Conferenza n.40 del 13 maggio 2010
RIASSUNTO Grazie Gesù
LA MIA CONVERSIONE ALL'UNICA VERA RELIGIONE
Un lunghissimo applauso ha concluso la conferenza di Magdi Cristiano Allam, tenutasi giovedì 13 maggio presso il Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese.
Nato al Cairo, in Egitto, da genitori musulmani, Magdi Cristiano Allam studia in un collegio di suore comboniane prima e in un collegio salesiano poi. A 20 anni arriva in Italia per proseguire gli studi e diventa vice direttore ad personam del Corriere della Sera nel quale lavorerà fino a novembre del 2008. Il 22 marzo del 2008, durante la Veglia Pasquale in San Pietro, riceve il battesimo direttamente dal Santo Padre Benedetto XVI, abbandonando così l'islam per diventare cattolico. Attualmente è deputato al parlamento europeo.
La sua conversione è avvenuta in seguito a un percorso spirituale durato molti anni e poi ad una scelta di vita ben precisa. Egli ritiene molti degli avvenimenti della sua vita legati a quello che la maggior parte delle persone chiama caso ma che egli ritiene essere la mano della Divina Provvidenza. Durante la conferenza ha infatti spiegato come la frequentazione di scuole cattoliche, durata ben 14 anni, abbia inciso profondamente nella sua vita. Ciò che maggiormente lo aveva colpito era la dedizione con cui i religiosi e le religiose trasmettevano un'educazione che non era solo una trasmissione di conoscenze ma soprattutto una trasmissione di valori; e il dono totale che essi facevano di se stessi indipendentemente dalle persone che si trovavano di fronte, che erano di varie religioni e culture.
La loro testimonianza lo aveva portato da subito a coltivare una concezione etica della vita. Cioè a mettere al centro della propria morale il concetto di persona in modo da considerare ogni uomo, chiunque esso sia, non il mezzo, ma la ragione per cui la vita stessa vale la pena di essere vissuta. Ogni uomo infatti ha diritto alla sua dignità, avvalorata dalla libertà.
Una prima fase del percorso spirituale di Magdi Allam è stata caratterizzata dalla ricerca della verità. Il fatto di avere, da una parte, l'esempio di una madre fervente musulmana che donava tutta la sua vita per il figlio (era infatti molto povera e si era sacrificata per farlo studiare e fargli condurre una vita dignitosa) e, dall'altra, quello dei religiosi cattolici che donavano la loro vita per ragazzi di diverse nazionalità, lo avevano portato a domandarsi quale fosse, fra quella cattolica e quella islamica, la vera religione.
Nel domandarsi quale religione fosse quella vera ha compreso che la risposta non può prescindere dalla domanda sulla libertà. Essere liberi significa non essere sottomessi ad un'ideologia o schiavi di mistificazioni. Al giorno d'oggi la nozione di libertà è appiattita su piani materialistici e consumistici, quindi si è più liberi quanti più beni si posseggono, e l'apparire conta più dell'essere. Mentre per Magdi Allam la libertà è una condizione interiore e la si ha quanto più si riesce ad essere se stessi. Egli è sempre stato un appassionato ricercatore della verità salvaguardando la sua libertà. Solo essendo liberi si può giungere alla scoperta della verità; così come per essere liberi occorre conoscere la verità. Questo binomio indissolubile, che ha caratterizzato anche il suo percorso giornalistico, l'ha individuato e riscoperto in modo chiaro nel passo del Vangelo di San Giovanni: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi".
