L'Europa senza figli non ha futuro
Conferenza n.64 del 14 marzo 2014
RIASSUNTO La vera causa della crisi
FARE FIGLI E' L'UNICO MODO PER FAR RIPRENDERE L'ECONOMIA
1) nutrimento materiale, per far sopravvivere il corpo;
2) nutrimento intellettuale, per dare ragione delle cose;
3) nutrimento spirituale, per dare un senso alla vita.
Il Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese il 14 marzo 2014 ha avuto il piacere e l'onore di ospitare l'illustre economista Ettore Gotti Tedeschi, che dal 2009 al 2012 è stato presidente dello IOR. La conferenza aveva come titolo "La vera causa della crisi: fare figli è l’unico modo per far riprendere l’economia".
Il professore ha spiegato con estrema competenza che l'origine della crisi economica è da attribuirsi alla denatalità che ha caratterizzato i paesi sviluppati negli ultimi decenni. Oggi la media europea è di 1,8 bambini a coppia e questo significa che nel giro di pochi anni gli europei diminuiranno vertiginosamente per essere "rimpiazzati" da popoli di diversa cultura e religione, i quali invece mettono al mondo figli con un ritmo maggiore.
Nel 1975 il mondo era composto da 4 miliardi di persone: 2 miliardi facevano parte dei paesi ricchi (l'Occidente) e 2 miliardi dei paesi poveri (Asia, Africa, America Latina). Oggi il mondo è formato da 7 miliardi: sempre 2 miliardi quello non più così ricco (l'Occidente), mentre i restanti 5 miliardi sono gli abitanti dei paesi poveri, ormai non più poveri, ma in via di sviluppo. Questo è accaduto a causa della cultura imposta dai neo-malthusiani, i quali, nei primi anni '70, sostenevano che si stavano facendo troppi figli. La cultura neo-malthusiana si ispira alle teorie di Malthus, pastore protestante vissuto tra il 1700 e il 1800, il quale sosteneva che la popolazione stava crescendo in modo più veloce rispetto alle risorse del pianeta; per questo occorreva un controllo delle nascite. Il preside della facoltà di economia di Stenford, seguace delle dottrine malthusiane arrivò addirittura a sterilizzarsi in pubblico.
I dati dimostrano, ha continuato Gotti Tedeschi, che c'è una correlazione diretta tra il fare figli e la crescita economica. Non crescendo la popolazione, per sostenere il PIL, le istituzioni hanno spinto la società all'aumento dei consumi individuali, attraverso tecniche di suggestione, ad esempio la pubblicità, per imporre nuovi bisogni alle persone. Si tratta del modello consumistico, per diffondere il quale è stato necessario cambiare la visione antropologica dell'uomo che non ha più bisogno, secondo tale visione, dei tre nutrimenti per essere equilibrato (quello materiale, per nutrire il corpo e progredire; quello intellettuale, per dare ragione delle cose; quello spirituale, per dare un senso alla vita), ma soltanto di quello materiale. Aumentando i consumi individuali, però, è calato il risparmio delle famiglie dal 27 al 4% in pochi anni e così le banche si sono ritrovate senza più soldi per far credito alle imprese. In conseguenza è calato il potere d'acquisto e non potendo aumentare i salari per farlo riaumentare, è stato necessario delocalizzare le industrie, le quali hanno fatto produrre i beni a costi inferiori in altri Stati per poi reimportarli. Con il risultato che non sono state più investite risorse economiche nell'industrializzazione, nelle tecnologie e nei posti di lavoro nel nostro Stato e si sono arricchiti gli altri. Come se non bastasse, la denatalità ha modificato la struttura della società che oggi è composta per la stragrande maggioranza da persone anziane. In questo modo sono notevolmente aumentati i costi fissi per mantenere quelle persone che non producono più e gli individui giovani che producendo apporterebbero risorse economiche non sono un numero sufficiente. Ecco spiegato perché lo Stato aumenti le tasse, proprio per pagare questi costi fissi. Le imposte sul salario sono aumentate dal 25 al 50%, così adesso, per consumare, gli individui sono costretti a ricorrere alla spesa consumistica a debito. Tra il 1997 e il 2007, periodo in cui c'è stato il boom della crisi economica, il PIL americano, ad esempio, è cresciuto del 32% . L'85% di questo 32, però, era rappresentato dal debito delle famiglie. Cosicché in realtà la vera crescita è stata del 4%. Ad un certo punto le banche americane sono fallite perché le famiglie non hanno potuto più pagare i loro debiti e lo Stato ha nazionalizzato il debito finanziando le banche con il denaro pubblico.
