Conferenza n.25 del 11 aprile 2008
Argomento: Aborto

RIASSUNTO  1978-2008: trent'anni di aborto

5 MILIONI DI MORTI INNOCENTI

Facciamo chiarezza: la legge 194 è intrinsecamente ingiusta

 

Venerdì 11 aprile 2008 il Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese ha ospitato per la terza volta il professor Mario Palmaro, docente di Filosofia del Diritto presso l'Università Europea di Roma e docente di Bioetica all'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorom". Fa parte inoltre della redazione del Timone.
Nel trentesimo anniversario della legge sull'aborto Mario Palmaro, fondatore e presidente del comitato "Verità e Vita", ha notato che la legge 194 sembra aver messo d'accordo tutti, abortisti e anti-abortisti, conquistando il consenso di tutta la società italiana. Ma parliamo di una legge che ha ucciso 5 milioni di bambini innocenti. Ecco perché, in un clima confuso, occorre fare chiarezza.

UN DIBATTITO MOLTO STRANO
Si va delineando, uno scenario nel quale si confrontano queste due posizioni:
a. coloro che da sempre sono i fautori della legalizzazione dell'aborto, che difendono la 194. Gli argomenti sono i soliti: l'autodeterminazione della donna; l'aborto clandestino; socializzare l'aborto;
b. coloro che a suo tempo si opposero alla legalizzazione, che oggi però sostengono a necessità di applicare la legge 194 integralmente. La tesi è che nella 194 vi sono aspetti positivi mai attuati. Tutt'al più, alla legge "serve fare un tagliando". Ma, in qualche caso, ci si spinge a definire la 194 una buona legge, una fra le migliori al mondo.
Il risultato è paradossale: sia gli abortisti che gli antiabortisti sembrano convergere sulla medesima posizione pratica. E cioè: la legge 194 non può essere assolutamente essere messa in discussione.
Così, nel dibattito viene completamente a mancare qualsiasi voce che denunci la legge in vigore come "intrinsecamente ingiusta", e che proclami la necessità di battersi per la sua abrogazione o almeno per la sua reformatio in mejus.
Come si è potuti giungere a questa deriva nel dibattito italiano sull'aborto legale?

LA CONFUSIONE CIRCA IL CONCETTO DI "ABORTISMO"
Una delle cause di questa situazione è il grave stato confusionale oggi diffuso: si pensa che l'abortista sia una persona che promuove l'aborto e ne auspica la diffusione. Si tratta di una raffigurazione distorta e caricaturale, perché tutto il fronte abortista degli anni Settanta, ad eccezione dei Radicali e di pochi altri, sosteneva questa tesi: "noi siamo contro l'aborto, che è una sconfitta della donna e della società. Solo che dobbiamo regolamentarlo per vincere l'aborto clandestino". L'abortismo è essenzialmente affermare che la donna possa liberamente decidere – sotto il mantello della legge statale – se abortire o non abortire. Qualunque sia l'ampiezza di questa facoltà – dai futili motivi, al caso di pericolo per la salute della donna – siamo pur sempre nell'ambito del pensiero abortista. Che è una gravissima ingiustizia non solo morale, ma innanzitutto giuridica.

LE POSIZIONI "CERCHIOBOTTISTE"
In questo clima di totale confusione perdono piede alcune tesi compromissorie. L'idea è quella di combattere l'aborto nei fatti, senza contrastare alla radice il principio abortista. Ecco alcuni esempi:
a. Garantire alla donna la libertà effettiva di tenersi il figlio. "L'aborto è sì una questione di scelta della donna, ma la società non deve lasciare sola la madre: deve offrirle tutto il supporto economico e psicologico necessario per far sì che, se ella lo desidera, si possa tenere il figlio". Una sorta di "abortismo gentile".
b. Preferenza per la vita. "L'aborto è sì una questione di scelta della donna, ma lo Stato deve promuovere la preferibilità della nascita rispetto all'aborto". È un notevole passo in avanti, ma è pur sempre una prospettiva abortista.
c. Rinuncia alla sanzionabilità dell'aborto. "Occorre contrastare l'aborto, ma non si può più proibirlo né tanto meno prevedere delle sanzioni". Qui è condivisibile il desiderio di evitare alla donna il carcere, che infatti può essere sostituito con pene alternative o meramente simboliche. Ma togliere ogni sanzione significa eliminare la fattispecie aborto dal diritto penale: ed è esattamente ciò che ha fatto l'abortismo negli anni Settanta.
d. La caduta del muro di Berlino fra pro life e pro choice: "Finalmente abortisti e antiabortisti abbattono il muro che li divide e si alleano per salvare quante più vite è possibile, accettando come unica regola generale la libera scelta della donna". Sembra un compromesso. In realtà è la resa totale alla cultura femminista e abortista.

