Conferenza n.60 del 4 agosto 2013
Argomento: Matrimonio
ARTICOLO Cosa serve per costruire una famiglia salda?
COSA SERVE PER COSTRUIRE UNA FAMIGLIA SALDA?
Caro amico ateo, ti ricordi a quanti matrimoni si era invitati in questo periodo dell'anno fino a qualche tempo fa? Maggio e giugno erano i mesi delle spose. Ma adesso non è più così. I giovani si sposano sempre meno, molti decidono di convivere e ancor di più preferiscono starsene per conto proprio o in casa con i genitori.
Si dice che tutto questo dipenda dall'incertezza economica, ma ne siamo proprio sicuri? Anche tu pensi veramente che basterebbe un tesoretto da mille o duemila euro l'anno per convincere gli italiani a fare più figli, a essere più famiglia? Perché pare questo il succo del dibattito di questi anni e, secondo gli esperti, la famiglia se la vedrebbe male, nell'ordine, a causa della crisi degli alloggi, dei tassi sui mutui, dei contratti di lavoro a termine, della tassazione elevata, del costo degli asili nido, del costo dei libri scolastici, del costo dei pannolini, dell'esosità delle badanti e via discorrendo.
Ci piacerebbe sapere quanti giovani, potendo contare su un tesoretto che mettesse rimedio a questa debacle economica, deciderebbero di sposarsi, di mettere al mondo dei figli e di rimanere insieme per tutta la vita. Come ben sai, noi non siamo dei pauperisti che non tengono nel giusto conto le questioni economiche. Abbiamo famiglia, abbiamo moglie e figli e sappiamo bene che cosa significhi anche sul piano delle finanze. Ma sappiamo che metter su famiglia richiede anche altro: ben altro.
Purtroppo, l'idea che basta un poco di soldi e la voglia di famiglia riprenderà quota è diventata merce comune anche tra molti cattolici secondo i quali deve pensare a tutto lo Stato. Ben vengano gli aiuti alle famiglie, specialmente quelle giovani, ben vengano le politiche sociali che sostengono il legittimo matrimonio tra un uomo e una donna che intendono avere figli. Ma, lo chiediamo anche a te caro amico, la famiglia ha veramente bisogno innanzitutto di soldi dello Stato? Non sarà che in questa società opulenta non ci si sposa più, non si fanno più figli e non si sta più insieme per sempre perché non si crede più in niente? Non sarà che la famiglia ha bisogno di valori in cui credere per riuscire a guardare avanti con generosità? Non sarà che si è troppo concentrati sul proprio ombelico per guardare negli occhi il prossimo e per ricordarsi di Dio?
I nostri nonni avevano magari dieci o quindici figli, ma non li avevano messi al mondo con il miraggio del tesoretto procuratogli dallo Stato. Li avevano messi al mondo per la certezza della loro fede. E se qualcuno moriva, come capitava con una certa frequenza, erano convinti di avere un angioletto in più in Paradiso. Erano dei buoni cattolici e, quindi, dei buoni cittadini che si prendevano sulle spalle la loro quota di responsabilità sociale. Altro che sicurezza sul tasso di sconto e mutuo agevolato.
Nessuno vuole mettere in discussione che servono anche aiuti economici, soprattutto a beneficio di quelle molte famiglie che ogni giorno che Dio manda in terra lavorano per il bene comune, e quindi per lo Stato. Ma come si può pensare che i soldi siano la soluzione di ogni problema? Guardiamo nelle nostre case e osserviamo con attenzione i nostri figli, che a quarant'anni suonati si chiamano ancora ragazzi. Siamo sinceri: quanti di loro, pur avendo il minimo indispensabile per mettere su famiglia, preferiscono restare nella cuccia calda con mami e papi? Tanti, troppi. Essere dei buoni cittadini, e magari dei buoni cattolici, significa anche rischiare, scommettere la vita su un impegno grande. Oggi, se non c'è l'appartamento arredato, se non avanzano soldi per la vacanza esotica, due ragazzi di quarant'anni mica si possono sposare. Sono costretti, poverini, a convivere.