Allam ha inoltre criticato fortemente il relativismo, che ha definito un male ideologico che mette in dubbio il concetto di verità e nega l'uso della ragione. Il relativismo impedisce di adoperare parametri valutativi e critici per mettere aprioristicamente sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori, le conoscenze. Parificando tutte le verità, di fatto il concetto stesso di verità viene negato. La contraddizione nel relativismo è evidente: nell'affermare che non esiste nessuna verità, in realtà sta affermando una verità. Ecco quindi che il relativismo va contro la retta ragione che pure dice di voler esaltare…
Ma l'incontro fondamentale che ha radicalmente cambiato la sua vita è stato quello con il pensiero e poi con la persona di Benedetto XVI, che lo ha fatto imbattere nel secondo binomio indissolubile: quello tra fede e ragione. Il Papa lo ha affascinato fin da quando era musulmano perché ha la capacità di interpellarci come persone attraverso la riflessione e la chiamata in causa della nostra ragione. L'evento che maggiormente l'ha interrogato è stato il discorso pronunciato dal Papa il 12 settembre del 2006 a Ratisbona in cui il Santo Padre rievocò le parole dell'imperatore bizantino Emanuele II paleologo, il quale aveva detto che l'islam si è diffuso con la spada, lasciando dietro di sé molti morti, sofferenze e ingiustizie. Si trattava della rievocazione di un fatto storico incontrovertibile e pertinente, dato che il Santo Padre si trovava in un contesto accademico, dove per di più in passato ha insegnato. Basta leggere testi storici anche in lingua araba per verificare date, guerre, morti, conquiste di popoli cristiani sottomessi e costretti con la forza ad essere musulmani. Prima delle conquiste musulmane, fino al VII secolo d.C. tutto il Mediterraneo era cristiano. Così il Papa voleva metterci in guardia dal pericolo di finire esattamente come quei popoli e anche Magdi Cristiano Allam ritiene che l'Europa rischia di fare la stessa fine se non si renderà conto delle cause per cui i cristiani dell'epoca furono facilmente sottomessi.
Le critiche che ricevette il Santo Padre, ad esempio quella di essere stato inopportuno, sono ingiuste secondo Allam, perché, quando la posta in gioco è la verità, questa va affermata anche se inopportuna. Se in una terra di democrazia e libertà come l'Europa, la verità va detta solo se non suscita reazioni e non urta la sensibilità altrui, noi non possiamo più essere noi stessi a casa nostra. Allam chiama questa forma di terrorismo islamico quello dei taglia-lingua, coloro cioè che ci fanno sopravvivere fisicamente, se diciamo ciò che ci consentono di dire e viviamo con la modalità da loro consentita. E' una forma di terrorismo più grave di quella dei taglia-gola che uccidono, perché, afferma Allam "in questo caso si muore una volta sola, mentre nel caso dei taglia-lingua si muore tutti i giorni".
Magdi Allam ha poi spiegato che nel Corano ci sono innumerevoli versetti che legittimano l'odio e la violenza verso i non musulmani e gli ebrei. E anche nella vita di Maometto, che era un guerriero, si trovano molti episodi di violenza. E' indicativo l'episodio del 628 d.C. in cui Maometto partecipò allo sgozzamento e alla decapitazione di 800 ebrei alle porte di Medina. Nel 2003 Abu Musab Al Zarqawi catturò un ebreo americano e nel filmato della sua decapitazione da lui registrato egli pronunciò queste parole: "Faccio a te ciò che Maometto fece agli ebrei". Questo fa capire quanto la storia di Maometto e il Corano legittimino le azioni degli estremisti islamici, dato che i musulmani stessi e la biografia ufficiale di Maometto riconoscono questi fatti storici come autentici.
Ecco perché Magdi Allam si è posto a un certo punto della sua vita la domanda sulle ragioni profonde dell'islam del quale ora dice: "La radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". L'estremismo islamico che da sette anni lo minaccia di morte, dice di farlo nel nome del Corano.
