Conferenza n.28 del 31 ottobre 2008
Argomento: Politica

RIASSUNTO  Sessantotto: terrorismo e rivoluzione

SESSANTOTTO: TERRORISMO E RIVOLUZIONE

Quaranta anni di distruzione ancora in atto


Il Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese in collaborazione con la rassegna dell'editoria e letteratura cattolica "Tra terra e cielo", ha organizzato venerdì 31 ottobre 2008 un incontro sul Sessantotto nel 40° anniversario dell'evento. Ospite della serata, che ha visto l'accorrere di un centinaio di persone, era il professor Marco Invernizzi, docente di Storia dei Partiti e Movimenti politici all'Università Europea di Roma e Presidente dell'Istituto Storico dell'Insorgenza e per l'Identità Nazionale (I.S.I.I.N.), conduce su radio Maria la trasmissione "La voce del magistero", fa parte della redazione del Timone.
Era amico personale di Enzo Peserico, autore del libro "Gli anni del desiderio e del piombo". Il primo gennaio di quest'anno Enzo gli ha dato le bozze del libro (che sarebbe stato pubblicato) per qualche piccola correzione e dopo due ore è tragicamente scomparso.
Sposato con quattro figli, era docente all'Università Cattolica di Milano, militante di Alleanza Cattolica, si era laureato in Giurisprudenza con una tesi proprio sul '68. Tema che continuerà a studiare e approfondire per tutta la vita.
Tra i tanti libri che sono usciti per celebrare, analizzare e criticare il 1968, quello di Enzo Peserico ha avuto il pregio di riuscire a vedere in quegli anni tragici l'occasione di una conversione sociale, l'inizio di una nuova evangelizzazione, i cui semi sono fecondati sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e cominciano a dar frutti nel pontificato di Benedetto XVI. Con un'analisi dettagliata e competente, Peserico ha raccontato quel fenomeno culturale, sociale e politico conosciuto come il '68, come gli anni della rivoluzione giacobina.
Nella prima fase si è assistito a una disgregazione sistematica dei valori dominanti. Una seconda fase ha visto un'aggregazione di tipo ideologico marxista-leninista dei movimenti e dei collettivi, sfociata nella promozione di azioni violente di sabotaggio e nei primi attentati. Una terza fase ha visto infine una guerriglia diffusa, con i gruppi terroristici convinti di riuscire a imporre una rivoluzione di tipo socialista.
Parlando del '68 non si può non ricordare le prime occupazioni studentesche delle università, l'intolleranza violenta dei "collettivi" socialcomunisti e l'impossibilità da parte degli studenti che volevano studiare di resistere al giacobinismo dilagante. Sotto accusa, da parte dei sessantottini, l'autorità degli insegnanti, la legittimità dello studio rigoroso e sistematico e degli esami, il rispetto di un punto di vista diverso da quello marxista-leninista e l'uso morale della libertà.
In un'assemblea tenuta a Palazzo Campana a Torino il professor Antonio Maddalena, insigne docente di Greco, intervenne coraggiosamente spiegando che la lotta all'autoritarismo era un pretesto da parte dei sessantottini per demolire la giusta e legittima missione dei docenti, che il progresso è segnato dalla legge dell'impegno, che la cultura si guadagna con lo studio assiduo e la rinuncia alla soddisfazione immediata, che la libertà è per il bene e che non esiste libertà senza rispetto della norma morale oggettiva, ma venne, deriso, subissato di fischi e urla e gli fu impedito di parlare ancora.
La società fu travolta da un'ondata di giacobinismo impossibile da arginare. Libri, film, articoli di giornali, tutti erano indirizzati ad alimentare l'ideologia rivoluzionaria. Tutti gli atti, anche i più violenti, trovavano l'appoggio dei gruppi culturali dirigenti. I giovani vennero così eccitati e alimentati da un'ideologia rivoluzionaria condita da una vasta diffusione della pornografia e delle droghe.