Brutto discorso, lo ammettiamo, nel quale si dovrebbe parlare di sacrificio, impegno, generosità, altruismo, fede. Tutta roba sorpassata. Eppure funzionava, e non solo per i cattolici. Anche fior di anticlericali incarnavano quei valori. Ci fosse ancora la grandezza, la statura umana e morale di certi mangiapreti in questa Repubblica fondata sull'happy hour.
Ma non ci sono più grandi mangiapreti forse perché si sono fatti merce rara i grandi preti. Certo, non bisogna generalizzare, ma quel clero che formava cittadini seri formando cattolici seri ha subito una crisi drammatica negli ultimi quarant'anni. Per fortuna, ce ne sono ancora di capaci di rimettere con i piedi per terra e la testa in Cielo un uomo che quarant'anni di religione ridotta a sociologia protomarxista aveva capovolto. Andate nelle chiese di questi sacerdoti: le troverete piene di genitori con tanti bambini piccoli. Ci sarà un motivo.
E, invece, un sacco di cattolici si riduce a fare i conti sulle briciole del tesoretto buttato sotto il tavolo dal governo di turno. Chiedono più intervento dello Stato e non sanno che se c'è una realtà dalla quale lo Stato deve rimanere fuori è proprio la famiglia. In Svezia, proprio applicando questa teoria, in quarant'anni è stata distrutta la famiglia. L'85% delle donne ha potuto andare a lavorare invece che fare la casalinga. Peccato che ora l'83% delle donne vorrebbe stare a casa con i propri figli, ma non può più farlo. E, oltretutto, troverebbe la casa vuota.
Caro amico ateo, che cosa dici di unirti alla nostra richiesta di essere lasciati in pace da uno Stato che scambia il benessere della famiglia con la crescita del PIL? Che ci lascino continuare a credere in qualche cosa di grande. La cosa migliore che uno Stato può fare per le famiglie è quella di non fare danni. Ci lascino educare i nostri figli in santa pace. Non spendano soldi per insegnare ai nostri ragazzi che le droghe leggere non fanno male, che gay è bello, che cambiare ragazza ogni sera va benone, purché si prendano le dovute precauzioni. Ecco, con questo gli abbiamo pure dato qualche idea per risparmiare un po' di danaro dei contribuenti. Altro che tesoretto.
Fonte: BastaBugie.it
ARTICOLO Fare tanti figli? Sì, grazie!
FARE TANTI FIGLI? SI, GRAZIE!
Le idee malthusiane antinataliste del Corriere della Sera confutate da Giovannino Guareschi, autore di don Camillo
"Crescete et moltiplicorum!". Nel buio della notte padana, la luce della torcia elettrica di don Camillo scopre che oltre la rete del pollaio mani ignote hanno lasciato un cartello per farsi beffe di lui. I "polli della vittoria", allevati con tanta cura in vista della sconfitta elettorale di Peppone, sono spariti, e i ladri hanno lasciato soltanto due esemplari, e quel cartello in segno di scherno. L'episodio – che appare nel film Don Camillo e l'onorevole Peppone – ci offre il destro per introdurre quel biblico "crescite et multiplicamini" che fu al centro della profetica battaglia combattuta da Guareschi contro le teorie maltusiane.
Teorie elaborate sul finire del '700 dal pastore anglicano Thomas Robert Malthus, che esortava le coppie di sposi all'astinenza per evitare di far crescere la popolazione oltre misura. Oggi i "malthusiani" sono diventati una presenza inquietante nei governi, nelle organizzazioni internazionali, nei giornali. Sono potenti, nonostante le loro previsioni siano state clamorosamente smentite dai fatti. All'orizzonte si profila semmai il dramma del crollo di nascite nei paesi ricchi.