Ciononostante Allam ritiene di dover tenere distinte la religione islamica dalle persone islamiche. Egli che è stato musulmano moderato per 50 anni ha spiegato che la moderazione si misura sulla base del rispetto per la persona, il riconoscimento dei diritti fondamentali, la condivisione dei valori non negoziabili come la fede nella sacralità della vita, nella dignità della persona come fulcro della società e nel riconoscimento della libertà personale di scelta. Non si possono, secondo Allam, trasferire automaticamente e in modo acritico i dogmi della religione alle persone che la professano, in quanto ogni persona ha una propria specificità che è sintesi di un percorso personale familiare, educativo, comunitario, economico oltre che religioso. Ma sarebbe un grave errore, di segno opposto, partire dall'amore verso i musulmani come persone, per poi arrivare alla legittimazione dell'islam come religione.
Magdi Allam, nei suoi innumerevoli interventi in convegni e conferenze che compie in tutta Italia, invita sempre e comunque alla prudenza nell'autorizzare la costruzione di nuove moschee in Italia, dato che anche nei paesi musulmani si nutrono preoccupazioni verso di esse. Le moschee, infatti, non sono solo un luogo di preghiera, come verrebbe di pensare comparandole con le nostre chiese, ma un luogo di aggregazione anche politico, dove si predica l'odio verso Israele e tutti i non musulmani.
In un mondo globalizzato per tutto ciò che riguarda i valori materiali, non c'è globalizzazione per quanto concerne i diritti fondamentali dell'uomo e i valori non negoziabili. Allam giudica l'Europa come un colosso di materialità che si vergogna delle proprie radici giudaiche-cristiane e che è incapace di dare soluzioni perché del tutto privo di spiritualità. Ecco perché il parlamento Europeo, dopo la sentenza della Corte Europea, è stato restio a intervenire nella questione dei crocifissi nelle scuole, ma ha ritenuto di dover intervenire a riguardo del referendum che in Svizzera ha bocciato la costruzione dei minareti.
Nel 2008 si è svolto a Bruxelles un convegno sul dialogo interreligioso organizzato dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso dove si trovava anche una delegazione di comunità islamiche di diversi paesi europei, compreso l'Italia. Nel documento conclusivo si afferma che i cristiani riconoscono a tutti (compresi i musulmani) il diritto alla libertà religiosa in Europa, mentre i musulmani si sono impegnati a rispettare la libertà religiosa in Europa. La reciprocità, che fino ad allora si intendeva come la libertà per i cristiani di professare la propria fede religiosa nei paesi musulmani e viceversa per i musulmani di professare la loro nei paesi cristiani, ora si è ridotta a chiedere il permesso ai musulmani di poter essere cristiani in terre cristiane.
Ecco i paradossi a cui si arriva quando un popolo come quello europeo perde di vista quello che diceva anche Robert Schuman, uno dei padri fondatori della Comunità Europea: "O l'Europa sarà cristiana o non ci sarà l'Europa". L'unica cosa che da sempre ha accomunato tutti i paesi europei è la cultura cristiana e se questo mezzo di unità verrà a mancare, qualunque altra cultura riuscirà a riempire il vuoto culturale lasciato.
Magdi Cristiano Allam ha concluso il suo intervento dicendo che c'è bisogno di testimoni capaci di essere pienamente se stessi, per affermare la verità che si trova solo in Gesù Cristo, la libertà, l'importanza della fede mai in contrasto con la ragione, i valori e le regole. Ha quindi ringraziato il Timone, rivista mensile di Apologetica, per l'opera che svolge come preziosa testimonianza a difesa delle radici cristiane e della fede cattolica.
LETTERA Ieri Papa Benedetto XVI mi ha battezzato in San Pietro
Caro Direttore,
ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.
Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima e Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: “Cristiano”. Da ieri sera dunque mi chiamo Magdi Cristiano Allam.
Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, condannato acriticamente quale “nemico”, primeggiano sull’amore e il rispetto del “prossimo” che è sempre e comunque “persona”; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà.
Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come “nemico dell’islam”, “ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare all’islam”, “bugiardo e diffamatore dell’islam”, legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un “islam moderato”, assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.
Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.