LE CONSEGUENZE DI QUESTA DERIVA
Questo clima genera effetti perversi, che proviamo a riassumere schematicamente:
a. confusione dottrinale: a molti non più chiaro quale sia "la linea del Piave" che consente di distinguere una legge giusta da una ingiusta in materia di aborto. Esistono solo "leggi migliori" o "peggiori", secondo un frasario significativamente proporzionalista e cinicamente pragmatico;
b. acquiescenza alle leggi esistenti: tutto ciò che è legge dello Stato (divorzio, aborto chirurgico, fecondazione artificiale omologa) deve essere accettato così com'è. Anzi: bisogna evitare di denunciare la sua ingiustizia per ragioni "strategiche".
c. arruolamento di personalità abortiste: questa duttilità sui princìpi permette di imbarcare nell'equipaggio pro-life quegli intellettuali che sono e rimangono abortisti, ma che hanno il merito di vivere un certo travaglio personale. E che volentieri si alleano per combattere contro l'aborto chimico o l'eutanasia.
d. spostamento del "focus" nel dibattito: di fronte al tentativo di legalizzare la pillola RU486 non si dirà più, innanzitutto, che essa è omicida; ma che essa non va autorizzata "perché è pericolosa per la donna". Affermazione che contiene una verità ma che, da sola, si colloca pienamente sul crinale dell'abortismo.
e. messa in fuori gioco di chi contesta le leggi abortiste: coloro che proclamano la verità tutta intera su divorzio, aborto, contraccezione, vengono marginalizzati e accusati di essere "fuori dalla realtà".

IL "PUNTO DI PERFETTO EQUILIBRIO" DELL'ABORTISMO
L'esito di questo "finto" dibattito – abortisti e antiabortisti che "difendono" la legge 194 – porta al raggiungimento di un punto di equilibrio perfetto dell'abortismo; da un lato, l'accettazione del diritto di aborto per legge; dall'altro lato, il contenimento del numero di aborti (e magari perfino la loro riduzione) grazie al lavoro del volontariato cattolico, che si fa carico delle difficoltà delle donne incinte in ristrettezze economiche. È la quadratura del cerchio abortista: rendere fisiologico l'aborto legale, in una nuova, inedita alleanza con il solidarismo cattolico.

IL PARTITO DEGLI ASSORBENTI
Una ventina di anni fa, un politico cattolico si sentì rivolgere in Tv questa domanda: "Onorevole, lei è ancora contrario alle legge sul divorzio?" "Credo – fu la risposta – che quella legge ormai sia stata assorbita bene dal popolo italiano". Episodio emblematico. C'è un tragico processo che le leggi ingiuste innescano nella testa della gente, cattolici inclusi: digerire, assimilare, assorbire poco alla volta l'ingiustizia. In un primo tempo dicendo (giudizio politico) che "non abbiamo la forza per eliminare quella legge"; dopo qualche anno, affermando (giudizio morale e filosofico-giuridico): "quella legge tutto sommato non è poi così cattiva, anzi è buona". È accaduto con il divorzio. È già avvenuto con la fecondazione artificiale omologa (che viene ormai praticata in alcuni ospedali cattolici). Ora tocca all'aborto legalizzato. Accadrà con l'eutanasia. Ma non è ancora detta l'ultima parola: la verità, per quanto sostenuta da un piccolo numero di persone, non muore.

COMUNICATO  In ricordo di Mario Palmaro
Continueremo la battaglia, come lui ci ha chiesto di fare

Il 9 marzo 2014 l'amico Mario Palmaro si è addormentato in attesa della risurrezione. Ci stringiamo in preghiera accanto alla moglie Anna Maria e ai figli: Giacomo, Giuseppe, Giovanna e Benedetto. Una delegazione degli "Amici del Timone" di Staggia Senese è stata presente al funerale a Monza.
Mario Palmaro ha fatto ben otto conferenze nel nostro centro culturale. Per questo e per l'amicizia che ci ha sempre dimostrato gli saremo eternamente grati.
Gli siamo grati anche per la telefonata che ha voluto fare a don Stefano dieci giorni prima di morire. Lo reputiamo un grande, ultimo, gesto di amicizia.

RIFLESSIONI DI MARIO PALMARO SULLA SUA MALATTIA
"La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai.
Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il Crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.
D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età.
Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello".
Mario Palmaro
27 ottobre 2013

NOI CONTINUEREMO LA BATTAGLIA
Sì, caro Mario, noi raccogliamo le tue aspirazioni e continueremo le tue battaglie in modo da poter dire con San Paolo: "Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede" (2 Tm 4,7).

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