GUERRA DI SPAGNA di Giovanni Formicola

Conferenza n.38 del 12 marzo 2010

RIASSUNTO  La Guerra di Spagna

I MARTIRI SPAGNOLI, VITTIME INNOCENTI DELLA FURIA ANTICATTOLICA

Cosa è successo davvero dal 1936 al 1939 
 

Nel 2007, Benedetto XVI ha beatificato quasi cinquecento persone in un sol colpo. Nemmeno sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, che pure fu recordman di beatificazioni e canonizzazioni, arrivò a un massimo di 233 in un solo gruppo, nel 2001. E, guarda caso, anche allora si trattava di martiri della guerra civile spagnola. Il Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese ha organizzato il 12 marzo 2010 un incontro dal titolo "I MARTIRI CRISTIANI DELLA GUERRA DI SPAGNA. Cosa è successo davvero dal 1936 al 1939". Era presente un relatore veramente di eccezione: il professor Giovanni Formicola, responsabile regionale di Alleanza Cattolica, già membro del Comitato per la Bioetica della Regione Campania. Questo grande esperto della Guerra di Spagna ha parlato dei numerosi agnelli innocenti della causa di Cristo che caddero vittime in odio alla loro fede durante la feroce persecuzione religiosa che contraddistinse la Guerra Civile Spagnola negli anni ‘30 del XX secolo. In questa sanguinosa strage che attraversò la Spagna, il numero delle vittime superò il milione, colpendo persone di ogni età e classe sociale: vescovi, sacerdoti, religiosi e laici di ambo i sessi. E’ stato ormai appurato da parte degli storici che, all’interno di questo terribile massacro, gli anarchici ed i social-comunisti perpetrarono una vera e propria persecuzione volta ad annientare la Chiesa Cattolica in Spagna. Del resto Cristo fu perseguitato a morte, e continua ad esserlo nella Chiesa: «Io sono Gesù, che tu perseguiti», disse il Signore a Saulo, persecutore dei primi cristiani (At 9, 5). La Chiesa ha avuto martiri in tutti i secoli della sua storia; li ha anche nel nostro secolo, e tra essi si trovano quelli della Spagna negli anni 1934 e 1936-39. Vengono chiamati martiri della guerra di Spagna; ma ciò è una connotazione cronologica piuttosto che una qualificazione politica: non si tratta di caduti di guerra, ma di persone uccise per la loro fede, in circostanze in cui si ravvisano tutte le componenti del martirio cristiano. I martiri furono uccisi dopo lo scoppio della rivoluzione nelle Asturie nel 1934 e della guerra civile il 18 luglio 1936, ma furono vittime di una persecuzione annunciata, caldeggiata e demagogicamente alimentata negli anni precedenti. Non si tratta di episodi sporadici, ma di una persecuzione generale. La rivoluzione del 1934, una sollevazione di sinistra contro il governo repubblicano, durò soltanto dieci giorni: in questo periodo vennero uccisi 12 sacerdoti, 7 seminaristi e 18 religiosi (passionisti, maristi, Fratelli delle Scuole Cristiane, della Missione, gesuiti e carmelitani scalzi), e furono incendiate 58 chiese; altrettanto sarebbe successo nel resto della Spagna, se i focolai della rivolta non fossero stati rapidamente spenti. Furono risparmiate le suore e non si registrano morti di cattolici per la loro fede. Queste limitazioni però non si ebbero dal 18 luglio 1936 in poi; la semplice statistica, incompleta nonostante rigorose ricerche, è sconvolgente: sono stati contati, secondo i calcoli più affidabili, 4.184 sacerdoti diocesani (includendo i seminaristi), 2.365 religiosi e 283 suore, che fanno un totale di 6.832 vittime (non ci sono statistiche dei laici assassinati per il solo fatto di essere cattolici, ma sono anche essi numerosissimi). La maggior parte delle uccisioni ebbe luogo durante il primo anno della guerra. Quando, il 14 settembre 1936 Pio XI parlò per la prima volta della persecuzione religiosa in Spagna, il numero si avvicinava ormai a 6.500. Fu la dettagliata descrizione della persecuzione in atto a provocare l’adesione moralmente unanime dell’episcopato mondiale alla lettera collettiva del 1° luglio 1937, pubblicata al loro indirizzo dai vescovi spagnoli che lamentavano la strage in atto in Spagna. Come si spiega questa esplosione generalizzata di accanita persecuzione contro la Chiesa Cattolica in Spagna? Il clima anti-cattolico si era andato sviluppando con la tolleranza e all’ombra della politica antiecclesiastica praticata dai governi della Repubblica dal 1931 fino al 1936. Il nuovo regime imposto con la forza delle armi, ma dopo le elezioni amministrative del 1931, era stato accettato dai vescovi, senza eccezioni, proclamando la dottrina dell’indifferenza delle forme di governo ed esortando i cattolici all’ubbidienza ai poteri costituiti; tra i cattolici stessi si contavano molti repubblicani. Ma dopo un mese cominciarono a sfumare le speranze di pacifica convivenza e collaborazione tra la Chiesa e lo Stato: il primo drammatico episodio fu l’incendio programmato  di un centinaio di chiese e conventi a Madrid, Valenza, Siviglia, ecc. Il governo impedì l’intervento delle forze dell’ordine per evitare o far cessare gli atti vandalici, che a Màlaga vennero compiuti addirittura con la partecipazione in prima fila delle autorità governative. Ma la politica anticlericale e antireligiosa venne istituzionalizzata dall’articolo 26 della Costituzione repubblicana promulgata nel dicembre del 1931: terribilmente discriminatoria e persecutrice nei confronti della Chiesa. Ciò si manifestò con più evidenza ancora nell’attività legislativa susseguente, che non si può non definire settaria: scioglimento della Compagnia di Gesù, legge del divorzio, soppressione nelle scuole di ogni simbolo religioso, divieto ai religiosi di dedicarsi all’insegnamento, ecc., e infine la cosiddetta «legge di confessioni e associazioni religiose», che rendeva la vita quasi impossibile agli Ordini religiosi e poneva dei limiti al culto cattolico, lasciandolo praticamente all’arbitrio delle autorità municipali. Non si trattava soltanto della separazione di Chiesa e Stato, ma di un laicismo palesemente settario contro la Chiesa e contro la religione, nonostante il principio di libertà ed eguaglianza proclamato teoricamente come fondamentale dalla stessa Costituzione. Si può ben capire il grave turbamento e l’angoscia dei cattolici spagnoli. El Socialista, uno dei più significativi in quanto organo del partito più forte del parlamento e del governo, scriveva nell’agosto del 1931: «Bisogna distruggere la Chiesa e cancellare da tutte le coscienze il suo infamante influsso»; e due giorni dopo invitava esplicitamente all’assassinio: «allora furono gli inoffensivi conventi l’oggetto della furia del popolo; siano adesso i loro inquilini le vittime del suo furore». Tutti gli sforzi compiuti dai vescovi spagnoli per stabilire un dialogo proficuo col governo risultarono completamente inefficaci. L’episcopato protestò energicamente per la tragica situazione creata alla Chiesa dopo la promulgazione della Costituzione. Ma la violenza rivoluzionaria andò sempre crescendo, mettendo a repentaglio la stessa stabilità del governo, incapace di controllare l’ordine pubblico. Era ormai un clima di terrore e di guerra, in cui la Chiesa veniva presa direttamente di mira; per aizzare le masse contro di essa e le sue istituzioni, si arrivò perfino a far circolare delle accuse mostruose, assolutamente false, che si sarebbero moltiplicate nei primi mesi della guerra: si propagò a Madrid la voce che le suore salesiane distribuivano ai bambini del loro collegio delle caramelle avvelenate, provocando l’assalto e l’incendio del collegio con violente aggressioni alle suore, alcune delle quali rimasero gravemente ferite. Molti vescovi o sacerdoti sarebbero potuti fuggire, ma restarono al loro posto, pur sapendo cosa li aspettava, per non abbandonare la loro gente. Non colpisce solo l’accanimento con cui si infierì sulle vittime, inermi e inoffensive (per esempio c’è chi fu legato a un cadavere e lasciato così al sole fino alla sua decomposizione, da vivo, con il morto). Ma colpisce ancora di più la volontà di ottenere dalle vittime il rinnegamento della fede o la profanazione di sacramenti o orribili sacrilegi. Qua c’è qualcosa su cui non si è riflettuto abbastanza. Facciamo qualche esempio. I rivoluzionari decisero che il parroco di Torrijos, che si chiamava Liberio Gonzales Nonvela, data la sua ardente fede, dovesse morire come Gesù. Così fu denudato e frustato in modo bestiale. Poi si cominciò la crocifissione, la coronazione di spine, gli fu dato da bere aceto, alla fine lo finirono sparandogli mentre lui benediva i suoi aguzzini. Ma è significativo che costoro, in precedenza, gli dicessero: "bestemmia e ti perdoneremo". Il sacerdote, sfinito dalle sevizie, rispose che era lui a perdonare loro e li benedisse. Ma va sottolineata quella volontà di ottenere da lui un tradimento della fede. Anche dagli altri sacerdoti pretendevano la profanazione di sacramenti. O da suore che violentarono. Quale senso poteva avere, dal punto di vista politico, per esempio, la riesumazione dei corpi di suore in decomposizione esposte in piazza per irriderle? Non c’è qualcosa di semplicemente satanico? E il giovane Juan Duarte Martin, diacono ventiquattrenne, torturato con aghi su tutto il corpo e, attraverso di essi, con terribili scariche elettriche? Pretendevano di farlo bestemmiare e di fargli gridare "viva il comunismo!", mentre lui gridò fino all’ultimo "viva Cristo Re!". Lo cosparsero di benzina e gli dettero fuoco. Qua non siamo solo in presenza di un folle disegno politico di cancellazione della Chiesa. C’è qualcosa di più. La vittoria del generale Franco concluse la guerra civile e pose fine alla violenta persecuzione della Chiesa. Poi la Spagna, prudentemente, si tenne fuori dalla Seconda Guerra Mondiale rimanendo neutrale.