Nella condizione di crisi in cui ci troviamo adesso è molto difficile risollevare l'economia anche se si tornasse a fare più figli e si ricominciasse a risparmiare, ma queste sarebbero davvero le uniche soluzioni. La cultura dominante vorrebbe risolvere il problema dell'invecchiamento della popolazione attraverso la suggestione della morte scelta, che porta gli anziani a sentirsi un peso per la società e a richiedere l'eutanasia, illusi di aver fatto una scelta volontaria, in realtà imposta dalla società stessa. Incombe sempre più la possibilità che nei prossimi anni un'altra cultura prenda il sopravvento fino a soppiantare le nostre radici cristiane e quindi a modificare l'intero assetto della nostra società. Non dobbiamo dimenticarci, ha ammonito fortemente Gotti Tedeschi, che un popolo porta con sé tutto ciò che fa parte della sua cultura. Così ad esempio, i cinesi, che in Italia e nel mondo intero stanno facendo dei grandi investimenti, non saranno disposti a lavorare per pagare le pensioni degli italiani, perché nel loro sistema economico non esiste la previdenza, sostituita dal risparmio personale.
Al fondo di questa crisi, a ben guardare, c'è il nichilismo che non riconoscendo l'esistenza di una verità assoluta, non riconosce neppure la dignità dell'uomo e le leggi naturali della creazione. Tale ideologia si ritrova ad esempio nelle parole di Veronesi: "L'uomo è un animale intelligente che si soddisfa solo materialmente… La scienza è arrivata a dei livelli per cui la medicina può risolvere tutti i problemi dell'uomo… Solo la Chiesa Cattolica insiste ancora sull'esistenza dell'anima e sul senso della vita". Ma invece è proprio la conoscenza del senso della vita e del fine ultimo dell'esistenza, dataci in dono da Dio, ciò che cambia l'uomo e lo rende in grado di scegliere sempre il vero bene per tutta l'umanità. Infatti, come spiega Benedetto XVI nell'enciclica "Caritas in Veritate", non sono gli strumenti (economia, banche, lavoro ecc…) che sono sbagliati, ma tutto dipende da come l'uomo li usa. Solo così ci può essere una sana globalizzazione ed un fiorente sviluppo economico. Speriamo che i nostri governi comprendano al più presto che occorre ricostituire la dignità e l'unitarietà dell'uomo in tutte le sue dimensioni e soprattutto che occorre tornare a dare sostegno alle famiglie, perché vi si possano mettere al mondo sempre più figli, prima risorsa economica del pianeta, perché con la loro intelligenza creano lavoro, produttività, benessere. Le parole di Gotti Tedeschi sono state una boccata di ossigeno per le famiglie più numerose, rincuorate per la scelta che portano avanti nonostante le derisioni e il disprezzo da parte della nostra società.
ARTICOLO Cosa serve per costruire una famiglia salda?
Caro amico ateo, ti ricordi a quanti matrimoni si era invitati in questo periodo dell'anno fino a qualche tempo fa? Maggio e giugno erano i mesi delle spose. Ma adesso non è più così. I giovani si sposano sempre meno, molti decidono di convivere e ancor di più preferiscono starsene per conto proprio o in casa con i genitori.
Si dice che tutto questo dipenda dall'incertezza economica, ma ne siamo proprio sicuri? Anche tu pensi veramente che basterebbe un tesoretto da mille o duemila euro l'anno per convincere gli italiani a fare più figli, a essere più famiglia? Perché pare questo il succo del dibattito di questi anni e, secondo gli esperti, la famiglia se la vedrebbe male, nell'ordine, a causa della crisi degli alloggi, dei tassi sui mutui, dei contratti di lavoro a termine, della tassazione elevata, del costo degli asili nido, del costo dei libri scolastici, del costo dei pannolini, dell'esosità delle badanti e via discorrendo.
Ci piacerebbe sapere quanti giovani, potendo contare su un tesoretto che mettesse rimedio a questa debacle economica, deciderebbero di sposarsi, di mettere al mondo dei figli e di rimanere insieme per tutta la vita. Come ben sai, noi non siamo dei pauperisti che non tengono nel giusto conto le questioni economiche. Abbiamo famiglia, abbiamo moglie e figli e sappiamo bene che cosa significhi anche sul piano delle finanze. Ma sappiamo che metter su famiglia richiede anche altro: ben altro.