Tra i tanti casi emblematici, si ricordano gli assassini dello studente Sergio Ramelli e del commissario Luigi Calabresi.
Sergio Ramelli venne barbaramente ucciso a sprangate il 13 marzo 1975 a Milano, solamente perché aveva scritto un tema contro i terroristi delle Brigate Rosse. Il clima era tale che esprimere una critica al pensiero unico marxista era sufficiente per essere accusato di essere fascista. Questa parola per i collettivi studenteschi era la chiave per emettere la sentenza di morte dei "commissari del popolo". Così un gruppo di studenti imbevuti di questa ideologia colpì con chiavi inglesi e spranghe Sergio Ramelli fino ad ucciderlo.
Nel caso del commissario Luigi Calabresi, la sentenza di morte era già stata avanzata e scritta dai sostenitori della rivoluzione subito dopo la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della Questura di Milano il 16 dicembre del 1969.
I tribunali del popolo indicarono subito, con articoli sui giornali e scritte sui muri, in Calabresi il torturatore e l'assassino di Pinelli. Il settimanale "L'Espresso" raccolse 800 firme di filosofi, pittori, scrittori, psicanalisti, scienziati, registi, politici e sindacalisti su un documento in cui si definiva Calabresi "un commissario torturatore" e "il responsabile della fine di Pinelli".
Lotta Continua, quotidiano dell'omonimo movimento, minacciò Calabresi il 1° ottobre 1971 scrivendo che sarebbe stato il commissario a "dover rispondere pubblicamente del suo delitto contro il proletariato. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell'assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara". Quando Luigi Calabresi venne ucciso da un commando terrorista, il 18 maggio 1972, Lotta Continua scrisse che si trattava di un "atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia". Nonostante l'evidenza che Calabresi non avesse nessuna responsabilità per quanto accaduto a Pinelli, nessuno di coloro che l'accusarono ha ritrattato o si è pentito.
La gravità e la quantità degli orrori di quella rivoluzione giacobina conosciuta come Sessantotto si contano nelle tante vittime. Solo in termini di azioni delittuose, dal 1969 al 1986 in Italia sono morte per atti terroristici 415 persone e 1181 sono state ferite. Gli attentati contro caserme dei carabinieri, uffici pubblici, carceri, sedi di partito e altri obiettivi sono stati 14.589. Nel solo 1978, sono almeno 27 le persone che sono state uccise da gruppi terroristi di sinistra. Il 1978 è anche l'anno in cui è stato rapito e ucciso Aldo Moro. L'anno in cui ci sono stati tre Pontefici: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. L'anno durante il quale venne approvata e varata la Legge 194 che autorizzava l'aborto in Italia.
Analizzando le conseguenze in casa cattolica di un simile fenomeno, va ricordato come il giacobinismo abbia cercato di penetrare la Chiesa. Famose sono le parole del 1972 di Papa Paolo VI, il quale affermava gravemente che "da qualche fessura" era "entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio". Né si può dimenticare la "grave e numerosa apostasia di milioni di fedeli" e l' "abbandono del sacerdozio o della vita religiosa di decine di migliaia di sacerdoti".
Va denunciata ancora oggi l'utopia che ha stravolto tanti cuori e menti anche cristiane, ma bisogna riconoscere come a distanza di quarant'anni quei semi di resistenza cattolica abbiano cominciato a crescere e a dare frutti, sottolineando eventi come la Giornata Mondiale della Gioventù, l'esito del voto sul referendum della legge 40 e il Family Day. Tutti esempi di come il popolo cattolico italiano stia scrivendo un'altra storia fatta di speranza, ricerca della verità, del bene e della bellezza.
Al termine della serata, le numerose domande hanno testimoniato l'interesse che il relatore ha suscitato.