Il mio è un percorso che inizia da quando all’età di quattro anni, mia madre Safeya, musulmana credente e praticante, per il primo della serie di “casi” che si riveleranno essere tutt’altro che fortuiti bensì parte integrante di un destino divino a cui tutti noi siamo assegnati, mi affidò alle cure amorevoli di suor Lavinia dell’ordine dei comboniani, convinta della bontà dell’educazione che mi avrebbero impartito delle religiose italiane e cattoliche trapiantate al Cairo, la mia città natale, per testimoniare la loro fede cristiana tramite un’opera volta a realizzare il bene comune. Ho così iniziato un’esperienza di vita in collegio, proseguita dai salesiani dell’istituto don Bosco alle medie e al liceo, che mi ha complessivamente trasmesso non solo la scienza del sapere ma soprattutto la coscienza dei valori.
È grazie ai religiosi cattolici che io ho acquisito una concezione profondamente e essenzialmente etica della vita, dove la persona creata a immagine e somiglianza di Dio è chiamata a svolgere una missione che s’inserisce nel quadro di un disegno universale ed eterno volto alla risurrezione interiore dei singoli su questa terra e dell’insieme dell’umanità nel giorno del giudizio, che si fonda nella fede in Dio e nel primato dei valori, che si basa sul senso della responsabilità individuale e sul senso del dovere nei confronti della collettività. È in virtù dell’educazione cristiana e della condivisione dell’esperienza della vita con dei religiosi cattolici che io ho sempre coltivato una profonda fede nella dimensione trascendentale, così come ho sempre ricercato la certezza della verità nei valori assoluti e universali. Ho avuto una stagione in cui la presenza amorevole e lo zelo religioso di mia madre mi hanno avvicinato all’islam, che ho periodicamente praticato sul piano cultuale e a cui ho creduto sul piano spirituale secondo un’interpretazione che all’epoca, erano gli anni sessanta, corrispondeva sommariamente a una fede rispettosa della persona e tollerante nei confronti del prossimo, in un contesto, quello del regime nasseriano, dove prevaleva il principio laico della separazione della sfera religiosa da quella secolare.
Del tutto laico era mio padre Mahmoud al pari di una maggioranza di egiziani che avevano l’occidente come modello sul piano della libertà individuale, del costume sociale e delle mode culturali ed artistiche, anche se purtroppo il totalitarismo politico di Nasser e l’ideologia bellicosa del panarabismo che mirò all’eliminazione fisica di Israele portarono alla catastrofe l’Egitto e spianarono la strada alla riesumazione del panislamismo, all’ascesa al potere degli estremisti islamici e all’esplosione del terrorismo islamico globalizzato.
I lunghi anni in collegio mi hanno anche consentito di conoscere bene e da vicino la realtà del cattolicesimo e delle donne e degli uomini che hanno dedicato la loro vita per servire Dio in seno alla Chiesa. Già da allora leggevo la bibbia e i vangeli ed ero particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ho avuto modo di assistere alla Santa Messa ed è anche capitato che, una sola volta, mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità religiosa cattolica.
Successivamente, al mio arrivo in Italia all’inizio degli anni settanta tra i fumi delle rivolte studentesche e le difficoltà all’integrazione, ho vissuto la stagione dell’ateismo sventolato come fede, che tuttavia si fondava anch’esso sul primato dei valori assoluti e universali. Non sono mai stato indifferente alla presenza di Dio anche se solo ora sento che il dio dell’amore, della fede e della ragione si concilia pienamente con il patrimonio di valori che si radicano in me.
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei “casi” che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava “Le nuove catacombe degli islamici convertiti”. Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani in Italia che denunciano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, la culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti coni fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura. Buona Pasqua a tutti.
Cari amici, andiamo avanti sulla via della verità, della vita e della libertà i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.
(questa è la versione integrale della lettera,
mentre quella pubblicata sul Corriere della Sera
era stata tagliata di alcune parti autobiografiche)
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