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Conferenza n.91 del 15 settembre 2018

RIASSUNTO  L'Opzione Benedetto

UN MONDO STA CROLLANDO… E NOI CRISTIANI COSA POSSIAMO FARE?

Una delle risposte, con dovute riserve, potrebbe essere il libro di Rod Dreher


La mattina del 15 settembre 2018 alla 10° edizione del Giorno del Timone della Toscana che si è tenuta a Staggia Senese, Padre Christopher Zielinski, abate di Lendinara (Rovigo), ha pronunciato una lectio magistralis sul L'Opzione Benedetto, il libro di Rod Dreher che sta facendo discutere tutto il mondo cattolico. Essendo un monaco benedettino olivetano l'abate Zielinski ha potuto analizzare il libro a partire da una domanda che sempre più cattolici nel mondo si stanno facendo: e ora che facciamo? Una delle risposte, con dovute riserve, potrebbe essere proprio il libro di Rod Dreher che è uscito nel 2017. Si presenta ai lettori come una proposta strategica per aiutare i cristiani nel ritrovare la propria identità e vivere decisamente la propria fede in Gesù Cristo come viene offerta dalla regola di San Benedetto. Questo libro dà importanza alla necessaria fedeltà che si deve alla sequela evangelica di Gesù Cristo e alle novità di forme che questa fedeltà crea e offre in tutti i tempi. L'Opzione Benedetto è una proposta per vivere intenzionalmente la vita cristiana nel mondo d'Occidente che è ormai antagonista della cristianità. In un mondo radicato in un relativismo etico e sincretismo religioso Rod Dreher si rivolge a Benedetto di Norcia e alla Santa regola scritta da lui. Mentre San Benedetto è la beata speranza, l'opzione che troviamo nel titolo del libro permette a Dreher di entrare in un dibattito di grande responsabilità verso la persona umana e verso i tempi che viviamo. L'Opzione Benedetto non è in nessun modo una forma di propaganda vocazionale per diventare un monaco benedettino. Al contrario è una chiamata a tutti i cristiani a voler mettere in pratica la loro fedeltà allo spirito della sequela, formando una nuova e vibrante controcultura coltivando una serie di praxis e realizzando piccole comunità che sono il riflesso di un cristianesimo che si realizza come un cammino di libertà intelligente solidale non in fuga dal mondo, ma che con grande devozione nello spirito di ringraziamento sanno di essere chiamata in modo responsabile a lavorare con audacia evangelica in un progetto di una nuova evangelizzazione nel mondo. Semmai l'idea di una comunità non è tanto la questione di edificio e neanche di monastero, ma come dice lo stesso San Benedetto è una via alla vita. Questa via alla vita, questo cammino di libertà richiede però diverse virtù come ordine, preghiera, lavoro, ascetismo, stabilità, comunità, ospitalità, equilibrio e soprattutto discrezione. Solo chi è accecato da qualche visione ideologica che purtroppo in molte parti dell'Europa ha significato la fine della Chiesa può dire che L'Opzione Benedetto è una fuga dal mondo. Noi, nel cercare di essere politicamente corretti abbiamo pensato a cristianizzare le mura degli edifici con un semplice crocifisso e così la politica si è appropriata dell'idea che la grazia faccia parte del patrimonio comune del mondo cristiano, lasciandoci credere di poter ottenere e vendere la stessa grazia a buon mercato. Il monachesimo è la risposta che lo Spirito Santo dà al mondo, ma anche alla stessa Chiesa che ha compiuto troppi compromessi. E' la ricerca di rinnovare questo spirito anticonformista controculturale per ritrovare e vivere la vita cristiana. Viviamo tempi duri, la notte è profonda. È bene chiedersi se accondiscendendo al politicamente corretto di questa cultura stiamo contribuendo anche noi al suicidio dell'uomo. L'abate Zielinski ha fatto notare che l'uomo non raggiungerà mai la perfezione se non attraverso la Grazia. Noi vediamo con occhio nudo la tragedia di questo umanesimo senza Dio che cresce sempre più ogni giorno. La regola di San Benedetto come ce la presenta l'opzione Benedetto si presenta in modo veramente rivoluzionario come guida valida per i laici, sia nella vita privata che professionale in un mondo piatto dove lo sguardo è totalmente orizzontale. Nei prossimi anni non possiamo escludere perfino la persecuzione fisica. Le scuole cristiane incominceranno essere attaccate come sono gli ospedali e tutte le altre istituzioni cristiane. Piano piano, mentre entriamo in un'età sempre più oscura, il nostro compito è di cercare forme e strategie che ci permettano di essere e rimanere cristiani fondando comunità in grado di resistere al relativismo imperante. Nonostante i tempi che viviamo, sappiamo anche che ogni cristiano dovrà continuare a sperare contro ogni speranza creando nuove forme di aggregazione. Anche se può sembrare, non siamo alla fine del mondo, ma forse siamo alla fine di un mondo. Qualcosa è andato male e molti sono disperati. Padre Christopher ha concluso il suo apprezzatissimo intervento con queste parole: "Come monaco, so che la solitudine e il silenzio sono mezzi per attingere il più alto dei traguardi l'umanità allo stato puro: dono grande, dono bello e dono vero, anzi l'unico dono che la Chiesa è in grado di offrire al mondo oggi e a Dio sempre. Ed ecco che la cella e il libro non sono una fuga dal mondo, ma anzi luoghi creati e donati per coloro che amano veramente il mondo".

