TESTIMONIANZA di Claudia Koll

Motivazione del premio Viva Maria 2009: a Claudia Koll, attrice cinematografica e teatrale, perché come i Viva Maria dell’insorgenza toscana, con la parola e con le opere, offre generosa testimonianza del lavoro da fare per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime

Conferenza n.34 del 19 settembre 2009

RIASSUNTO  La conversione e il perdono

L'IMPORTANZA DELLA PREGHIERA E DEI SACRAMENTI

Claudia Koll: "Dopo l'incontro con il Signore Gesù la mia vita è cambiata: ora mi sento a casa solo nella Chiesa Cattolica"

 

Il culmine del 1° Giorno del Timone della Toscana è stato raggiunto con la toccante testimonianza dell'attrice Claudia Koll che con molta sincerità ha raccontato il suo avvicinamento a Dio, la rottura con un passato di errori e di sofferenza per trovare la luce della fede.
Ha raccontato la sua infanzia e il debutto al cinema. Dopo la partecipazione a molte fiction in televisione tra cui Linda e il brigadiere, ha presentato il Festival di Sanremo.
Dopo l'avvicinamento e coinvolgimento nella fede cattolica, ha radicalmente cambiato vita, continuando la propria professione scegliendo ruoli consoni al nuovo stile di vita.
Oggi è impegnata in vari progetti umanitari dislocati in molte parti del mondo, dall'Africa, al Myanmar, dove grazie all'associazione "Le Opere del Padre" viene dato sostegno a distanza a bambini, vengono costruite case accoglienza per disabili e viene portata promozione umana.
Claudia Koll dedica la propria vita all'annuncio del Vangelo di Gesù, soprattutto la sua divina misericordia, e ha dichiarato di sentirsi a casa nella Chiesa Cattolica che l'ha accolta come una mamma. La sua vita è profondamente segnata dalla partecipazione alla S. Messa  quotidiana e dai sacramenti della confessione e della comunione.
Molto bella la fase centrale della sua testimonianza: "Dopo l'incontro con il Signore Gesù la mia vita è cambiata. Dalle macerie della mia vita prostrata e sola ho gridato al Signore e Lui nella sua infinita bontà mi ha risposto: è venuto in aiuto e con il suo infinito amore ha curato le ferite dell'anima e perdonandomi con il Suo Santo Spirito mi ha ricreata, fatta nuova! La conversione è frutto del ritrovamento di questo Padre ricco di Misericordia. Come Gesù mi ha riconciliata con il Padre per i meriti della Sua Passione, Morte e Resurrezione, spingo chi si è smarrito a riconciliarsi con il Padre.
Il messaggio della Divina Misericordia è un grande messaggio per l'umanità sofferente che ha perduto la pace. Con la preghiera, l'adorazione Eucaristica, la partecipazione alla Santa Messa e il sacramento della Riconciliazione, il Signore cura le nostre ferite e ci rimette in cammino. Dio non fa preferenze e non usa parzialità. L'amore incontrato nella sofferenza mi spinge ad andare verso chi soffre, per portare proprio quest' Amore,per consolare con la stessa consolazione con la quale sono stata consolata per infondere fiducia in Dio e nella Sua Misericordia. Ho compreso il bisogno di unire le forze in nome di un Amore più grande da attingere dal Signore e da riversare a chi è più debole".
Alla fine della sua testimonianza, il direttore del Timone, Gianpaolo Barra ha consegnato all'attrice il Premio “Viva Maria!” dedicato alla Vergine del conforto che è conservata ad Arezzo. Il premio consisteva in un assegno offerto dalla Fondazione Fides et Ratio che sostiene il Timone e con una perfetta riproduzione della Madonna del conforto di Arezzo. Evidente è stato il motivo che ha spinto gli organizzatori a chiamare “Viva Maria!” questo premio: come ai tempi di Napoleone, è in atto un attacco alla fede cattolica. Ora come allora c’è bisogno che ci sia un forte movimento di popolo di reazione che difenda la Chiesa da questi attacchi.
Ecco la motivazione del premio tratta dalla pergamena: "A Claudia Koll, attrice cinematografica e teatrale, perché come i Viva Maria! dell’insorgenza toscana, con la parola e con le opere, offre generosa testimonianza del lavoro da fare per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime".

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CRISTO E' LA VERITA' di Antonio Socci

Include la consegna del premio "Viva Maria!"

