteggere i pellegrini cristiani? Fino a quel momento i Luoghi Santi erano stati custoditi dai Bizantini, eredi anch'essi dell'Impero Romano, ma erano stati sconfitti e cacciati.
Insomma, meravigliando lui per primo, l'appello del Papa provocò una valanga. Ma le Crociate fallirono per le beghe interne dei principi cristiani e per il sabotaggio di Venezia, interessata solo ai suoi traffici. Ma anche per motivi pratici. Chi ha letto Robin Hood sa che Riccardo Cuor di Leone, assente per la Crociata, si vide soffiare il trono da suo fratello Giovanni Senza Terra (che adesso ebbe la terra).
L'episodio serve a far capire che nessuno aveva un reale interesse a partire per le Crociate.
L'interpretazione (stantìa) marxista parla di "motivi economici". Ma i motivi economici, semmai, consigliavano di restare a casa. Invece un viaggio di anni, irto di pericoli, per andare a combattere vestiti di ferro nel deserto a cinquanta gradi all'ombra, con la concreta prospettiva di non tornare vivi. O di tornare e trovare un disastro a casa. C'erano sì gli avventurieri, nelle Crociate, quelli senza nulla da perdere. Ma i più andarono realmente per sciogliere il voto religioso. Federico Barbarossa ci morì annegato, san Luigi IX di Francia ci morì di peste, Riccardo d'Inghilterra si ritrovò col trono usurpato. Ci furono ombre, come in tutte le cose umane, ma anche luci.
I problemi sorsero perché i crociati (tra cui molte donne-crociato), sciolto il proprio voto, se ne tornavano a casa. Ma è inutile conquistare qualcosa se poi non la si tiene. Cominciarono i Templari. Alcuni cavalieri francesi decisero di farsi monaci e restare là. Però armati, per difendere i pellegrini.
Questi monaci-cavalieri applicarono alla perfezione le norme della Chiesa sulla "guerra giusta". Già da tempo, infatti, la Chiesa aveva cercato di porre un freno alla guerra: era ineliminabile, ma almeno la si poteva dotare di regole, rendere cioè "cavalleresca".
Poco a poco, e sotto pena di scomunica, cominciarono le "tregue di Dio", le "paci di Dio", il divieto di combattere nei periodi di ricorrenze religiose, la distinzione tra combattenti e civili, il diritto di asilo, il trattamento dei prigionieri, eccetera. Tutto ciò costituirà la base del diritto internazionale odierno e il suo corollario di "diritto bellico" (è il motivo per cui si possono perseguire penalmente i "criminali di guerra").

APPROFONDIMENTO  L'inquisizione medievale

È più corretto parlare di Inquisizioni, al plurale, perché questa istituzione ecclesiastica fu molto diversificata, a seconda dei tempi e dei luoghi. Così abbiamo l'Inquisizione medievale, quella spagnola, quella Romana (Sant'Uffizio), quelle laiche e quelle protestanti.
La prima nacque di fronte a un problema preciso: l'eresia catara. In verità i catari, o neo-manichei, professavano non tanto un'eresia, quanto una vera e propria religione alternativa, tremenda e distruttiva. Già per i manichei a suo tempo Diocleziano aveva decretato il rogo. Infatti essi sostenevano che ci sono due divinità, una buona e una cattiva. È quella malvagia ad aver creato il mondo; dunque il mondo merita di scomparire e ogni cosa che può perpetuarlo è riprovevole. Dall'Oriente balcanico il neo-manichesimo si diffuse in Europa, con epicentri soprattutto nel meridione della Francia e nell'Italia settentrionale. Gli adepti chiamavano se stessi catari (dal greco, lingua dell'Oriente bizantino: vuol dire "puro") e predicavano il divieto di procreare.