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Dal buio del paganesimo alla luce del Medioevo

Conferenza n.104 del 2 ottobre 2020

RIASSUNTO  Dal buio alla luce

LA CIVILTÀ CRISTIANA DALLE ORIGINI FINO ALLO SCHIAFFO DI ANAGNI

Il Medioevo è anche il periodo storico in cui sono vissuti più santi
 

Venerdì 2 ottobre il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese ha ospitato con grande piacere il professor Massimo Viglione per una conferenza dal titolo “Dal buio del paganesimo alla luce del Medioevo”. Il professore è ricercatore e docente universitario, noto per le sue pubblicazioni storiografiche sulle insorgenze controrivoluzionarie, sul Risorgimento e sulla persistenza dell'idea di Crociata nei secoli tardomedievali e moderni. Lodevole è anche la sua costante attività di scrittore, conferenziere e polemista. Nel suo recente volume dal titolo “Dal buio alla luce. Civiltà cristiana e Medioevo”,Viglione ha ricostruito puntualmente la storia dei primi tredici secoli del Cristianesimo della società e civiltà medievali, partendo dagli albori del Cristianesimo antico e arrivando agli inizi del XIV secolo, ovvero alle soglie dei grandi e drammatici mutamenti della prima modernità. Ha cercato di sfatare il pregiudizio dei famigerati “secoli bui”, etichetta che viene data al Medioevo sostanzialmente dai tempi dell'Illuminismo. E' un pregiudizio totalmente ideologico, perché il Medioevo è stata l'era della Cristianità nella sua interezza religiosa, politica, civile, culturale, sociale, artistica, militare e questo non poteva andare bene alle ideologie che poi avrebbero portato all'ateismo. Nel Medioevo non esisteva l'ateismo; sebbene, come in ogni periodo storico, l'uomo fosse peccatore, però si riconosceva come tale e non metteva minimamente in dubbio l'esistenza di Dio, l'importanza della Chiesa e dei sacramenti, del fatto che questa vita fosse solo una prova e la vera vita fosse quella eterna. La società medievale era basata sull'agricoltura ed è per questo che non esisteva la povertà dovuta alla disoccupazione. Tutti, bene o male, avevano da mangiare e quindi di che vivere. Il signore feudale, pur essendo colui che comandava e pur avendo sicuramente una vita più agiata, dipendeva di fatto dal contadino che gli dava da mangiare. E il contadino era grato al feudatario perché riceveva la sua protezione in caso di aggressioni esterne o guerre. Tutti vivevano in comunità e perciò non erano mai soli e a nessuno mancava l'aiuto. Le corporazioni dei vari mestieri si occupavano degli interessi dei lavoratori e se un uomo moriva, gli altri della corporazione insegnavano il mestiere ai figli, cosicché essi potessero sopravvivere. In realtà nella società medievale c'era ricchezza, basti pensare al fatto che le più belle cattedrali e i più bei castelli ancora oggi visibili furono costruiti grazie ai soldi del popolo. Il Medioevo è anche il periodo storico in cui sono vissuti più santi, pensiamo a san Benedetto, San Francesco e san Domenico. Il primo ha il merito straordinario di aver ricostruito, grazie al monachesimo, la società dalle macerie dell'impero romano che era imploso a causa dell'immoralità dilagante che aveva favorito le invasioni barbariche; il secondo e il terzo, vissuti nel pieno Medioevo, hanno combattuto tenacemente le eresie che si stavano diffondendo con gran velocità e pervasività e che erano pericolose. I catari e gli albigesi, in modo particolare, predicavano la malvagità del corpo che secondo loro inquinava l'anima e impediva di essere puri, tanto da condannare i rapporti sessuali, almeno finché una persona non avesse raggiunto, non si sa come, questa famigerata purezza e tanto da arrivare addirittura alla pratica dell'endura, cioè l'uccisione dei bambini appena battezzati, affinché andassero sicuramente in Paradiso o degli anziani che si fossero appena confessati, non dal sacerdote ma all'interno dei riti eretici. Erano arrivati in questo modo ad ucciderne centinaia di migliaia. San Francesco dimostrò la vera povertà e purezza attraverso la sua vita e quella dei suoi seguaci e la popolazione vedendo la differenza fra loro e gli eretici scelse i francescani. San Domenico ebbe il merito di vincere la parte degli eretici più colti, che infamavano i cristiani definendoli idolatri in quanto adoravano quello che per loro era soltanto un pezzo di pane bianco. Per grazia divina tra le fila dei domenicani nacque san Tommaso D'Aquino che con le sue spiegazioni magistrali dissipò i dubbi e le infamie che le eresie avevano sollevato. Inoltre san Francesco e San Domenico conquistarono le università e le diffusero in tutto il mondo, sconfiggendo così le eresie attraverso la verità e il sapere. La Chiesa viene spesso accusata di aver utilizzato l'Inquisizione per condannare le eresie. Viglione ha spiegato come, in realtà, dall'Inquisizione siano nati i tribunali moderni. Infatti prevedeva un processo, ha inventato la giuria e regolamentato la tortura: non poteva durare più di quindici minuti, non doveva provocare sangue né modifiche del corpo. Sembra poco che l'abbia regolamentata e non tolta, ma all'epoca la tortura era considerata normale e senza l'inquisizione probabilmente gli eretici sarebbero stati massacrati. Nel libro del professor Viglione si trovano tutti questi argomenti spiegati e commentati nel dettaglio e moltissimi altri, come ad esempio il ruolo della donna: le regine che hanno avuto un ruolo importante per il regno, le suore che hanno scritto importanti trattati, come quella che ha redatto il primo grande trattato di antropologia. Oppure lo schiaffo di Anagni, avvenuto nel 1303 e considerato da Viglione la fine del Medioevo perché per la prima volta un imperatore non riconosce più la sovranità della Chiesa. Un libro appassionante e molto approfondito che merita davvero di essere letto.