Conferenza n.55 del 15 settembre 2012

RIASSUNTO  Cristo è la Verità

LA DIFESA DELLA VERITA' OGGETTIVA

Relativismo e fondamentalismo impongono le loro "verità" soggettive


Il Giorno del Timone della Toscana è giunto alla quarta edizione e si conferma uno dei più grandi eventi culturali della regione: anche quest'anno infatti oltre seicento persone hanno partecipato a questo appuntamento.
Quest'anno il premio "Viva Maria!" è stato assegnato ad Antonio Socci, per il suo coraggio e la sua fierezza nel dimostrarsi cattolico con la parola, con gli scritti e con l'esempio. Il premio è stato dato per il libro scritto in merito alla vicenda della figlia Caterina, la quale sta dando una grande testimonianza di vita cristiana, perché partecipa con tutta se stessa al mistero della redenzione introdotto nel mondo da Gesù attraverso la crocifissione e quindi la sofferenza. In effetti Socci ha detto che non è sua abitudine accettare i premi che gli offrono; questa volta ha fatto un'eccezione perché il premio lo considera rivolto a sua figlia. Ci ha raccontato che, prima di venire a Staggia, le ha detto che stava per ritirare un premio per lei e Caterina ha dimostrato di gradire la cosa.
Per noi "Amici del Timone" di Staggia Senese, Antonio Socci è un amico, in quanto è la quarta volta che tiene una conferenza nel nostro Centro Culturale. Scrittore e giornalista, conduce su Radio Maria la trasmissione "Nel mondo, ma non del mondo", dirige per conto della Rai una scuola per giornalisti a Perugia, è stato vicedirettore di Rai Due dove ha condotto la trasmissione Excalibur: una trasmissione coraggiosa e controcorrente. Ovviamente i "maestri della tolleranza" non tollerarono la sua indipendenza di giudizio rispetto alla cultura dominante e fecero chiudere la trasmissione.
Il 19 settembre 2009 si svolse a Staggia il 1° Giorno del Timone della Toscana. Nell'inaugurare questa prima edizione il direttore del Timone, Gianpaolo Barra, iniziò con una preghiera per Caterina Socci a cui una settimana prima il cuore aveva smesso di battere per più di un'ora. Da allora anche la vita di Socci subì una svolta, involontariamente catapultato nelle regioni del dolore estremo. Nel libro su Caterina ha scritto: "Un gran dono ha fatto Dio agli uomini rendendoli padri e madri: così tutti possono sperimentare che significhi amare un'altra creatura più di se stessi. E così abbiamo una pallida idea del suo amore e della sua compassione per noi."
Prima di ritirare il premio Antonio Socci ha voluto condividere con noi alcune riflessioni molto attuali riguardo ai due rischi opposti in cui al giorno d'oggi ci possiamo facilmente imbattere: il relativismo e il fondamentalismo. Anche Benedetto XVI, trovandosi in Libano, in un luogo drammaticamente pericoloso, terra di martiri, ha coraggiosamente trattato questi temi, proprio in questi giorni. Il relativismo afferma che la verità non esiste e se esiste non è conoscibile, quindi nessuno può dire di averla. Per il relativista, quindi la verità la stabilisce di volta in volta chi esercita il potere. Così i governi possono ad esempio stabilire che la vita umana nel grembo materno sia sopprimibile. I relativisti dimenticano che esiste una verità oggettiva, la quale non può essere sottomessa ai parlamenti.
Il fondamentalista invece afferma che la verità esiste ed è in suo possesso. Chi è contrario a questa verità è contro di lui. Come si vede, anche in questo caso, esattamente come nel relativismo, la verità viene imposta da chi ha il potere, che nel caso del fondamentalista assume anche una valenza religiosa.
Il cristiano si trova lontano sia dal relativista che dal fondamentalista in quanto afferma che la verità esiste, ma non è in suo possesso. Gli è stata rivelata e come tale la ripropone agli altri. La Verità che si è fatta carne tramite un uomo, Gesù Cristo, è vivente, ci possiede e ci guida. Viene verso di noi e ci spinge nella giusta direzione.
È molto più grande di noi che indegnamente la proclamiamo. Tutti noi cristiani siamo tentati di andare verso l'uno o l'altro errore. In Gesù si trova la pienezza della rivelazione e della verità, quindi non c'è da aspettare nessuna ulteriore rivelazione e nessun'altra religione può aggiungere niente a ciò che è già stato rivelato da Cristo. La fede cattolica trasmette quindi la verità di Gesù Cristo attraverso la debolezza, il martirio, il calvario; un modo che appare stolto agli occhi del mondo. È la verità stessa ad offrirsi come vittima per i suoi carnefici. La vendetta di Dio non è giustiziare gli empi, ma farsi giustiziare con la croce. Egli non vuole vincere con il potere, come avrebbe potuto, essendo il Signore del cielo e della terra, ma con l'amore. Nessuno vuole stare con una verità perdente, sopraffatta, ecco perché molti non si accorgono di lui o non vogliono averci a che fare. L'esempio lampante è quello di Pilato, che pur avendo di fronte a sé la verità non la riconosce. Tutti noi vogliamo stare con un vincente, ma Gesù è proprio questo. Non è un re di questo mondo, e quindi su questa terra appare perdente, ma è il re dei re e quindi il vero trionfatore. Di fronte alla morte, tutti i re del mondo piagnucolano, Gesù invece la affronta e la sconfigge.