Purtroppo, l'idea che basta un poco di soldi e la voglia di famiglia riprenderà quota è diventata merce comune anche tra molti cattolici secondo i quali deve pensare a tutto lo Stato. Ben vengano gli aiuti alle famiglie, specialmente quelle giovani, ben vengano le politiche sociali che sostengono il legittimo matrimonio tra un uomo e una donna che intendono avere figli. Ma, lo chiediamo anche a te caro amico, la famiglia ha veramente bisogno innanzitutto di soldi dello Stato? Non sarà che in questa società opulenta non ci si sposa più, non si fanno più figli e non si sta più insieme per sempre perché non si crede più in niente? Non sarà che la famiglia ha bisogno di valori in cui credere per riuscire a guardare avanti con generosità? Non sarà che si è troppo concentrati sul proprio ombelico per guardare negli occhi il prossimo e per ricordarsi di Dio?
I nostri nonni avevano magari dieci o quindici figli, ma non li avevano messi al mondo con il miraggio del tesoretto procuratogli dallo Stato. Li avevano messi al mondo per la certezza della loro fede. E se qualcuno moriva, come capitava con una certa frequenza, erano convinti di avere un angioletto in più in Paradiso. Erano dei buoni cattolici e, quindi, dei buoni cittadini che si prendevano sulle spalle la loro quota di responsabilità sociale. Altro che sicurezza sul tasso di sconto e mutuo agevolato.
Nessuno vuole mettere in discussione che servono anche aiuti economici, soprattutto a beneficio di quelle molte famiglie che ogni giorno che Dio manda in terra lavorano per il bene comune, e quindi per lo Stato. Ma come si può pensare che i soldi siano la soluzione di ogni problema? Guardiamo nelle nostre case e osserviamo con attenzione i nostri figli, che a quarant'anni suonati si chiamano ancora ragazzi. Siamo sinceri: quanti di loro, pur avendo il minimo indispensabile per mettere su famiglia, preferiscono restare nella cuccia calda con mami e papi? Tanti, troppi. Essere dei buoni cittadini, e magari dei buoni cattolici, significa anche rischiare, scommettere la vita su un impegno grande. Oggi, se non c'è l'appartamento arredato, se non avanzano soldi per la vacanza esotica, due ragazzi di quarant'anni mica si possono sposare. Sono costretti, poverini, a convivere.
Brutto discorso, lo ammettiamo, nel quale si dovrebbe parlare di sacrificio, impegno, generosità, altruismo, fede. Tutta roba sorpassata. Eppure funzionava, e non solo per i cattolici. Anche fior di anticlericali incarnavano quei valori. Ci fosse ancora la grandezza, la statura umana e morale di certi mangiapreti in questa Repubblica fondata sull'happy hour.
Ma non ci sono più grandi mangiapreti forse perché si sono fatti merce rara i grandi preti. Certo, non bisogna generalizzare, ma quel clero che formava cittadini seri formando cattolici seri ha subito una crisi drammatica negli ultimi quarant'anni. Per fortuna, ce ne sono ancora di capaci di rimettere con i piedi per terra e la testa in Cielo un uomo che quarant'anni di religione ridotta a sociologia protomarxista aveva capovolto. Andate nelle chiese di questi sacerdoti: le troverete piene di genitori con tanti bambini piccoli. Ci sarà un motivo.
E, invece, un sacco di cattolici si riduce a fare i conti sulle briciole del tesoretto buttato sotto il tavolo dal governo di turno. Chiedono più intervento dello Stato e non sanno che se c'è una realtà dalla quale lo Stato deve rimanere fuori è proprio la famiglia. In Svezia, proprio applicando questa teoria, in quarant'anni è stata distrutta la famiglia. L'85% delle donne ha potuto andare a lavorare invece che fare la casalinga. Peccato che ora l'83% delle donne vorrebbe stare a casa con i propri figli, ma non può più farlo. E, oltretutto, troverebbe la casa vuota.
Caro amico ateo, che cosa dici di unirti alla nostra richiesta di essere lasciati in pace da uno Stato che scambia il benessere della famiglia con la crescita del PIL? Che ci lascino continuare a credere in qualche cosa di grande. La cosa migliore che uno Stato può fare per le famiglie è quella di non fare danni. Ci lascino educare i nostri figli in santa pace. Non spendano soldi per insegnare ai nostri ragazzi che le droghe leggere non fanno male, che gay è bello, che cambiare ragazza ogni sera va benone, purché si prendano le dovute precauzioni. Ecco, con questo gli abbiamo pure dato qualche idea per risparmiare un po' di danaro dei contribuenti. Altro che tesoretto.