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BUGIE SU GALILEO di Rino Cammilleri

Galileo non si considerò mai avversario della Chiesa

Conferenza n.33 del 19 settembre 2009

RIASSUNTO  Tutte le bugie su Galileo

LA NASCITA DELLA SCIENZA IN CASA CATTOLICA

Copernico era un sacerdote cattolico e Galileo non è mai stato in carcere

 

Sabato 17 settembre si è svolto a Staggia Senese il 1° Giorno Regionale del Timone della Toscana. Organizzato dal Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia in collaborazione con la rivista mensile di apologetica cattolica "Il Timone" e dagli altri centri culturali del Timone della Toscana.

600 PERSONE PER IL 1° GIORNO DEL TIMONE
La giornata è cominciata con la solenne Santa Messa pontificale celebrata la mattina nella chiesa di Staggia dall'Abate Zielinski vicepresidente della Pontificia commissione per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, alla presenza del Vicario Generale della Diocesi di Siena, mons. Giovanni Soldani e diversi sacerdoti. I numerosi fedeli hanno assistito in raccoglimento a questo momento di preghiera, comprendendo bene che solo affidandosi al Signore la battaglia in difesa della fede cattolica può avere successo. Ha fatto  seguito un pranzo di comunità nei locali messi a disposizione dalla parrocchia, e poi bellissimi momenti di fraternità per le tante famiglie convenute da tutta la Toscana, con numerosi giovani e bambini, nella cornice di un bel pratino verde dove erano allestiti diversi stand con la migliore produzione dell'editoria cattolica.

RINO CAMMILLERI: TUTTE LE BUGIE SU GALILEO
Quindi c’è stata la interessantissima conferenza del professor Rino Cammilleri dal titolo "Tutte le bugie su Galileo". In occasione dell’anno internazionale dell’astronomia proclamato nel 2009 dall’ONU, a memoria dei 400 anni dall’utilizzazione astronomica da parte di Galileo del cannocchiale, Cammilleri, nota firma del Timone, ha messo in evidenza le inesattezze e le evidenti bugie che la cultura contemporanea insegna a scuola, in televisione e sui giornali sullo scienziato cattolico che ha dato origine alla scienza moderna. Galileo non si considerò mai avversario della Chiesa. Conservò la fede cattolica fino alla morte, fu amico per lungo tempo di papi e di cardinali, (il cardinale Maffeo Barberini, poi eletto Papa con il nome di Urbano VIII, fu suo grande ammiratore) e da molti religiosi fu protetto e incoraggiato nelle sue ricerche. Quando nel 1611 si recò a Roma fu ricevuto persino da Papa Paolo V, con il quale ebbe un lungo e caloroso colloquio. Anche dopo la sentenza del 1633, che, oltre all’abiura, lo "condannava" a recitare una volta la settimana i sette salmi penitenziali per un periodo di tre anni, fu ospitato nella villa del cardinale di Siena, Ascanio Piccolomini, uno dei tanti ecclesiastici che gli volevano bene. Quindi, si trasferì nella sua villa di Arcetri, detta "il gioiello", alla periferia di Firenze. Morì con la benedizione del Papa e ricevendo l’indulgenza plenaria, segno che la Chiesa non lo considerava certamente un avversario né lui considerava tale la Chiesa. Proprio una favola quella dell’inimicizia, della contrapposizione invincibile, dell’insanabile rottura tra lo scienziato pisano e la Chiesa cattolica. Una favola che per primo contesterebbe proprio lo scienziato pisano. Non va dimenticato, infatti, che al termine della sua vita movimentata, lasciò scritto che "in tutte le opere mie, non sarà chi trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla riverenza di Santa Chiesa".

COPERNICO ERA UN SACERDOTE CATTOLICO
Del resto la teoria eliocentrica (la Terra e i pianeti ruotano attorno al sole) non fu inventata da Galileo. Fu compiutamente enunciata da Copernico, sacerdote cattolico polacco, morto 21 anni prima della nascita di Galileo. Se Copernico decise di pubblicare i suoi studi solo l’anno della sua morte fu per timore di essere dileggiato dai colleghi di studi, non certo da uomini di Chiesa (i papi Clemente VII e Paolo III, cui l’opera di Copernico era dedicata), dai quali ebbe favori e incoraggiamenti.
Cammilleri ha infine ricordato che Galileo non portò alcuna prova scientifica che potesse sostenere senza ombra di dubbio la teoria eliocentrica. Per "provare" che la Terra ruotava intorno al sole sosteneva che le maree erano dovute allo "scuotimento" delle acque causato dal movimento terrestre. Ma questo argomento era scientificamente insostenibile. Avevano ragione i suoi "giudici inquisitoriali", i quali sapevano bene che le maree sono dovute all’attrazione lunare.

GALILEO NON E' MAI STATO IN CARCERE
Infine il professore ha ricordato che Galileo non passò nemmeno un minuto in carcere, non venne mai torturato, non gli fu impedito di incontrare colleghi e religiosi, di scrivere, di studiare e di pubblicare libri. Fu con l’Illuminismo e con Voltaire che si riesumò il processo a Galileo, con lo scienziato che fu preso strumentalmente come "testimonial" del perseguitato dalla Chiesa, e da allora sono state scritte pagine di storia che di vero avevano ben poco.

GALILEO NON SUBI' NESSUNA TORTURA: EPPURE LO PENSA IL 97% DEGLI STUDENTI DI SCIENZE!!!

Nel medioevo si riteneva la terra piatta? No, tutti sapevano che era sferica!

La sfericità della terra è considerata una nozione acquisita, ben nota e non più argomento di discussione sia da Platone sia da Aristotele. Eratostene (rappresentato nel disegno qui a destra), nel III secolo a.C., non solo usò coordinate sferiche per rappresentare i punti della superficie terrestre, ma calcolò anche con ottima approssimazione la circonferenza della Terra. Al tempo di Plinio il vecchio, nel I secolo la forma sferica era generalmente accettata da tutti gli intellettuali del mondo occidentale.
Tolomeo disegnò le sue mappe considerando la terra sferica e i suoi scritti furono basilari per l'astronomia europea nel corso del medioevo. La moderna idea (sbagliata) che nel Medioevo si credesse che la terra fosse piatta è entrata nell'immaginario collettivo nel XIX secolo, frutto delle idee positiviste (della rivoluzione francese).

Fonte: Wikipedia
VIDEO  Servizio del TG2 (stranamente) controcorrente

Vi presentiamo inoltre un interessante servizio del Tg2 che svela dati alla mano alcune menzogne sul caso Galileo.