È difficile, ha affermato infine Socci, dover scegliere ogni giorno per il bene o per il male e la tentazione è quella di farsi comandare dalle regole imposte. Ma è degradante per il cristianesimo essere ridotto a regole. Noi cattolici non abbiamo semplicemente alcune regole da seguire, ma un modello da imitare: Cristo. Dio ci vuole liberi perché siamo destinati a partecipare alla natura divina di Gesù Cristo e la caratteristica fondamentale della divinità è la libertà.
Al termine di queste riflessioni, Giampaolo Barra, direttore del Timone ha consegnato ad Antonio Socci il premio "Viva Maria!", ringraziandolo per averci consolato e confortato, facendoci pensare alla grandezza del dono che abbiamo ricevuto, cioè la grazia di essere cattolici; per averci rafforzato nella fierezza di essere cattolici e nell'impegno che dobbiamo mettere per testimoniare Cristo e guadagnargli delle anime.

OMELIA  L'importanza dell'apologetica

L'APOLOGETICA NON SI CONTRAPPONE AL DIALOGO, NE E' ANZI LA NECESSARIA PREMESSA

Omelia di S.E. Mons. Fausto Tardelli, Vescovo di San Miniato


Il "dialogo" che la Chiesa intesse con gli uomini del mondo, discutibilmente indicato a volte come bandiera di una Chiesa aperta al mondo e non più arroccata in difesa, a ben vedere non può mai essere inteso come accondiscendenza nei confronti della menzogna, né come un nascondersi mimetico, togliendo al paradosso cristiano tutta la sua forza di contraddizione. Anzi, se così fosse, il dialogo stesso perderebbe di valore, si snaturerebbe, non sarebbe più vero incontro umano, bensì mero tatticismo. L'amore che la Chiesa ha per il mondo non è altro che l'amore stesso di Gesù per ogni uomo, quello stesso del Padre di ogni misericordia. E l'amore autentico richiede sincerità e a volte anche aspro confronto. L'amore salvifico è appello al cuore e alla ragione dell'uomo; esso schiude i pensieri dei cuori e fa necessariamente venire alla luce le scelte dell'anima.
L'apologetica non si contrappone al dialogo, se lo si intende nel modo giusto. Ne è anzi elemento necessario. La Chiesa e i cristiani, nel ricordare al mondo la limitatezza di una ragione scientifica onnicomprensiva e chiusa dentro l'orizzonte dell'empiricamente sperimentabile; nel ricordare la dignità di ogni uomo, la sua dimensione spirituale e la intangibilità della sua vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale; nel ricordare ancora che cosa sia la famiglia e come debba costruirsi nel legame indissolubile di un uomo e di una donna aperto alla vita; nel ricordare inoltre come ogni attività umana, culturale, economica e politica debba rispettare la legge naturale iscritta nel cuore dell'uomo; nel ricordare la fraternità della famiglia umana contro ogni individualismo od egoismo di parte; ripresentando al mondo infine il destino eterno dell'uomo oltre la morte e il Signore Gesù come l'unico in cui c'è salvezza per l'uomo, perché solo Lui è la via, la verità e la vita; ebbene, esprimendo tutto questo con la testimonianza della vita e la franchezza della parola, la Chiesa e i cristiani compiono un'opera di amore vero, esprimono un amore sincero verso ogni uomo e ogni donna che abita la terra, verso la sua ragione e la sua libertà.
Ma nello steso tempo, così facendo, la Chiesa e i cristiani sono ancora oggi "segno di contraddizione" e partecipano con Maria ai dolori della passione del Cristo, danno compimento a ciò "che dei patimenti di Cristo, manca nella loro carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24). Questo però è il vero dialogo di cui il mondo ha bisogno, così la Chiesa e i cristiani sono lievito e fermento dentro la pasta del mondo, annuncio della speranza che non delude e servizio all'autentica umanità, alla razionalità e alla libertà umana. Queste convinzioni mi pare siano alla base del vostro impegno e diano pieno valore ad un'esperienza umana, cristiana ed editoriale così encomiabile come quella del "Timone".
Chiediamo alla Vergine Santa, per tutti noi e per la Chiesa intera, che ci aiuti ad essere, insieme con Cristo, con serenità, gioia e coraggio, "segno di contraddizione" per il nostro tempo. Non solo con le parole e con le azioni esteriori, che sarebbe alla fine ben poca cosa, bensì con la partecipazione personale alla passione, morte e risurrezione di Cristo. In una parola, con la santità della vita.