Erano conosciuti anche come bogomili, patarini e con un'infinità di altri nomi. I "perfetti" si distaccavano completamente da tutto, raggiungendo uno stadio semi-vegetale.
Avevano un unico sacramento, il consolamentum, che poteva essere amministrato solo una volta nella vita. Per questo praticavano l'endura, cioè il suicidio assistito dopo la somministrazione del consolamentum. Gli adepti non "perfetti" potevano praticare qualsiasi attività sessuale purché non feconda.
Era loro vietato prestare giuramento alle autorità; di fatto potevano mentire e commettere qualsiasi infrazione, perché il mondo meritava di finire al più presto.
Non mangiavano carne, uova e latticini e la loro apparente austerità di vita ammaliava soprattutto quello che oggi definiremmo sottoproletariato urbano, ignorante e sensibile ai millenarismi sovvertitori.
Immediatamente le autorità civili del tempo si resero conto di trovarsi di fronte a un gravissimo pericolo di sovversione: il mondo medievale era fondato sulla parola data (l'omaggio feudale) nonché sulla filosofia cristiana; dunque gli eretici erano pericolosissimi destabilizzatori.
Non solo. Il suicidio e il divieto di procreare condannavano l'umanità all'estinzione. Durissima fu la reazione governativa, e dappertutto cominciarono ad accendersi roghi di Catari: la stessa pena prevista dal diritto romano per "lesa maestà" (nome antico della sovversione).
Purtroppo nei linciaggi a furor di popolo e negli interventi repressivi indiscriminati ci andava di mezzo anche chi aveva aderito al Catarismo per ignoranza o (nei luoghi dove gli eretici erano maggioranza) paura.
In ogni caso, per stabilire con esattezza chi fosse davvero cataro e chi no, occorreva un esame sulla dottrina religiosa. La Chiesa, dunque, intervenne per sottrarre questa materia al potere civile: solo i teologi potevano procedere a un esame del genere.
La cosa venne inizialmente affidata ai vescovi, ma fallì.
I vescovi, infatti, avevano troppe compromissioni in loco, a volte anche parenti coinvolti nell'eresia. E non di rado soccombevano nelle pubbliche dispute che organizzavano con i catari. Infatti la preparazione dottrinale del clero, all'epoca, lasciava molto a desiderare (da qui i tentativi di riforma ecclesiastica, prima fra tutte quella gregoriana); invece (come ben sanno quelli che, oggi, provano a discutere con i Testimoni di Geova) i catari erano molto agguerriti e scaltriti nel dibattito.
Così la Chiesa pensò di affidare il compito di contrastare l'eresia a teologi cistercensi, inviati direttamente da Roma. Ma questi delegati papali spesso finivano trucidati dagli eretici e dai signori ghibellini che li sostenevano per loro motivi politici. Fu l'assassinio dei legati pontifici (mandante il conte di Tolosa, Raimondo VII) a scatenare la cosiddetta crociata contro gli Albigesi. La famosa frase "Uccideteli tutti, Dio distinguerà i suoi"; è una fandonia storica. Non fu mai pronunciata. Allora il Papa decise di affidare questo compito ai nuovissimi ordini mendicanti, Francescani e Domenicani. Specialmente i Domenicani, cui la regola imponeva lo studio e l'attività di predicazione. I frati erano molto amati dalla gente e potevano contrapporre ai catari altrettanta austerità e sprezzo della vita.
L'Inquisizione non fu un vero e proprio tribunale bensì un comitato di esperti che stabiliva chi fosse eretico e chi no. Non solo. Riammetteva nel seno della Cristianità coloro che, attratti all'eresia da ignoranza, paura o momentaneo fascino, si pentivano. Per gli ostinati la Chiesa non poteva fare più niente, e doveva lasciare che la giustizia civile seguisse il suo corso.
Insomma l'Inquisizione salvò molta più gente di quanta ne abbia "abbandonata al braccio secolare".
Paradossalmente è proprio l'Inquisizione a inventare il processo moderno. I tribunali laici medievali, infatti, funzionavano col sistema "accusatorio": il giudice poteva intervenire solo su istanza di parte e giudicava sulle prove fornite dalle parti. Anche l'omicidio. Se i parenti dell'ucciso perdonavano l'assassino questo veniva liberato.
Invece la Chiesa usò il procedimento "inquisitorio": il giudice, di sua iniziativa ("d'ufficio") indaga, cerca le prove, incastra il colpevole (quel che fa oggi il magistrato "inquirente").
L'Inquisizione inventa il verbale redatto da un cancelliere, il "corpo del reato", la giuria popolare, gli sconti e la remissione di pena per buona condotta, le licenze per malattia, gli arresti domiciliari, l'avviso di garanzia.
Essa condannò un numero di persone di gran lunga inferiore a quel che certi romanzi "gotici" ci hanno tramandato. E salvò la civiltà europea da un gravissimo pericolo.
Proprio perché l'Inquisizione inventa il processo scritto e verbalizzato gli storici sanno tutto su questa istituzione, i cui documenti sono tutti conservati e a disposizione degli studiosi. Processi quali quelli mostrati ne il nome della rosa sono puramente inventati.
Anche la tortura inquisitoriale è una sciocchezza tramandata da disegni e incisioni di fantasia, diffusi dalla propaganda antipapista protestante dopo l'invenzione della stampa.
La tortura, come mezzo per far confessare, era usata da sempre da tutti i tribunali (il carcere come pena comincia con la Rivoluzione francese; prima c'erano solo pene fisiche e pecuniarie). Il primo ad abolirla fu Luigi XVI, poco prima della Rivoluzione francese.
L'unica tortura a cui facevano ricorso i tribunali inquisitoriali (ma solo in presenza di gravissimi indizi) era la corda: l'imputato veniva sospeso per le braccia e lasciato cadere sul pavimento, due o tre volte. Se non confessava, veniva liberato. Se confessava sotto tortura la sua confessione doveva essere da lui confermata dopo, senza tortura, altrimenti non era valida. Gli inquisitori la impiegarono pochissimo perché non se ne fidavano: sapevano che c'è chi sotto tortura confesserebbe anche quel che non ha commesso. La tortura comunque era applicata sempre sotto stretto controllo medico e mai a vecchi e minori. Se qualche inquisitore era troppo duro immediatamente si levavano alte le proteste e il Papa preferiva sostituirlo. Roberto il Bulgaro, un ex cataro poi divenuto inquisitore generale in Francia, finì sotto processo e venne relegato a vita in un monastero.
Se in qualche manuale scolastico si leggono espressioni come "carcere perpetuo"; o "carcere perpetuo irremissibile", nel latino inquisitoriale ciò significava gli arresti, generalmente domiciliari, dai tre agli otto anni. E "arresti domiciliari" voleva dire, in pratica, divieto di uscire dalla città senza permesso. Si tenga sempre presente che la Chiesa aveva tutto l'interesse, anche propagandistico, a riconciliare l'eretico pentito e confesso.