ARTICOLO  La Chiesa si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo
La Chiesa non ha mai avuto paura della scienza, anzi l'ha promossa

Rimango sempre un po' perplesso quando vengono date eccessive responsabilità alla Chiesa Cattolica sul caso Galileo. È chiaro che quello che era in gioco era l'unità del sapere e non l' astronomia, e la Chiesa da secoli garantiva quest'unità culturale.
Per S. Tommaso ogni oggetto esige un suo metodo (Summa Theologica II,II q.1), ma i diversi campi del sapere hanno un significato unico: non a caso la cultura cristiana medievale si esprime nell' università (un verso unico).
Con gli strumenti culturali e scientifici dell'epoca difficilmente la Chiesa Cattolica avrebbe potuto dare un giudizio diverso da quello che diede, ed è storicamente assurdo pretendere che potesse assumere quelle posizioni che assumeremmo noi oggi, ricchi del bagaglio culturale e scientifico di altri 400 anni. Il caso Galileo è una vicenda che nasce e si conclude all' interno della Chiesa, ma anticlericali e massoni hanno tutto l'interesse a mantenere la frattura tra fede e scienza usando Galileo contro la sua stessa fede, così eroicamente dimostrata quando per amore alla Chiesa scelse di pronunciare la sua abiura.
La Chiesa non poteva avere paura della scienza per il semplice motivo che quello che Galileo sosteneva all'epoca non era ancora scienza: la teoria tolemaica e aristotelica facevano scuola da due millenni, e la Chiesa riconosceva come scienza quello che tutti riconoscevano come tale.
Tuttavia già papa Paolo III amava farsi mostrare da Copernico in visita a Roma i pianeti medicei, e restò aperto all'ipotesi dell'eliocentrismo tanto che lo scienziato polacco gli dedicò un suo libro.
Ecco quello che scrive San Roberto Bellarmino, il cardinale che per primo ebbe a che fare con Galileo, in una lettera del 12 aprile 1615: "Dire che la terra si muova ed il sole stia fermo è benissimo detto, e non v'ha pericolo alcuno. Quando ci fosse vera dimostrazione che il sole stia al centro del mondo, allora bisognerà andare con molta considerazione in esplicare le Scritture,… e dire piuttosto che lo intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tale dimostrazione finchè non mi sia mostrata".
San Bellarmino dimostra quindi una notevole apertura alla possibilità presentata da Galileo, fino al punto di essere disposto a ridiscutere la lettura della Bibbia. In fondo però cosa chiede San Bellarmino a Galileo? le prove, quelle prove che Galileo non porterà mai. Infatti la conferma del moto della terra si avrà solo con Newton, ma prove precise si avranno solo con Bradley (1725), con la scoperta della parallasse stellare nel 1827 e infine con Foucald nel 1851.
Galileo pretendeva che tutto il mondo scientifico e la Chiesa si inchinassero davanti ad una sua intuizione che solo nei secoli successivi si dimostrerà giusta.
La sua era una pretesa che dal punto di vista scientifico sarebbe ritenuta anche oggi inaccettabile. Egli aveva contro tutto il mondo scientifico, da Cartesio a Keplero che contestava le prove(le maree) portate dallo scienziato pisano a favore dell'eliocentrismo, e perfino nel secolo successivo scienziati come Laplace e Poincaré ritenevano ancora che l'eliocentrismo fosse una pura ipotesi.
La Chiesa riconobbe con notevole anticipo rispetto alle conferme scientifiche la validità dell'ipotesi galileiana, già a metà del '700, e poi nel 1822 con Pio VII, quando ancora mancavano alcuni elementi per le prove definitive: era impossibile pretendere che la Chiesa del XVII secolo, contro tutto il mondo scientifico, riconoscesse per vero quello che Galileo affermava: per questo gli chiese di parlare per ipotesi ("ex suppositione").
Il card. Ratzinger nel 1992 citava il filosofo agnostico Feyerabend: "La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galilei fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione".
Infatti quello che successe in seguito non appartiene più al discorso scientifico: i discepoli di Galileo andavano tra la gente dicendo che la Bibbia sbagliava e andava corretta, affermando una verità parziale che poco serviva alla educazione del popolo. Galileo amava qualificarsi anche come filosofo, e forse avrebbe fatto meglio a limitarsi ad attaccare come puro scienziato il sistema scientifico tolemaico, anziché la Bibbia. Galileo, cattolico e padre di due monache, era stato difeso dal Sant'Uffizio anni prima sulla questione delle comete, ora Papa Urbano VIII cercava paternamente di fargli capire che le sue ipotesi stavano sconfinando in un terreno diverso dalla scienza, e voleva anche evitare ulteriori fonti di rottura col mondo protestante, rigidamente anti-eliocentrico. Anche Giovanni Paolo II nel suo discorso "riabilitativo" di Galileo del 1992 afferma: "Come la maggior parte dei suoi avversari Galileo non fa distinzione tra quello che è l'approccio scientifico ai fenomeni naturali e la riflessione sulla natura di ordine filosofico che esso generalmente richiama. È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di presentare come un'ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non fosse confermato da prove irrefutabili".
Galileo pubblicherà ugualmente il Dialogo, in cui farà apparire Urbano VIII come uno sciocco: è solo a questo punto che scatta il caso Galileo nella parzialità con cui ci è stato tramandato, a questo punto un caso politico interno alla Chiesa, e non più un caso scientifico: Galileo contravvenne a tutti i consigli del Papa, per questo venne condannato, come ben spiega Luigi Negri in Controstoria.
Nel frattempo il card. Bellarmino era morto, ed il processo venne condotto a termine da alcuni gesuiti, tra il dispiacere del Papa e la disapprovazione di molti nella Chiesa: è sbagliato dire che la Chiesa tutta di allora in quanto tale lo avrebbe condannato. Galileo abiurò per amore alla Chiesa e occorrerebbe lasciarsi interrogare da questo suo grande gesto. In seguito visse in una villa messa a disposizione da un ecclesiastico e sua figlia Suor Celeste fece per suo padre la "terribile" penitenza comminatagli dal S. Uffizio: recitare i salmi penitenziali.
La sua abiura non compromise il progresso scientifico successivo: scienziati come Ampère, A. Volta, l'abate G. Mendel e J. Von Neumann (padre dei computer) erano tutti cattolici. L'esito negativo del caso Galileo fu la contrapposizione tra mondo scientifico e religioso e la sistematica attribuzione di merito a Galileo di tutto quello che la scienza produceva, pur di avversare la concezione religiosa della vita. In realtà l'incomprensione fa parte da sempre della storia di ogni genio.
Un secolo prima il chirurgo francese A. Paré, il primo a usare fili di sutura per le ferite e a praticare la legatura delle arterie, fu deriso dai colleghi che lo chiamavano "il sartino", ma per fare queste scoperte non ebbe bisogno di conoscere il metodo galileiano, né di contrapporre scienza e fede, infatti creò il celebre motto "Je le pansai, Dieu le guérit".
Il mondo scientifico in seguito nella sua conquistata autonomia non dimostrò tuttavia meno rigidità dei gesuiti con Galileo: nel 1628 l'inglese Harvey scoprì la circolazione del sangue e venne condannato come pazzo, eppure in Inghilterra all'epoca la Chiesa Cattolica era del tutto inesistente da decenni: da dove arrivava allora questa ostilità verso la scienza?
Il medico francese Laennec, il primo a intuire l'origine batterica specifica della tubercolosi ed inventore dello stetoscopio e Mesmer, creatore della psicoterapia, vennero emarginati dal loro mondo scientifico, ma anche lì la Chiesa non c'entrava.
Ma l'esempio più clamoroso di emarginazione è quello dell'ungherese Ignazio Semmelweis che a Vienna ridusse la mortalità da sepsi puerperale dal 12% allo 0,5% in soli due anni, contro la mortalità del 33% del suo direttore Klein che con altri baroni universitari fece in modo che Semmelweis fosse licenziato, esposto alla pubblica derisione, perdendo la cattedra universitaria, finendo i suoi giorni in manicomio dove subì anche sevizie fisiche.
Rispetto a Galileo le differenze sono molte: innanzitutto in gioco c'era la vita concreta di donne che partorivano e non una semplice teoria astronomica senza incidenza diretta sulla vita concreta della gente, quindi l'errore aveva conseguenze dirette sulle persone. Inoltre, Semmelweis aveva portato prove più che evidenti delle sue ipotesi, e aveva dalla sua parte almeno cinque grandi medici della Scuola Viennese (tra cui Herba, Rokitansky) che difendevano anche pubblicamente la sua teoria, mentre Galileo aveva contro tutto il mondo scientifico della sua epoca e quindi l'errore scientifico dei gesuiti è stato meno grave. L'errore degli avversari di Semmelweis invece continuò a permettere che donne concrete morissero nella loro "clinica della morte", mentre l'errore dei gesuiti non ha fatto mai morire nessuno, a conferma della principale preoccupazione della Chiesa che ancora oggi al di là delle possibili incoerenze non perde mai di vista l'essenziale e cioè il bene delle persone.