(estratto dall'omelia che Mons. Tardelli ha tenuto durante la Santa Messa a Staggia Senese in occasione del 4° Giorno del Timone della Toscana)

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LA BATTAGLIA di Silvana De Mari

Il compito degli uomini non è quello di "capire" le donne, ma di proteggerle e dargli sicurezza

Conferenza n.93 del 15 settembre 2018

RIASSUNTO  La battaglia per la verità

MASCHIO E FEMMINA LI CREO'

Assegnato alla scrittrice il premio Viva Maria per il suo coraggio nell'affermare che due più due fa quattro e nel respingere il nemico di oggi, cioè il pensiero unico, contro il quale non si può andare se non a costo di persecuzioni

 

A Silvana De Mari, scrittrice fantasy di fama internazionale, diplomata in Chirurgia generale e Psicologia cognitiva, il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese, insieme all'associazione Fides et Ratio ha assegnato il premio "Viva Maria", per il suo coraggio nell'affermare che due più due fa quattro e nel respingere il nemico di oggi, cioè il pensiero unico, contro il quale non si può andare se non a costo di persecuzioni.
Nel suo intervento ci ha spiegato con la sua solita chiarezza, senza tanti giri di parole, alcune evidenze cui si è trovata di fronte nella sua esperienza di medico e grazie alle quali anche il suo approccio alla verità è cambiato.
Il nostro cervello che tutto controlla è plastico, quindi alcune aree possono venire modificate da ciò che apprendiamo o anche dai nostri comportamenti. Un dolore che percepiamo ad esempio, aumenta se abbiamo paura, mentre diminuisce se proviamo collera. Il dolore talvolta può arrivare fino ad essere percepito come piacere. Le persone bulimiche, ad esempio, arrivano a questa inversione: l'abitudine a procurarsi il vomito crea in loro una dipendenza, che a sua volta porta a trarre piacere da un atto normalmente considerato doloroso o almeno fastidioso.
La De Mari ha fatto poi un altro esempio spiegando che il retto, cioè la parte finale dell'intestino, è un pezzo del sistema nervoso centrale creato affinché le feci che vengono dall'alto siano espulse fuori. La fisiologia stessa lo testimonia: infatti lo sfintere si apre dall'alto verso il basso, dall'interno verso l'esterno e non viceversa. Tutto ciò che viene inserito dall'esterno crea dolore e in alcuni casi dei seri danni. Il pene, che viene inserito nell'ano durante l'atto omosessuale, oltre a provocare dolore può causare lesioni fino ad arrivare anche a incontinenze fecali visto che si tratta di introdurre una circonferenza di diversi centimetri in una che può allargarsi fino a un massimo di due. Senza parlare della facilità con la quale possono insorgere le infezioni e le malattie sessualmente trasmissibili visto che sempre durante l'atto sodomita avvengono lesioni, le feci sono grandi portatrici di batteri e vista anche la forte assorbenza dell'intestino (è per questo che funzionano le supposte).
La deduzione logica è che l'atto omosessuale sia innaturale e motivato soltanto dalla volontà di tramutare ciò che crea dolore in piacere.
La De Mari ha continuato chiedendosi come mai una pratica che provoca danni e un dolore percepito come piacere sia stata normalizzata in psichiatria. Ha spiegato poi come mai un uomo desidera che un altro uomo lo possegga: egli ha avuto una crisi d'identità dovuta in molti casi ad una difficoltà nel rapporto con il padre che lo ha reso estremamente fragile e che lo porta a ricercare nel suo stesso sesso un'affettività che però non può trovare, ed è per questo che gli omosessuali si ritrovano a cambiare spesso partner potendo arrivare anche a trecento all'anno. Lo spiega molto bene lo psicoterapeuta Richard Cohen nel suo libro "Riscoprirsi normali". Gli ermafroditi, che sono estremamente rari, hanno problemi cromosomici ed endocrinologici molto ben riconoscibili e per questo vanno curati, a volte anche con la chirurgia; ma queste persone non c'entrano con gli LGBT che invece vogliono soltanto rifiutare di accettarsi per quello che sono, cioè il loro evidente dato biologico. Il loro non è un problema genetico, bensì un comportamento appreso da correggere con una buona psicoterapia che li riporterebbe al dato di realtà di quello che sono e non di quello che sentono, portandoli così ad accettarsi davvero.
Ciò a cui siamo arrivati oggi, ha concluso la De Mari, è uno stravolgimento della realtà: da un lato la femminizzazione dei maschi con la conseguente perdita di virilità, i quali sono diventati troppo empatici, mentre il loro compito di protezione li chiamerebbe ad essere logici e razionali; così ci ritroviamo con donne che vogliono essere capite a tutti i costi dai propri uomini e che sono capaci di mandare a monte storie d'amore sulla base di questo, invece di accettare la diversità. Il compito degli uomini non è quello di "capire" le donne, ma di proteggerle e dargli sicurezza.
Dall'altro lato la rivoluzione sessuale ha portato le donne ad avere una sessualità di tipo maschile: ricercare rapporti col solo scopo di provare piacere, con quanti più uomini possibili e, se non desiderata, scartando la maternità. Se aggiungiamo a tutto questo che le donne molto spesso non trasmettono al figlio l'amore e il rispetto per il padre, il tutto oggi amplificato anche dal problema dei divorzi, comprendiamo l'accorato appello della De Mari affinché sia proprio un uomo ad alzarsi in piedi per salvare questa umanità in crisi. Meglio sarebbe, ha concluso, se questo fosse un sacerdote. Sono infatti i sacerdoti i primi ad essere chiamati a riaffermare il progetto originario di Dio: "Maschio e femmina li creò".
Una clamorosa standing ovation ha sottolineato l'apprezzamento alla professoressa delle centinaia di persone che sono accorse a Staggia. Al termine il neo direttore del Timone, Lorenzo Bertocchi, ha consegnato alla De Mari il premio Viva Maria 2018 ed ha invitato i presenti all'undicesima edizione del Giorno del Timone.