Già sessant'anni fa, nel 1952, il Corriere della Sera manifestava le prime aperture di credito alla cultura malthusiana. Tanto da pubblicare un pezzo intitolato "L'eccesso di popolazione non può sfogarsi all'estero", nel quale si avvertono gli italiani che su di loro incombe il flagello della sovrappopolazione e la conseguente miseria generale. Sennonché un lettore di Candido, Franco Spotorno, scrive a Guareschi: "Le famiglie numerose sono in gran parte l'indice di coscienza religiosa, di senso del dovere, di rispetto delle leggi di Dio e della natura, di coraggio, di fiducia in se stessi, di spirito di sacrificio, di amore alla famiglia e al lavoro, di quel complesso, cioè, di igiene morale spesso ignota nei talami sterili, dove calcoli complicati, elucubrazioni, igiene matrimoniale e una buona dose di egoismo preparano solitari crepuscoli consolati dal cagnolino. Io sono il sesto figlio di una serie di otto; e proprio non me la sento di pensare ai miei genitori come a degli incoscienti analfabeti."
Alla lettera, pubblicata sul Candido del 9 settembre 1952, Guareschi risponde così: "Non accettiamo di polemizzare né di discutere sull'opportunità o meno della limitazione delle nascite non per spirito di intolleranza, ma con lo stesso spirito col quale ci rifiutiamo di discutere sulla esistenza di Dio. Per noi Dio esiste. Con lo stesso spirito noi rispondiamo, a chi ci interpella in proposito, che il problema dell'eccesso di nascite non esiste. La regola è questa: Crescite et multiplicamini. In quanto poi a coloro che negano l'esistenza di Dio, e, quindi, delle Leggi divine, a coloro cioè che sono ancorati alla terra dal più rigoroso materialismo, noi rispondiamo che parlare di 'necessità di controllare e limitare le nascite' è, prima ancora che una bestemmia contro Dio, una bestemmia contro la natura.
Quando noi pensiamo che il mare, l'immenso e sconfinato mare, prima che un uomo pensasse a dar la caccia ai pesci, è rimasto per esempio alcuni miliardi di anni (centinaia di miliardi, miliardi di miliardi, chi lo sa?) in completo e incontrollato potere dei pesci, e quando pensiamo che, pur essendo dotati d'una prolificità eccezionale, i pesci non sono mai riusciti a sovrappopolare il mare, ci vien da sorridere davanti alle preoccupazioni del Corriere della Sera e di chi la pensa come quelli del Corriere della Sera. Il problema della superpopolazione non esiste: regole inflessibili, matematiche, esistono, invece, sulle quali si basa il funzionamento di tutte le cose dell'universo. Il Padreterno, prima di creare l'universo, non ha aspettato di leggere il Corriere della Sera. Aveva già delle idee sue".
Mario Palmaro
Fonte: BastaBugie n.296
ARTICOLO DI MARIO PALMARO (clicca qui sotto per leggerlo)
Sesso prima del matrimonio? Un no che prepara un grande sì
La Chiesa si ostina a proporla, molti giovani non la capiscono, ma è ancora possibile spiegare le ragioni ed i vantaggi della castità prematrimoniale (anche a chi non crede)?
TESTIMONIANZA Ritiro per famiglie
RITIRO PER FAMIGLIE
Come impostare il matrimonio ed educare i figli secondo il progetto di Dio
La parola "ritiro" nel corso degli anni è stata utilizzata ampiamente da ambienti e attività che poco hanno a che fare con la dimensione spirituale nella quale è nata. Tuttavia, anche se considerassimo l'utilizzo che di questo termine si fa, ad esempio, nel mondo dello sport, non andremmo poi tanto ad allontanarci dalle finalità che nel campo delle cose dello spirito siamo abituati a dargli. Il ritiro infatti, sia per il corpo che per lo spirito, è un periodo in cui ci vogliamo staccare dal nostro ambiente abituale, dalle nostre attività consuetudinarie, dalle nostre preoccupazioni e spesso dallo stress (anche qui, sia fisico che spirituale), per concederci una pausa e un nutrimento, un "esercizio" che serva da un lato a dedicarci alle cose veramente importanti e dall'altro a darci la carica per affrontare il "campionato" della vita di tutti i giorni con una marcia in più e con una forza interiore maggiorata.