 

Fabio Sansonna

Fonte: Journal of Medicine and the Person, 20/03/2006

Pubblicato su BastaBugie n.227

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Conferenza n.89 del 13 aprile 2018

RIASSUNTO  Crociate & Inquisizione

TUTTE LE BUGIE SULLA GLORIOSA STORIA DELLA CHIESA

L'Inquisizione è nata per rispondere ad un nemico interno alla cattolicità, cioè le eresie; mentre le Crociate per rispondere ad un nemico esterno, cioè l'islam

Il 13 aprile 2018 a Staggia Senese si è svolta l'89° conferenza del Centro Culturale "Amici del Timone". Come ospite abbiamo avuto il piacere di avere per la terza volta lo stimato Prof. Rino Cammilleri che ha parlato di Crociate e Inquisizione. Due parole che richiamano subito alla mente di chi le ascolta scenari terrificanti. Persino gli stessi cattolici si vergognano al solo udirle pronunciare. Il professore ha spiegato i motivi che le hanno generate.
L'Inquisizione è nata per rispondere ad un nemico interno alla cattolicità, cioè le eresie, mentre le Crociate per rispondere ad un nemico esterno, cioè l'islam. Questi due nemici, come possiamo vedere, sono attuali oggi come allora.

LE ERESIE ERANO PERICOLOSE PER TUTTA LA SOCIETÀ
L'Inquisizione non era altro che un tribunale con tanto di giudici che si occupava perlopiù di correggere le idee (eretiche) che erano pericolose non solo per la Chiesa Cattolica, bensì per tutta la società. Basti pensare all'eresia dei catari, i quali, rispondevano in modo semplicistico alla domanda: "Se Dio è buono, perché esiste il male?". I catari sostenevano l'esistenza di un dio buono che ha creato l'anima e di un dio cattivo che ha creato il corpo, nel quale ha imprigionato l'anima. E proponevano come soluzione a questo problema di smettere di procreare. Alcuni non mangiavano neppure la carne perché proveniva da un accoppiamento. Addirittura il suicidio era visto come un ideale da incoraggiare, in quanto permetteva alle anime di essere liberate subito dai corpi. È ovvio che un'eresia del genere avrebbe portato la società all'autodistruzione se si fosse diffusa, per questo anche le autorità laiche ne erano allarmate.
Anche San Francesco D'Assisi contrastava il catarismo ed è proprio in funzione anti catara che scrisse il Cantico delle Creature, una lode alla materia creata da Dio che loro tanto disprezzavano. Da notare che il cantico, ben lungi dall'essere una poesia animalista, non contiene la lode di nessun animale. San Francesco infatti compose il cantico per contrastare un'eresia così pericolosa.
Una società, ha continuato Cammilleri, non può reggersi senza una istituzione che giudichi chi mette in discussione l'autorità oppure mina i fondamenti della società. Nei tribunali moderni, c'è il magistrato "inquirente" che appunto prende il nome dalla parola "inquisizione". In pratica non sarebbe altro che "l'inquisitore", ma usare questa parola è ormai diventata sinonimo di oscurantismo e oppressione e quindi non viene usata. Ma se una società si rifiutasse di avere un tribunale ci sarebbe senz'altro il ben peggiore linciaggio dove la folla si farebbe giustizia da sola, riproponendo il "dagli all'untore" di manzoniana memoria. Per fare un esempio odierno, in Italia abbiamo una legge, la legge Mancino, che punisce i crimini di odio. Questa legge è peggiore di qualunque inquisizione perché la definizione "crimini di odio" è troppo generica e ci può stare dentro di tutto, come dimostra il fatto che ci siano forti pressioni per riconosce come "crimine di odio" il fantomatico "reato" di omofobia che farebbe arrestare i cristiani nel caso che qualcuno si sentisse offeso dal loro modo di pensare (cattolico). E poi non dobbiamo dimenticare i tanti cattolici uccisi in passato dai governi anglosassoni soltanto perché papisti. In realtà non dovremmo dimenticare neppure i tanti cristiani perseguitati di oggi, i quali non sono fatti giudicare da nessun tribunale e non hanno alcuna possibilità di difendersi.