ARTICOLO  La rivoluzione culturale del sessantotto

LA RIVOLUZIONE CULTURALE DEL SESSANTOTTO

Bilancio della rivoluzione culturale e morale che ha sovvertito (e continua a sovvertire) l’ordine naturale su cui si fondava l’Occidente


Da almeno mezzo secolo l'Occidente vive una trasformazione culturale che agisce prevalentemente nel campo tendenziale e comportamentale dell'uomo. Si tratta di una trasformazione rivoluzionaria destinata non tanto a cambiare le strutture sociali, ma che pretende un cambio radicale dell'uomo stesso.

LO SCOPPIO DEL SESSANTOTTO
Questa trasformazione denominata anche "Rivoluzione Culturale" ha come cornice iniziale simbolica appunto gli avvenimenti di ripercussione mondiale di quella data, maggio 1968, quando gli studenti presero in mano alcune facoltà dell'Università della Sorbona a Parigi.
È vero però che la cosiddetta Rivoluzione Culturale occidentale, che ricorda quella cinese per il tentativo di modificare le mentalità, inizia prima del '68. Basti pensare a certa cinematografia hollywoodiana, a certa letteratura, alla beat generation, al movimento hippy, alle manifestazioni studentesche precedenti in California e persino in Italia.
Non è difficile vedere negli slogan emblematici del '68: "Proibito proibire" e "L'immaginazione al potere", l'appello alle passioni di orgoglio e sensualità, che costituiscono, secondo il pensiero del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, i veri motori del processo di scristianizzazione dell'Occidente, perché nutrono come alternativa alla vita individuale e sociale ordinata secondo la legge naturale e la morale del Vangelo, l'utopia della completa uguaglianza e della totale libertà.

UN NUOVO TIPO DI RIVOLUZIONE
Nella Rivoluzione Culturale, più che dare un nuovo slancio alle grandi trasformazioni politiche, si cerca di mettere in discussione ogni residuo di ordine, di logica e di autorità, sia negli individui che nelle famiglie e nell'ambito educativo dei giovani, sotto il pretesto di liberare le persone dalle "ultime oppressioni".
Plinio Corrêa de Oliveira ha descritto decenni fa la Rivoluzione Culturale ancora nascente, rilevando un grande paradosso: il ruolo della ragione individuale, dopo essere stato ipertrofizzato dal libero esame, dall'illuminismo razionalista, dal cartesianesimo, veniva sempre più delegato a veri guru in una sorta di nuovo collettivismo sociale di tipo tribale. La rivoluzione culturale, con la liberazione della fantasia, suppone l'estinzione dei vecchi modi di ragionare, ottenendo in scala sociale alcune delle caratteristiche di quel fenomeno concentrato che fu il movimento hippy.
Essa suppone anche un'avversione alla logica che si va riflettendo persino nella politica, la quale si gioca ormai non tanto sulle analisi dei problemi d'interesse generale ma sulle empatie personali. I leader politici post-ideologici non di rado rasentano in qualcosa il guru. Essi s'impongono all'attenzione per l'immagine che danno di se stessi e non per le oggettive capacità di far fronte alle sfide della vita pubblica. Sono i personaggi trionfanti della civiltà dell'immagine, di cui Paolo VI ha parlato negli anni Sessanta.
Caratteristiche della Rivoluzione culturale post sessantottina e "hippificante" sono anche l'avanzamento del libero amore, del nudismo, dell'abbigliamento informale (arrivando alla irragionevolezza di pagare caro per avere vestiti stracciati di buona griffe).
Inutile dire che con queste mode e tendenze è aumentata significativamente la volgarità e la perdita della cortesia. Le buone maniere, lo stile, l'equilibrata e sobria eleganza, sono tutte cose associate, nel pensiero dei fautori del '68, a un mondo oppressivo e anticreativo.

SESSANTOTTO E RIVOLUZIONE SESSUALE
Un grande precursore del '68, lo studioso austriaco di origine ucraina Wilhelm Reich, diceva già 80 anni fa che la famiglia monogamica tradizionale era l'istituto repressivo per eccellenza e che la sua dissoluzione era la prima grande meta da raggiungere. "La sequenza famiglia-tradizione-ordine oggettivo di valori, è stata da lui colta perfettamente", commentava il filosofo cattolico italiano Augusto del Noce, perché è vero che senza la famiglia tradizionale non sarebbe stato più possibile consegnare di generazione in generazione quei valori indispensabili per la crescita della civiltà.
La domanda che sorge spontanea è: a 40 anni dal '68, dopo lo tsunami della rivoluzione sessuale, veramente sono scomparse le nevrosi? Viviamo tutti in una società più felice e piena di speranza? Parlano in questo senso le statistiche? Per esempio, quelle che riguardano i suicidi o i vari crimini a sfondo sessuale. La risposta è, indubbiamente, no!