E' quello che io e Marta abbiamo cercato e trovato nel ritiro organizzato dal 2 al 4 agosto 2013 nell'ex seminario di San Francesco a Colle Val d'Elsa e predicato da don Stefano Bimbi. Un ritiro che anzitutto ci ha fatto capire come ormai il concetto di "comunità" si stia estendendo al di là delle appartenenze territoriali e si basi invece spesso sull'affinità spirituale e culturale. Infatti, una delle prime cose che ci ha sorpreso arrivati al convento, è stato scoprire che le famiglie presenti provenivano da diverse parrocchie della nostra diocesi e molte addirittura da tutta Italia. In totale, tra adulti, bambini e baby sitter c'erano una settantina di persone, variamente assortite.
La seconda piacevole sorpresa è stata quella di trovare, a fianco del predicatore "ufficiale", la presenza di Mario Palmaro, giurista e giornalista, conduttore della trasmissione "Incontri con la bioetica" su Radio Maria, e ormai piuttosto noto anche a Siena e dintorni per essere stato più volte ospite del Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese a parlare di bioetica e che ha condiviso con don Stefano la "cattedra" da cui ha dispensato abbondante e ottimo materiale per riflessioni e spunti di vita.
Infine, altra piacevolezza, è stata quella di trovare molte coppie giovani già con 2, 3 figli e comunque aperte alla vita con vero spirito evangelico e fede nella Provvidenza, una rarità ormai purtroppo, anche nei nostri ambienti cattolici.
Tutti questi ingredienti sono alla base di un ritiro veramente ben riuscito che ha visto le predicazioni di don Stefano (la prima sulla nuova Enciclica "Lumen Fidei", la seconda sulla parabola della zizzania e la terza sulla "questione del ripudio" e quindi su sessualità e celibato) alternarsi alle riflessioni di Mario Palmaro (la prima sulla famiglia e la seconda sull'educazione dei figli) con una sintonia di toni e contenuti non comune. Il tutto inframmezzato da momenti di preghiera culminanti con la Messa quotidiana. Non sono mancati momenti di verifica e piacevoli intermezzi di convivialità e gioco.
I contenuti del ritiro ci hanno veramente rinfrancato e ricaricato anche perché grazie ai due predicatori abbiamo potuto apprezzare la ricchezza delle Sacre Scritture e del Magistero della Chiesa Cattolica in maniera diretta e chiara.
Questo ritiro era organizzato principalmente per le famiglie con figli (anche piccoli, grazie al servizio baby sitter), ma don Stefano organizza anche i classici esercizi spirituali al monastero di Rosano dal venerdì alla domenica con diversi turni da ottobre a dicembre. Per informazioni, clicca qui!
COMUNICATO In ricordo di Mario Palmaro
Il 9 marzo 2014 l'amico Mario Palmaro si è addormentato in attesa della risurrezione. Ci stringiamo in preghiera accanto alla moglie Anna Maria e ai figli: Giacomo, Giuseppe, Giovanna e Benedetto. Una delegazione degli "Amici del Timone" di Staggia Senese è stata presente al funerale a Monza.
Mario Palmaro ha fatto ben otto conferenze nel nostro centro culturale. Per questo e per l'amicizia che ci ha sempre dimostrato gli saremo eternamente grati.
Gli siamo grati anche per la telefonata che ha voluto fare a don Stefano dieci giorni prima di morire. Lo reputiamo un grande, ultimo, gesto di amicizia.
RIFLESSIONI DI MARIO PALMARO SULLA SUA MALATTIA
"La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai.
Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il Crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.
D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età.
Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello".
Mario Palmaro
27 ottobre 2013
NOI CONTINUEREMO LA BATTAGLIA
Sì, caro Mario, noi raccogliamo le tue aspirazioni e continueremo le tue battaglie in modo da poter dire con San Paolo: "Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede" (2 Tm 4,7).
CONFERENZE CON LO STESSO RELATORE
ARTICOLI DI MARIO PALMARO, PRESTIGIOSA FIRMA DEL TIMONE
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