I PROCESSI DELL'INQUISIZIONE E LA SALVEZZA DELL'ANIMA
Non va infine dimenticato che l'Inquisizione è nata per occuparsi soltanto dei cattolici e per la salvezza della loro (e altrui) anima e solo nel caso in cui l'eretico non si pentisse alla fine veniva rilasciato al braccio secolare (il solo autorizzato ad eseguire la pena capitale). Lo scopo degli inquisitori insomma era quello di arrivare alla scoperta della verità e al pentimento dell'errante. I processi dell'Inquisizione inoltre hanno permesso un grande progresso giuridico, introducendo gli avvocati difensori e, soprattutto, gli atti processuali scritti in triplice copia. Il processo scritto impediva sentenze arbitrarie visto che "scripta manent".
Il professore ha poi trattato lo spinoso tema della tortura, presente in epoca medievale anche nei tribunali civili. Questa veniva usata da quelli ecclesiali soltanto in presenza di un medico ed era molto mite, ben lontana dall'attuale immaginario collettivo influenzato da libri e film anticattolici che nulla hanno di storico. Soprattutto era molto più tenue di quella utilizzata dai tribunali civili dell'epoca, per non parlare di come è stata utilizzata dalle feroci dittature del secolo scorso. Comunque la confessione rilasciata sotto tortura dall'Inquisizione doveva venire riconfermata in un secondo momento senza tortura e quindi spesso si assisteva a una ritrattazione. Per questo gli inquisitori la sconsigliavano visto che non portava quasi mai a nulla di processualmente utile.
Cammilleri ha anche fatto notare come nei moderni "Musei della tortura", le datazioni degli strumenti sono successivi al periodo storico in cui era presente l'Inquisizione, mentre i disegni dell'epoca erano inventati di sana pianta dalla propaganda anticattolica.
L'Inquisizione inventa anche la detenzione "in cella" come pena da scontare (il nome deriva infatti dalle celle dove vivevano i monaci) al posto delle pene corporali, le sole usate in quell'epoca dai tribunali civili.
La caccia alle streghe, presente nell'immaginario collettivo, si ritrova principalmente nell'Inquisizione delle nazioni diventate protestanti, mentre i roghi negli stati cattolici furono causate da tribunali corrotti o politicizzati in quanto al servizio del re più che del Papa, come nel caso di Giovanna d'Arco (che infatti fu riabilitata dal Papa pochi anni dopo, alla presenza della madre della santa).

L'EPOPEA DELLE CROCIATE
Il Prof. Cammilleri ha parlato anche alle Crociate, spiegando che furono la risposta ad una richiesta d'aiuto da parte dei principi delle città spadroneggiate dai musulmani invasori. Inoltre furono anche il tentativo di liberare Gerusalemme dall'assedio degli islamici, i quali la rivendicavano adducendo come giustificazione che Maometto vi aveva fatto un viaggio mistico notturno, mentre le città che veramente interessano all'islam sono La Mecca e Medina che hanno visto la presenza storica di Maometto. Invece Gerusalemme, dove si trova il Santo Sepolcro, fin dai primi secoli dopo la morte di Gesù era stata considerata la Città Santa dei cristiani e perciò cristiana per diritto, anche perché l'islam è nato cinque secoli dopo. I principi cristiani cercarono dapprima le vie diplomatiche, perché sapevano che la guerra non sarebbe stata una passeggiata.
Chi per infangare le crociate afferma che i cristiani partivano per la Crociata per motivi economici non considera la realtà, viste le disagevoli condizioni in cui si trovarono i crociati e soprattutto che alcuni morivano e molti al ritorno non trovavano più le loro proprietà. Addirittura alcuni principi perdevano il regno. Basti pensare a Riccardo Cuor di Leone, il quale lasciò in custodia il regno a suo fratello Giovanni Senzaterra il quale glielo usurpò e da allora… non fu più senza terra.
Infine Cammilleri ha fatto notare che le Crociate furono ovviamente armate e questo per necessità. Anche san Francesco quando andò in Terra Santa a convertire il sultano fu scortato dai crociati, altrimenti forse dal sultano ci sarebbe arrivato, però a pezzi: prima la testa e poi il resto del corpo.
A conclusione del suo excursus storico Cammilleri ha fatto notare che sicuramente non è un caso che finché furono presenti i crociati in Terra Santa i musulmani erano impegnati a combatterli in quei luoghi, mentre subito dopo iniziò il loro tentativo di conquista dell'Europa, prima ad Otranto e poi a Lepanto, con la testimonianza dei quattrocento martiri di Otranto nella prima e con l'intervento della Vergine Maria, che scongiurò il peggio, nella seconda.
Le circa duecento persone che hanno riempito la sala della conferenza a Staggia testimoniano che questi temi, cari all'apologetica cristiana, vanno continuamente riproposti per difenderci dalle menzogne che la cultura oggi dominante vorrebbe far passare come verità, facendoci vergognare della gloriosa storia della Chiesa.

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LA DIFESA DELLA CRISTIANITÀ di Massimo Viglione

Conferenza n.94 del 9 novembre 2018

RIASSUNTO  La difesa della cristianità

LE CROCIATE: LA RISPOSTA CRISTIANA ALL'ISLAM CHE AVANZA

La prima risposta cristiana arriva con le Crociate grazie alle quali all'inizio i cristiani riescono a riprendere Gerusalemme. 

 

Organizzata dal Centro Culturale "Amici del Timone", si è svolta il 9 novembre a Staggia Senese la 94° conferenza dal titolo "La difesa della cristianità", tenuta dallo storico, ricercatore e docente universitario Massimo Viglione.
In tale occasione egli ha presentato il suo nuovo libro, "La conquista della mela d'oro" e ha spiegato in che modo la cristianità si è dovuta difendere dai continui tentativi di conquista da parte dell'islam. Tutti a scuola hanno imparato che questo scontro ha avuto luogo soltanto fra il XII e XIII secolo con le crociate; in realtà è uno scontro durato undici secoli, cioè dalla morte di Maometto nel 632 d.C, avvenuta in seguito alla sua conquista della Mecca, fino alla battaglia di Vienna del 1683, grazie alla quale è stato scongiurato l'ultimo attacco armato dell'islam all'Europa.
Maometto alla sua morte, avvenuta con la scimitarra in mano, dà il via di fatto alla Jihad, per cui inizia subito la grande conquista degli arabi. Dopo la conquista di Gerusalemme avvenuta nel 637, gli arabi si dividono. Alcuni si dirigono a destra verso Oriente e conquistano la Turchia, L'Afghanistan, l'Iran, la Persia, il Pakistan, fino all'Indonesia. Quelli che si dirigono a sinistra conquistano quasi tutto il Nord Africa e poi entrano in Europa impossessandosi di tutta la Spagna, eccetto le Asturie, quella lingua di terra al nord dove risiedono i popoli baschi e dove non a caso passa il cammino di Santiago. Il popolo dei Visigoti, cristiano, scompare completamente. Gli arabi riescono ad oltrepassare i Pirenei e all'inizio del 700 entrano in Francia dove i Franchi guidati da Carlo Martello riescono a fermarli. Dal Mare prendono la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, Bari, la Sabina, Gaeta. Distruggono Montecassino e arrivano a Roma, dove radono al suolo la Basilica di San Paolo. Riescono ad entrare in San Pietro. Persino nel Lago di Garda sembra essere sepolta una nave araba. Quanti morti, quante stragi e quante donne portate via.