Fonte: BastaBugie.it
ARTICOLO Fare tanti figli? Sì, grazie!
"Crescete et moltiplicorum!". Nel buio della notte padana, la luce della torcia elettrica di don Camillo scopre che oltre la rete del pollaio mani ignote hanno lasciato un cartello per farsi beffe di lui. I "polli della vittoria", allevati con tanta cura in vista della sconfitta elettorale di Peppone, sono spariti, e i ladri hanno lasciato soltanto due esemplari, e quel cartello in segno di scherno. L'episodio – che appare nel film Don Camillo e l'onorevole Peppone – ci offre il destro per introdurre quel biblico "crescite et multiplicamini" che fu al centro della profetica battaglia combattuta da Guareschi contro le teorie maltusiane.
Teorie elaborate sul finire del '700 dal pastore anglicano Thomas Robert Malthus, che esortava le coppie di sposi all'astinenza per evitare di far crescere la popolazione oltre misura. Oggi i "malthusiani" sono diventati una presenza inquietante nei governi, nelle organizzazioni internazionali, nei giornali. Sono potenti, nonostante le loro previsioni siano state clamorosamente smentite dai fatti. All'orizzonte si profila semmai il dramma del crollo di nascite nei paesi ricchi.
Già sessant'anni fa, nel 1952, il Corriere della Sera manifestava le prime aperture di credito alla cultura malthusiana. Tanto da pubblicare un pezzo intitolato "L'eccesso di popolazione non può sfogarsi all'estero", nel quale si avvertono gli italiani che su di loro incombe il flagello della sovrappopolazione e la conseguente miseria generale. Sennonché un lettore di Candido, Franco Spotorno, scrive a Guareschi: "Le famiglie numerose sono in gran parte l'indice di coscienza religiosa, di senso del dovere, di rispetto delle leggi di Dio e della natura, di coraggio, di fiducia in se stessi, di spirito di sacrificio, di amore alla famiglia e al lavoro, di quel complesso, cioè, di igiene morale spesso ignota nei talami sterili, dove calcoli complicati, elucubrazioni, igiene matrimoniale e una buona dose di egoismo preparano solitari crepuscoli consolati dal cagnolino. Io sono il sesto figlio di una serie di otto; e proprio non me la sento di pensare ai miei genitori come a degli incoscienti analfabeti."
Alla lettera, pubblicata sul Candido del 9 settembre 1952, Guareschi risponde così: "Non accettiamo di polemizzare né di discutere sull'opportunità o meno della limitazione delle nascite non per spirito di intolleranza, ma con lo stesso spirito col quale ci rifiutiamo di discutere sulla esistenza di Dio. Per noi Dio esiste. Con lo stesso spirito noi rispondiamo, a chi ci interpella in proposito, che il problema dell'eccesso di nascite non esiste. La regola è questa: Crescite et multiplicamini. In quanto poi a coloro che negano l'esistenza di Dio, e, quindi, delle Leggi divine, a coloro cioè che sono ancorati alla terra dal più rigoroso materialismo, noi rispondiamo che parlare di 'necessità di controllare e limitare le nascite' è, prima ancora che una bestemmia contro Dio, una bestemmia contro la natura.
Quando noi pensiamo che il mare, l'immenso e sconfinato mare, prima che un uomo pensasse a dar la caccia ai pesci, è rimasto per esempio alcuni miliardi di anni (centinaia di miliardi, miliardi di miliardi, chi lo sa?) in completo e incontrollato potere dei pesci, e quando pensiamo che, pur essendo dotati d'una prolificità eccezionale, i pesci non sono mai riusciti a sovrappopolare il mare, ci vien da sorridere davanti alle preoccupazioni del Corriere della Sera e di chi la pensa come quelli del Corriere della Sera. Il problema della superpopolazione non esiste: regole inflessibili, matematiche, esistono, invece, sulle quali si basa il funzionamento di tutte le cose dell'universo. Il Padreterno, prima di creare l'universo, non ha aspettato di leggere il Corriere della Sera. Aveva già delle idee sue".
Fonte: BastaBugie n.296
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