LA GRANDE CRISI SPIRITUALE
Lo spirito del '68 si è nutrito non solo di certi programmi anticristiani ma anche di una realtà che Augusto del Noce discerneva come una "nuova situazione spirituale dell'Occidente", in particolare dell'Europa, dove notava una sorta di stanchezza di tutti i principi ritenuti eterni, qualcosa come un "millenarismo negativistico" che la spingeva a ritenersi definitivamente consunta e aperta solo alla negazione dei valori.
Davanti a questo quadro di crisi spirituale, commenta Augusto del Noce, con le armi inizialmente fornite dalla psicoanalisi e trasformatesi gradualmente in rivoluzione sessuale totale, si otteneva nel modo più efficace lo scopo di smantellare in Europa la sua tradizione finalizzata a un ordine oggettivo dei valori. E sottolineava particolarmente l'acutezza dell'affermazione dei surrealisti di Breton quando annunciavano nel loro manifesto "che la battaglia finale contro il cristianesimo non poteva essere condotta che sul piano della rivoluzione sessuale".
Persino, in certi ambienti cattolici ci fu – sempre secondo l'analisi di del Noce – un "nuovo giudizio di valore" sull'"erotismo" che andava invadendo la società. Esso da disvalore fu gradualmente accettato come valore, come "piena integrazione del sesso nella via umana". Ciò cagionava anche un diverso approccio in certi ambienti della vita consacrata verso la società circostante la quale, per i detti ambienti, non andava più attirata con la santa diversità del Vangelo, ma con la mimetizzazione.

CONSEGUENZE SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI
Lo spirito della Rivoluzione Culturale sessantottina ha avuto una serie di conseguenze concrete sul piano del costume, che stanno sotto gli occhi di tutti. Conviene comunque ricordare alcuni esempi lampanti:
1) l'esplosione della pornografia, anche nella sua forma più abietta di pedo-pornografia. Col corollario di reati forse mai sentiti prima, come il diffuso turismo sessuale;
2) l'altrettanto massiccia assunzione di stupefacenti, prima un'abitudine di pochissimi sbandati sociali.
3) la facilitazione del divorzio. A titolo di esempio, ricordiamo qui la modifica introdotta alla legge sul divorzio forse dal più sessantottino dei leader europei, José Luis Zapatero in Spagna, dove ora bastano tre settimane e la richiesta di una sola delle parti per sciogliere il vincolo matrimoniale;
4) l'aborto che ha fatto nella sola Italia, a partire dalla sua depenalizzazione, 5 milioni di vittime;
5) l'allargamento in un numero sempre crescente di nazioni della legalizzazione del cosiddetto matrimonio omosessuale. In molti Paesi, come il Regno Unito, l'Olanda, il Belgio, la Spagna, a queste coppie omosessuali possono venire affidati bambini in adozione;
6) la crescente separazione dell'atto sessuale dalla procreazione la quale, a sua volta, se ritenuta un mera tecnica di sviluppo umano e sociale da lasciare al giudizio inappellabile dei laboratoristi e scientisti, potrà "fare di questo mondo – sono parole di Giovanni Paolo II – invece di un giardino, un ammasso di macerie".
Ecco qualche esempio del costo reale del "proibito proibire".

LA FAMIGLIA: ULTIMO BASTIONE D'ABBATTERE PER I FIGLI DEL '68
Bisogna aggiungere che nel compito di sottrarre influenza alla Chiesa mediante la rivoluzione sessuale sessantottina, la sinistra ex marxista, post comunista, sedicente a-ideologica (ma anche una parte significativa della destra), non ha alcun dubbio su dove schierarsi. Molti sinceri anticomunisti, e sinceri cattolici, hanno ingenuamente creduto che la rinuncia di buona parte della sinistra all'abolizione della proprietà, o della predicazione della lotta di classi, significava una moderazione nel processo rivoluzionario scristianizzante.
L'esempio della rivoluzione culturale zapaterista dimostra il contrario: nell'itinerario segnalato da pensatori come Wilhelm Reich o André Breton ci troviamo, almeno nell'intenzione degli agenti di questa rivoluzione, non a una pausa bensì a una radicalizzazione di tale processo.
E oggi la relativizzazione e conseguente dissoluzione dell'istituto della famiglia monogamica tradizionale costituisce la frontiera più ambita da chi vuole far scomparire ogni segno di una civiltà costruita secondo un ordine oggettivo di valori e di fini, sia naturale che cristiano.
In questo senso vanno viste anche l'equiparazione legale della famiglia tradizionale ad altre forme di convivenza. Ed è per questo che Sua Santità Benedetto XVI ha detto che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio uomo-donna costituisce per ogni cattolico, in particolare per quelli che hanno impegni nella vita pubblica, uno dei tre "principi non negoziabili", essendo gli altri due la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e il diritto dei genitori di scegliere l'educazione dei figli.

Articolo di Giacomo Monti tratto da Radici Cristiane n. 34 – Maggio 2008

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