VIDEO  L'aritmetica del pensiero unico, la persecuzione di chi difende l'evidenza è già in atto
FRASI CHIAVE DEL VIDEO

Professore: "Non pensare. Non hai bisogno di pensare"
Alunno: "Due più due fa quattro! Ha sempre fatto quattro! Come può fare cinque? Tu lo sai che fa quattro, perché non lo dici?"
Compagno: "Stai zitto! Ci farai finire tutti nei guai!"

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L’INCONTRO CON CRISTO di Pietro Sarubbi

Attore che ha interpretato nel 2004 il ruolo di Barabba nel film La Passione di Cristo di Mel Gibson: proprio durante le riprese si converte grazie allo sguardo di di Jim Cavizel che interpretava Gesù

Conferenza n.116 del 8 giugno 2024

RIASSUNTO  L'incontro con Cristo

UNO SGUARDO FULMINANTE

La giornata della Bussola della Toscana del 2024 ha avuto il suo momento più emozionante nella testimonianza dell'attore Pietro Sarubbi

 

La giornata della Bussola della Toscana del 2024 ha avuto il suo momento più emozionante nella testimonianza dell'attore Pietro Sarubbi. Il suo intervento ha saputo intrecciare risate, scatenate dalle sue battute, e momenti di commozione, con frasi spezzate da un nodo alla gola.
L'attore ha iniziato il suo percorso artistico lavorando in teatro. Nel 1980 arrivano i primi contratti Rai per Portobello, Fantastico e numerosi film tv. Debutta nel cabaret con Zelig e dal 1985 partecipa a film-tv, fiction e sit-com di successo tra cui Casa Vianello e Camera Cafè. La presenza fissa al Maurizio Costanzo Show gli dà una certa notorietà. Poi la svolta grazie alla sua interpretazione di Barabba nel film di Mel Gibson "La Passione di Cristo". Sarubbi ha raccontato il suo incontro con il regista, durante il quale scoprì che il suo personaggio non pronunciava nessuna battuta. Egli, che fino ad allora aveva pensato solo alla gloria e al profitto, non voleva accettare quella parte, perché avrebbe significato un basso guadagno, infatti più un personaggio parla, maggiore è il guadagno dell'attore. Sarubbi quindi continuava a ripetere a Gibson di fargli dire qualche battuta o, in alternativa, di interpretare un altro personaggio, magari San Pietro. Gibson tentò di convincerlo spiegandogli l'importanza di Barabba, che in aramaico significa "figlio del padre", una traccia del suo essere figura messianica, una sorta di alter ego di Gesù, Figlio del Padre del cielo. Sarubbi non capiva perché Mel Gibson stava lì ad insistere per convincerlo. A lui, che era un attore secondario, il regista disse che aveva bisogno della sua vera rabbia per il "suo" Barabba. Questo personaggio era discendente del capo degli zeloti e si era ormai abbruttito a causa del male fatto e della prigionia: in pratica era diventato come una bestia. E come tale non parlava più, ma esprimeva tutto con grida ed espressioni facciali minacciose. Alla fine Sarubbi si convinse ad interpretare Barabba.
Iniziarono le riprese, durante le quali Mel Gibson non permetteva a nessun attore di incontrare Jim Cavizel che interpretava Gesù. Mel Gibson voleva infatti che il primo incontro che gli attori avevano con Gesù fosse autentico. Questo per catturare il primo sguardo e la reazione che suscitava il vedere concretamente Gesù. Il regista infatti ha realizzato il film ponendo molta attenzione agli sguardi, come del resto il vangelo racconta usando molte volte il verbo "vedere", "guardare". Peniamo a tutti gli sguardi che si vedono nel film: quelli tra Gesù e sua Madre, lo sguardo di Gesù che si posa su San Pietro, ecc. Sarubbi ha quindi fatto vedere una scena della flagellazione in cui Gesù, stremato dalle frustate dei romani, incontra lo sguardo di sua Madre. Questo gli da la forza di rialzarsi e sopportare una fustigazione ancora più crudele.
Dopo diverse riprese arriva il momento fatidico dell'incontro tra Barabba e Gesù. La scena della liberazione di Barabba, provata più volte da solo, adesso si svolge alla presenza degli altri attori. Mentre Barabba scende le scale che lo porteranno verso la libertà si volta a guardare per un attimo Gesù. In quell'attimo, l'attore ha una fulminazione. In quello sguardo di Gesù, Sarubbi si perde e rimane a fissarlo per un lungo interminabile minuto e tutto il set si ferma. Nessuno se la sente di dire niente.
Sconvolto, quella sera non esce con gli altri attori come sempre alla fine delle riprese ma se ne va a casa, in uno stato febbrile. Non riesce a dormire e ha paura di restare al buio perché sente ancora quegli occhi addosso e sono occhi pieni di amore. Non capisce cosa gli stia succedendo, non capisce come possa un solo sguardo, tra l'altro nel contesto di finzione del set cinematografico, essere così sconvolgente, così vero. Dopo mesi con questa domanda e con lo sguardo di Gesù fisso nella mente, incontra un sacerdote che gli regala l'enciclica "Deus Caritas Est". Sfogliandola in treno incontra la frase "il Signore sempre di nuovo ci viene incontro attraverso lo sguardo di uomini, con cui egli traspare" e capisce improvvisamente tutto: quella frase è la risposta alla sua domanda di senso. Inizia un cammino di conversione che lo porterà a sposarsi con la donna con la quale conviveva e dalla quale stava per avere il quarto figlio. Perché decide di sposarsi? Perché ormai è diventato fondamentale per lui il rapporto con l'Eucarestia a cui però non può accedere perché in situazione irregolare di matrimonio. Ma lui vuole essere degno di ricevere Gesù e per questo inizia a mettere a posto la sua vita. A questo punto sente il desiderio di raccontare quello che gli è successo a quelli che incontra, ma questo gli costerà la carriera cinematografica.Al termine dell'intervento il direttore della Bussola, Riccardo Cascioli, ha consegnato all'attore il premio "Viva Maria" non solo per il suo talento artistico, ma soprattutto per il coraggio di testimoniare la fede nonostante le difficoltà che questo ha significato.
La Giornata della Bussola si è rivelata un evento di grande spessore culturale e spirituale, capace di unire riflessione scientifica, analisi economica e testimonianze di fede, confermando ancora una volta l'importanza di conferenze in presenza del pubblico. Infatti internet offre la possibilità di accedere a qualunque ora e gratuitamente a un numero quasi infinito di conferenze su tutto lo scibile umano da parte di relatori per tutti i gusti. Potrebbe quindi sembrare superata l'esigenza di ritrovarsi in un luogo per fruire di esperienze che possono essere fatte tranquillamente on line senza lo sforzo del viaggio. Giornate come quella vissuta a Staggia Senese dimostrano esattamente il contrario, e cioè che nulla può sostituire il vivere una esperienza in presenza, poiché così si possono cogliere le sfumature che non si vedono nel video, il prima e il dopo della conferenza, il parlare direttamente con il conferenziere una volta sceso dal palco, visitare gli stand dei libri, e per finire, instaurare nuove amicizie con gli altri partecipanti all'evento o magari salutare chi già si conosce e non si aveva altra occasione di incontrare. Anche il momento del pranzo ha aiutato i partecipanti a vivere un'esperienza di convivialità e conoscenza degna dello sforzo fatto per essere presenti.
I partecipanti hanno espresso grande soddisfazione sia perché arricchiti da nuove conoscenze, sia per essere stati ricaricati da una forte motivazione di fede. Allo stand della Bussola molti hanno testimoniato di leggere da anni il sito e grazie a questo di avere un punto sicuro a cui appoggiarsi per una corretta informazione. Per alcuni è stata poi l'occasione per abbonarsi alla Bussola Mensile, la rivista cartacea che da un anno ha affiancato il sito della Bussola Quotidiana. Diversi sono stati i lettori della rivista che hanno espresso la gratitudine per questo evento che ha permesso loro di incontrare di persona il direttore e alcuni membri della redazione. L'appuntamento con la Giornata della Bussola della Toscana è per il primo sabato di giugno del prossimo anno.