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Conferenza n.3 del 19 maggio 2005Argomento: AttualitàI CULTI DISTRUTTIVI E LA MANIPOLAZIONE MENTALE   Giovedì 19 maggio 2005 è stato affrontato il tema dei culti distruttivi e la manipolazione mentale. Patrizia Santovecchi, uno dei massimi esperti a livello...

CHIESA: NESSUNO SCHELETRO NELL'ARMADIO di Rino Cammilleri

Conferenza n.4 del 3 novembre 2005Argomento: StoriaCAMMILLERI: NESSUNO SCHELETRO NELL'ARMADIO DELLA CHIESA C'era grande attesa per l'incontro sugli scheletri nell'armadio della Chiesa. A dare ampie garanzie che la serata potesse essere davvero interessante era...

LA VERA FACCIA DELL'ONU di Assuntina Morresi

Conferenza n.5 del 24 novembre 2005Argomento: AttualitàONU: LA RICERCA DELLA RAZZA PURA   Il 24 novembre 2005 c’è stata un’interessante conferenza dal titolo "Il vero volto dell’Onu: il ritorno della ideologia eugenetica e dello sfruttamento della donna", tenuta...

LA CATASTROFE AMBIENTALE CHE NON C'E' di Antonio Gaspari

Conferenza n.6 del 15 dicembre 2005Argomento: EcologiaLE BUGIE DEGLI AMBIENTALISTI I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti Il 15 dicembre 2005, alla presenza di un'ottantina di persone, il professor Antonio Gaspari ha scientificamente confutato i principali errori...

RISORGIMENTO DA RISCRIVERE di Angela Pellicciari

Conferenza n.7 del 19 gennaio 2006Argomento: StoriaLIBERALI E MASSONI CONTRO LA CHIESA I protagonisti sotto la lente di ingrandimento: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi, Mazzini, Pio IX e il popolo italiano   Il 19 gennaio 2006 e il 21 gennaio 2011 Angela...

LE PERSECUZIONI CONTRO I CRISTIANI di Gianpaolo Barra

Conferenza n.8 del 16 febbraio 2006Argomento: CristianesimoPERSEGUITERANNO ANCHE VOI Esperienze dalla Chiesa ridotta al silenzio  Giovedì 16 febbraio 2006 è intervenuto il giornalista e scrittore Gianpaolo Barra, fondatore e direttore del mensile di apologetica "Il...

LE RADICI CRISTIANE DELL'ITALIA E DELL'EUROPA di Roberto De Mattei

Conferenza n.10 del 20 aprile 2006Argomento: Cristianesimo LA CRISI DELL'OCCIDENTE CRISTIANO Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida; minato dall'interno da una crisi morale e spirituale, non trova il...