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MAI PIU' SERVO DI PANNELLA di Danilo Quinto

Da servo di Pannella a figlio libero di Dio

Conferenza n.59 del 12 aprile 2013

RIASSUNTO  Mai più servo di Pannella

TUTTI I DANNI DEI RADICALI

Lo scopo dell'ideologia radicale è quello di distruggere i principi naturali che riguardano tutti gli uomini perché iscritti nella natura umana

 

Venerdì 12 aprile il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese, nella 59° conferenza organizzata, ha ospitato Danilo Quinto, insieme alla moglie Lydia e a loro figlio.
Quinto ha fatto parte del partito radicale per 20 anni, di cui 10 come tesoriere, fianco a fianco con Marco Pannella. Oggi è un uomo nuovo e considera quella del partito radicale una ideologia antiumana.
Egli ha vissuto dal di dentro e come protagonista attivo tutte le campagne elettorali e le battaglie politiche messe su dai radicali. Anzi, è stato sempre compartecipe delle loro azioni, ha organizzato per loro le strutture logistiche, ha reperito fondi. Egli stima di essere riuscito a far entrare nelle casse del partito in 10 anni almeno 25 milioni di euro. Quinto racconta di come la struttura del partito assomigli a quella di una setta, di cui Pannella sarebbe il guru. Egli ha le chiavi di tutto e ogni potere decisionale; nessuno fa carriera all'interno del partito o come parlamentare se non quelli che Pannella recluta e sceglie fra ragazzi per suoi insindacabili e inconfessabili motivi (di cui tralasciamo i particolari, alquanto raccapriccianti).
"Pannella è un uomo immensamente carismatico, ammaliatore e trascinatore": ecco come lo descrive Danilo Quinto, imputandogli anche la capacità di distorcere la realtà e confondere il bene con il male.
Lo scopo dell'ideologia radicale è quello di distruggere i principi naturali che riguardano tutti gli uomini perché iscritti nella natura umana. Tutte le battaglie che i radicali hanno vinto, come quella sulla legalizzazione del divorzio e dell'aborto, sono assolutamente contrarie, infatti, ai principi che favoriscono una sana crescita umana e quindi della società intera. Così anche le battaglie per legalizzare l'eutanasia, i matrimoni fra omosessuali e le droghe, che sono ancora in atto, vogliono portare all'abolizione di un principio di verità, con il conseguente primato della volontà soggettiva a discapito di una oggettività di ciò che è bene o male.
Eppure Pannella ritiene necessario richiamarsi costantemente alla dottrina cattolica, al Papa, alla citazione delle Sacre Scritture. Ma chi è Giacinto Pannella detto Marco? A chi si ispira? Basta chiedersi chi è quell'essere che vuole far credere che il male sia bene e che vuole imitare Dio. Pannella fa proprio questo. Seduce anche decine e decine di parlamentari cattolici che firmano appelli a favore di Radio Radicale, che riceve dallo Stato ogni anno 10 milioni di euro per la trasmissione delle sedute parlamentari (attività che potrebbe essere svolta gratis dalla Rai). Alle elargizioni per i radicali dei Governi di destra e sinistra composti da cattolici e da laici, si aggiungono i contributi per la legge dell'editoria, le quote di finanziamento pubblico per la loro lista, il danaro proveniente dagli accordi elettorali con i partiti, le indennità e le pensioni che i radicali ricevono da ex parlamentari e alle quali non rinunciano. Alla faccia della loro battaglia contro il finanziamento pubblico.
Danilo Quinto, che si era avvicinato ai radicali negli anni del liceo, condividendo alcune delle loro battaglie politiche, aveva poi intrapreso il ruolo di tesoriere all'interno del partito come professione. Fu durante quegli anni che incontrò la persona che ha cambiato la sua vita: la moglie Lydia. Oggi Danilo la considera un dono di Dio nei suoi confronti. Ella, di professione cantante lirica e fervente cattolica, gli ha mostrato un'altra realtà. Gli ha fatto riscoprire Gesù Cristo e il Vangelo, che aveva ormai dimenticato da 40 anni. Dopo tutti questi anni si è di nuovo confessato ed ha ricominciato a pregare. Dopo pochi mesi si è sposato con Lydia in chiesa, cosa che i suoi "amici" del partito hanno dimostrato di non gradire, mancando all'invito. Dopo quel primo segnale di delegittimazione nei suoi confronti, sono cominciate, da parte di Pannella, tutta una serie di provocazioni e azioni denigratorie verso Danilo, consistenti soprattutto in una serie di mail inviate a lui, ma per conoscenza anche a tutti gli altri del giro, dove veniva accusato di aver commesso errori o provocato problemi. Nonostante la sofferenza che questo continuo doversi giustificare gli provocava, egli non riusciva a staccarsi da quel lavoro, perché psicologicamente invischiato e legato a degli strani meccanismi che lo rendevano dipendente dagli altri appartenenti al partito.
Lydia, presente in sala durante la testimonianza del marito, è poi salita sul palco ed anche lei ha spiegato come fossero tutti concatenati e dipendenti l'uno dall'altro, proprio come in una setta in cui sia stato fatto un patto di sangue, e come siano stati duri i primi due anni di matrimonio, durante i quali Danilo, ha lottato strenuamente per uscire dagli ingranaggi del partito. Lydia ha anche spiegato perché si fosse innamorata di una persona così lontana dalla sua fede cattolica e dai suoi principi. "Perché in fondo ho visto in lui una persona buona, una persona pulita", così ha risposto Lydia alla domanda di uno dei presenti in sala. La testimonianza di Lydia, dimostra come lei e il marito si siano affidati totalmente al Signore ed abbiamo sentito ciò a cui Egli li stava chiamando. Danilo stesso ha affermato come abbia percepito chiaramente nel periodo in cui è iniziata la sua conversione, la vicinanza di Dio.
Quando Danilo chiese a Pannella la liquidazione per lasciare il lavoro, questa gli fu negata. E adesso si trova a doversi difendere da un'accusa di appropriazione indebita dei soldi che in realtà erano stati i suoi stipendi. Tuttavia egli si dichiara una persona felice, perché unisce le sue sofferenze odierne a quelle di Cristo sulla croce. E afferma di sentirsi comunque sempre indegno perché ritiene il male che ha compiuto molto più grande di quello che subisce lui adesso. Così ha trasformato un periodo che poteva essere di disperazione in un periodo di offerta e di purificazione. Grazie a questo distacco fisico dalle cose terrene può guardare a quelle del cielo, le sole che valgono per la salvezza eterna. Salvezza che egli ritiene ancora di doversi conquistare ma che sta facendo di tutto per aggiudicarsi. Mi pare opportuno riportare queste parole di Danilo Quinto: "In molti mi dicono che ho avuto coraggio. Non credo si tratti di questo. Si tratta di amore per la verità e per la libertà, che è l'essenza di essere cristiani. Si tratta soprattutto del mio tentativo di conquistarmi il Paradiso o di fare, se non ci riuscirò, meno tempo di Purgatorio possibile."
Da cristiano vuole battersi per la verità e la libertà facendo conoscere il suo percorso negativo e quello di redenzione in cui ha scoperto la speranza della vita eterna.
Ciò di cui oggi si rammarica Quinto è di vedere come molti cattolici illustri nel mondo politico finanzino Radio Radicale e dialoghino con Pannella e i suoi, visto che gli ideali radicali sono del tutto inconciliabili con il messaggio cristiano e i suoi principi. Nei suoi libri, "Da servo di Pannella a figlio libero di Dio" e "Emma Bonino. Dagli aborti al Quirinale?", egli fa nomi e cognomi di coloro i quali appoggiano direttamente o indirettamente i radicali, denunciando la loro connivenza col il male.
Al momento sembra proprio che i radicali abbiano vinto perché la loro ideologia relativista, volontaristica e contro natura ha pervaso trasversalmente tutta la società e tutto il Parlamento. Persino i Grillini, secondo Quinto, sono la risultante di questa ideologia, perché la loro matrice prende l'avvio dal peggio degli ideali radicali. Ma noi cattolici sappiamo che le porte degl'inferi non prevarranno e la nostra speranza è riposta in Cristo, unico giudice dei vivi e dei morti.

ARTICOLO  Da servo di Pannella a figlio libero di Dio
Intervista a Danilo Quinto, tesoriere del Partito Radicale per dieci anni, che descrive nei particolari la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana



Il re è nudo. Nudo come quella volta che ricevette un attonito Gaetano Quagliariello, facendosi trovare in ammollo nella vasca da bagno a piagnucolare: «Vorresti dimetterti proprio ora e lasciarmi così? Non ti rendi conto del dolore che mi dai?», e l'attuale senatore del Pdl non riuscì a dire nulla, «capii solo che dovevo sottrarmi e scappare», avrebbe confessato anni dopo.
È devastante il ritratto di Marco Pannella che esce dalle 208 pagine del libro "Da servo di Pannella a figlio libero di Dio", scritto da Danilo Quinto, per dieci anni tesoriere del Partito radicale, edito da Fede & Cultura e dedicato alla «più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana», così il sottotitolo, «una famiglia allargata dove tutto ciò che era privato diveniva anche pubblico, dove ci si accoppiava e ci si cornificava fra di noi, dove il massimo della gratificazione era salutare Pannella baciandolo sulle labbra quando si presentava alle riunioni mano nella mano con l'ultimo dei suoi fidanzati ventenni e lo imponeva come futuro dirigente o parlamentare». Anche Quinto a un certo punto della propria vita ha capito che doveva svincolarsi dall'abbraccio soffocante del suo attempato pigmalione e fuggire.
Alla fine c'è riuscito. Ma a che prezzo: «Tre gradi di giudizio nel tempo record di quattro anni, con una sentenza della Cassazione che, pur riducendomi la pena di oltre la metà e concedendomi il beneficio della non menzione, mi condanna a 10 mesi per appropriazione indebita, consentendo a Pannella di darmi pubblicamente dell'impostore, dell'estorsore e del millantatore. Peggio di Luigi Lusi, insomma».
Il leader radicale dimentica di aggiungere che dev'essere anche un vero cretino, questo Quinto, che dal 1995 al 2005 ha procurato al partito finanziamenti per ben 45 milioni di euro, ne ha maneggiati 19. 651. 357 di entrate e 20. 976. 086 di uscite, eppure si sarebbe degnato di mettersi in tasca solo un misero 0, 32% di questo fiume di denaro, cioè 206. 089, 23 euro, «spese effettuate con la carta di credito, facenti parte del mio stipendio, sulle quali ho persino pagato le tasse, tutte regolarmente contabilizzate, oggetto di ricevute e dichiarate nei bilanci approvati dai vari congressi», ma sulle quali la magistratura in primo grado ha evitato di ordinare una perizia nonostante l'imputato non si rifugiasse nella prescrizione, e sarebbe arrivato a sgraffignare l'astronomica somma di 2. 151, 77 euro nell'ultimo anno in cui era in carica, e oggi è costretto a vivere della sua povertà: «Non possiedo una casa e neppure un'auto, non ho un conto corrente, sono indebitato fino al collo, ho dovuto abbandonare Roma e rifugiarmi nella natia Bari, mantengo la famiglia con un contratto a progetto da 1. 200 euro al mese che scadrà il 31 dicembre, non avrò mai diritto alla pensione». Peccato che Pannella si sia accorto solo dopo vent'anni che il suo collaboratore di fiducia era «un impostore dedito ad attività truffaldina», nonostante la conclamata bravura nel reperire tutti i mesi i soldi per pagare gli stipendi ai 150 dipendenti del Partito radicale.
Una resipiscenza sopraggiunta peraltro solo il giorno in cui Quinto ha avviato una causa per vedersi riconosciuto dai giudici il dovuto, e cioè 6 milioni di euro, poi ridotti a 2: «Vent'anni di lavoro occasionale per 13-14 ore al giorno, senza contratto, senza contributi versati all'Inps, senza ferie, con presenza in sede anche il sabato, la domenica, a Natale, a Capodanno, a Pasqua. Aggiunga il mancato riconoscimento del rapporto subordinato, il mancato adeguamento dello stipendio al ruolo dirigenziale e la mancata corresponsione del Tfr». La causa è pendente davanti alla Corte d'appello di Roma.
Quinto, 56 anni, giornalista, un esame mancante alla laurea in giurisprudenza, s'è persuaso che il re nudo sia la personificazione di Satana e assicura d'averne avuto una controprova il giorno in cui, dimessosi dall'incarico di tesoriere, andò a ritirare le sue poche cose nella storica sede romana dei radicali, in via di Torre Argentina, dove ha lavorato, ma sarebbe più esatto dire vissuto, dal 1987: «Mi ero fatto accompagnare da padre Francesco Rivera, un esorcista. All'uscita mi disse: "Sai, Danilo, ho avvertito molto forte la presenza del diavolo in quelle stanze. Ringrazia Dio che ti ha salvato"».
La salvezza s'è presentata a Quinto con le sembianze di Lydia Tamburrino, un soprano originaria di Cassino cresciuta alla scuola di Franco Corelli, Placido Domingo e Montserrat Caballé, una credente dalla fede adamantina che l'allora tesoriere del Pr conobbe in una villa sull'Appia Antica, a una proiezione privata del film Diario di Matilde Manzoni di Lino Capolicchio, regista col quale la cantante lirica aveva esordito a Lucca in Bohème. «Fu un colpo di fulmine. Quando annunciai a Pannella che stavo per sposarmi, ammutolì. Come osavo? Non avevo chiesto il suo permesso! "È una che conosciamo?", borbottò. Alla mia risposta, commentò con tono di scherno: "Ah, allora potrà fare degli spettacoli per noi". Da quel despota che è, già considerava anche Lydia di sua proprietà. Non credo proprio, lo raffreddai. Lì cominciò la guerra per annientarmi».
Profumo d'incenso e odore di zolfo, si sa, non vanno d'accordo. Forse Pannella aveva fiutato il pericolo che quella donna incarnava. Infatti sarebbe stata lei a convincere il marito che non doveva più lavorare per il Partito radicale, a farlo riaccostare alla confessione dopo 30 anni, a riportarlo a messa tutte le domeniche. «Al nostro matrimonio religioso non venne nessuno degli amici con i quali avevo condiviso un ventennio di vita, a parte l'ex segretario Sergio Stanzani, che si presentò all'aperitivo e solo per un quarto d'ora».
Avrà temuto le ire del capo. «Sergio era succube di Pannella. Quando nel 1995 fu deciso che gli esponenti radicali dovevano denudarsi pubblicamente al teatro Flaiano di Roma, era terrorizzato: "Se non lo faccio, Marco non mi candiderà alle prossime elezioni". Gli consigliai di andarsene in vacanza per evitare il ricatto. Ma il richiamo manipolativo del capo era troppo forte. Che tristezza vedere un uomo di 72 anni nudo in palcoscenico contro la sua volontà, con le mani sul pene, rannicchiato dietro un albero stilizzato. Se ci pensa bene, il corpo è al centro di tutta l'ideologia pannelliana, che vuole decidere come disporne e decretarne la morte, come garantirne la trasformazione nel corso della vita per assecondare le più disparate identità sessuali, come abusarne con sostanze che lo devastano. In una parola, non rispettarlo, consumarlo». I digiuni estremi bene non fanno. «Estremi ma furbi. Il suo medico di fiducia mi svelò che quando Pannella decise di bere la propria urina davanti alle telecamere del Tg2, la sera prima la fece bollire e conservare in frigo per attenuarne il sapore».
In compenso nel 2002 persino il presidente della Repubblica si preoccupò delle condizioni di salute del guru e chiamò in diretta Buona domenica per indurlo a sospendere lo sciopero della sete. «Povero Carlo Azeglio Ciampi! Conservo il nastro di una riunione di partito – c'era questa mania di far registrare tutto, degna del Kgb – in cui Pannella gli dà della testa di cazzo. Un déjà vu. Marco è stato il grande elettore di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale, salvo definirlo "don Rodrigo, eversore e fuorilegge" quattro anni dopo, invitandolo a "fare un passo indietro, fino al limite della galera"». Se è per quello, costrinse con accuse false il povero Giovanni Leone alle dimissioni e poi andò a chiedergli scusa poco prima che morisse. «Ora coccola Giorgio Napolitano e ne loda "la davvero straordinaria, quotidiana, pubblica, sapiente opera e fatica". Però negli ultimi giorni ha cambiato musica. Siccome, stando a Italia Oggi, il mio libro avrebbe stoppato la campagna per la sua nomina a senatore a vita, si lamenta a Radio Radicale perché il capo dello Stato non è un liberale, è un ex comunista di cultura togliattiana. Lui fa sempre così: quando vuole ottenere qualcosa, minaccia».
Pannella è iscritto alla massoneria?«Non penso. Però mantiene con essa rapporti strettissimi. Del resto Giorgio Gaber nel monologo L'abitudine diceva: "Io, se fossi Licio Gelli, mi presenterei nelle liste del Partito Radicale". Il capo della P2 fu sul punto d'essere candidato dal Pr come una qualsiasi Cicciolina. A questo scopo suo figlio Maurizio ebbe una serie d'incontri con Pannella in un albergo romano di via Veneto. Posso testimoniare che Gelli junior è stato un grande finanziatore del partito». Che altro può testimoniare?«Che Radio Radicale ripianava i debiti della Lista Pannella col denaro ricevuto dallo Stato. Non poteva farlo, era contro la legge. Con una convenzione ad hoc e senza gara d'appalto, Radio Radicale dal 1998 incassa 10 milioni di euro l'anno per mandare in onda le sedute parlamentari che potrebbero essere trasmesse gratis dalla Rai. In più la legge sull'editoria le garantisce altri 4, 3 milioni di euro in quanto organo della Lista Pannella, che peraltro non ha eletti in Parlamento.
Ho denunciato tutto questo allo stesso procuratore della Repubblica che mi ha rinviato a giudizio. A tutt'oggi non mi è stata neppure comunicata l'archiviazione dell'esposto. Come se non l'avessi mai presentato». Perché i radicali erano indebitati?«Pannella spende patrimoni per le sue carnevalate. La sola campagna Emma for president del 1999 per candidare la Bonino al Quirinale ci costò 1, 5 miliardi di lire. All'annuncio che Marco voleva la sua cocca sul Colle, lei svenne o fece finta di svenire, non s'è mai capito bene, durante una riunione notturna in un albergo di Monastier, nel Veneto. Ha sperperato un mare di quattrini nel disegno megalomane e fallimentare del Partito Transnazionale, che aveva 20 sedi nel mondo, da Baku, nell'Azerbaigian, a New York, dove mi spedì a lavorare per sei mesi. Fu lì che vidi i solidissimi rapporti esistenti fra la Bonino, frequentatrice con Mario Monti del Gruppo Bilderberg, e lo spregiudicato finanziere George Soros, il quale nel 1999 prestò un miliardo di lire ai radicali. E fu lì che lessi il fax inviato da Pannella alla stessa Bonino quando la fece nominare commissaria europea nel 1994: "Cara principessa, ora tutti s'inchineranno ai tuoi piedi"».
Oltre che spendaccione, che tipo è Pannella?«Un pusillanime. Nell'ultimo colloquio che abbiamo avuto, teneva gli occhi bassi. Riaffermando la mia fede cristiana, riconquistavo la libertà, e questo gli metteva paura. Pur sapendo quale vendetta mi attendeva, ho provato molta pena per lui. Qualche tempo dopo Lydia lo ha incontrato per strada nei pressi di via del Tritone. Pannella le ha voltato le spalle fingendo di guardare le vetrine d'un negozio di strumenti d'acconciatura per donna. E dire che allora non portava la fluente coda di capelli bianchi che oggi tiene annodata lungo la schiena. Non ha avuto il coraggio di girarsi neppure quando mia moglie ha recitato ad alta voce, perché lui sentisse, il Padre nostro e l'Ave Maria».
Solo pusillanime?«Intelligente. Grande manipolatore. Ha attraversato 50 anni di politica italiana stando sempre nel ventre caldo della vacca, la partitocrazia, fingendo d'esserne fuori e di combatterla. La sede vera del Partito radicale è casa sua, in via della Panetteria, vicino alla Fontana di Trevi, frequentata assiduamente dai tre o quattro uomini che ha amato nel corso della sua vita. L'approvazione e l'esaltazione dell'omosessualità e della bisessualità non solo è connaturata al mondo radicale, ma rappresenta lo strumento attraverso il quale si formano le carriere politiche». Eppure cita in continuazione le Sacre Scritture. «E che cosa sa fare il diavolo, se non cercare malamente d'imitare Dio? Da anni usa una sua foto, scattata durante un incontro con Papa Wojtyla al quale partecipavano il dc Flaminio Piccoli e molti altri parlamentari, per vantarsi d'aver avuto un filo diretto con Giovanni Paolo II. Sostiene persino che il Pontefice ascoltava le sue concioni a Teleroma 56. Mi dispiace che Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano, sia andato a farsi intervistare da Radio Radicale per confermare quest'amicizia inesistente. Fa il paio con la stoltezza di don Gianni Baget Bozzo, pace all'anima sua, che lo venerava e diceva di lui: "Pannella in realtà è una figura interna alla cristianità italiana, non è un politico: è un profeta"».
Lei sta demolendo la persona alla quale ha consacrato metà della sua vita. «Lo so, e mi considero per questo un grande peccatore, che ha alimentato l'opera di devastazione che Pannella ha compiuto sull'identità cristiana di questo Paese. Ha confuso la libertà col desiderio. Ha portato l'Italia a non distinguere più il bene dal male. Ha distrutto milioni di vite umane con l'ideologia abortista. Per questa ragione combatte la Chiesa. Nella sua intelligenza luciferina, sa che gli sopravviverà». Questo è sicuro. «Prigioniero di un delirio d'onnipotenza, a 82 anni sta evitando i conti con una categoria che non gli appartiene: la morte. Dovrebbe pregare, come fa mio figlio che di anni ne ha appena 7».

Stefano Lorenzetto
Fonte: BastaBugie n.258 del 17 agosto 2012

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