LE CROCIATE: LA RISPOSTA CRISTIANA ALL'ISLAM CHE AVANZA
La prima risposta cristiana arriva con le Crociate grazie alle quali all'inizio i cristiani riescono a riprendere Gerusalemme. Ma poi ricominciano le sconfitte, fino alla perdita di tutto quello che avevano riconquistato avvenuta nel 1291 con la perdita di San Giovanni D'Acri.
I due secoli caratterizzati dalle Crociate cambia per sempre la mentalità dell'uomo europeo che ha una prima grande crisi di coscienza collettiva. Il motto dei crociati era "Deus vult", cioè "Dio lo vuole". Ma se Dio lo vuole, iniziano a chiedersi, perché abbiamo perso tutto? Di fronte a questo interrogativo i Papi (quello vero a Roma e l'antipapa ad Avignone) intervengono con il Concilio di Vienne, dove ribadiscono lo spirito crociato. Qui però viene anche messo in discussione il modo con cui si è attaccato fino a quel momento, basandosi solo sulla forza. Inizia un'organizzazione tattica ragionata. Mentre però rinasce questo spirito crociato, un'evento nuovo cambia ancora le carte in tavola: si affacciano per la prima volta i turchi ottomani, molto più agguerriti e spietati del mondo arabo conosciuto fino ad allora.
Il periodo che va dal 1300 fino al 1700, chiamata l'età moderna, è caratterizzato dalle conquiste e dai tentativi di conquista dei Turchi Ottomani, con tutto l'orrore che si sono portati dietro. Tutto questo periodo è stato molto più tragico di quello medievale, eppure a scuola non ci viene insegnato. Di questo Massimo Viglione si è stupito ed è proprio per questo che la sua ricerca è rivolta a questo capitolo di storia così importante per l'Europa, che l'ha segnata così profondamente, eppure così dimenticata. La conquista turca è caratterizzata da tre eventi fondamentali: la conquista di Costantinopoli, la battaglia di Lepanto e quella di Vienna.
Gli Ottomani dalla Turchia sbarcano in Romania e decidono di prendere Costantinopoli da dietro e non dal mare; infatti dal mare era imprendibile grazie alla catena fatta costruire dagli imperatori romani per chiudere il Bosforo. Ma Costantinopoli resiste, anche grazie alle sue mura ciclopiche, fra le più grandi del mondo. Così gli Ottomani si dirigono a Nord e conquistano quelle che oggi sono la Bulgaria, la Serbia, il Kossovo. Una volta arrivati in Kossovo l'allarme per l'Europa inizia a diventare fortissimo, se fosse caduta l'Albania anche l'Italia sarebbe stata sotto attacco.

"MAMMA, LI TURCHI" E LA RISPOSTA DEL CONTE DRACULA
I contemporanei iniziano a comprendere di dover salvare Costantinopoli e tutta l'Europa. Santa Caterina da Siena scrive per dodici anni in favore della Crociata con lettere indirizzate anche al Papa. Sia il Papa che l'antipapa ad Avignone fanno il possibile organizzando un esercito di 100.000 persone.
Così nel 1396 i crociati ripartono per andare a combattere i Turchi. L'esercito è formato perlopiù da francesi che vanno in aiuto agli Ungheresi, i quali sono terrorizzati dall'abitudine dei Turchi di impalare le persone vive. Purtroppo però i francesi non si sono resi conto del pericolo verso cui vanno incontro: ognuno di loro è convinto di vincere la battaglia da solo, cioè sono un gruppo di presuntuosi e smidollati. Così nel primo grande scontro a Nicopoli, nell'alta Romania di oggi, di quei 100.000 uomini non ne rimane vivo nessuno. Incredibilmente in quell'occasione l'Europa si salva grazie al provvidenziale arrivo di Tamerlano, conquistatore discendente di Gengis Khan. Per trenta-quaranta anni la situazione per l'Europa si tranquillizza, ma alla morte di Tamerlano i Turchi riprendono il controllo e ricominciano ad attaccare Costantinopoli. Emanuele VIII e Costantino XI, padre e figlio, imperatori di Costantinopoli chiedono aiuto ai Papi i quali lo accordano loro a patto che questi pongano fine allo scisma e tornino a farsi cattolici. Ciò avviene nella Basilica di Santa Croce a Firenze di fronte ai cattolici e ad una delegazione di ortodossi sostenuta economicamente da Cosimo Dei Medici. Il problema però è che parte del clero rifiuta di riconciliarsi e quindi, nonostante i grandi sforzi del Papa Eugenio III, la Crociata non riparte. Francia e Inghilterra escono dalla guerra dei Cent'anni e non vogliono ricominciare a combattere, mentre gli stati italiani sono tutti in guerra fra di loro. Così gli unici che creano una resistenza ai Turchi sono alcuni eroi solitari, tra cui l'ungherese Vlad III, principe di Valacchia. Noto anche come Vlad l'Impalatore, fu membro dell'Ordine del Drago, fondato per proteggere il Cristianesimo in Europa orientale dall'invasione musulmana. Vlad III è venerato come eroe popolare in Romania così come in altre parti d'Europa per aver protetto la popolazione rumena sia a sud che a nord del Danubio.
Il soprannome di "impalatore" deriva dalla sua pratica di impalare i nemici uccisi per esporli ai confini in modo che fungessero da monito per i musulmani invasori. Costretto da bambino a diventare un giannizzero al servizio del sultano islamico, da grande tornerà in patria per proteggere il suo popolo, ben conoscendo le atrocità dei musulmani. Intorno alla figura di Vlad III sono sorte alcune leggende. Una di queste narra di una coppa d'oro fatta mettere da Vlad nella piazza principale della città Tirgoviste che non venne mai rubata perché perfino i ladri avevano paura del principe. Secondo un'altra leggenda, un mercante straniero di passaggio per Tirgoviste lasciò per una notte intera incustodita una cassa di denaro. Scoperto che gli erano stati rubati 160 ducati d'oro il mercante informò della cosa il principe Vlad, il quale per catturare il ladro chiese aiuto ai cittadini pena la distruzione della città. Vlad fece inoltre restituire al mercante la somma di 160 ducati più uno. Il giorno seguente, contati i soldi, il mercante informò il principe del ducato in più e glielo riconsegnò. Vlad lo informò che se non avesse riportato il ducato in più sarebbe stato impalato insieme al ladro. A Vlad III si è ispirato lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, protagonista dell'omonimo romanzo.

LA CONQUISTA DI COSTANTINOPOLI
Tornando alla tentata conquista di Costantinopoli, quando a venti anni diventa sultano Maometto II, la storia ha una svolta perché è stata inventata la polvere da sparo. Grazie a quella e ad un ingegnere ungherese traditore che gli costruisce un cannone, egli butta giù le mura di Costantinopoli. Inoltre fa costruire un ponte che oltrepassa la catena del Bosforo per trasportare le navi al di là. Di nuovo Costantino XI chiede aiuto al Papa, il quale a sua volta chiede invano aiuto a tutti gli stati cattolici. Così nella notte tra il 28 e 29 maggio 1453 cade l'Impero Romano d'Oriente. Il patriarca cattolico e quello ortodosso celebrano l'ultima Messa e poi portano in processione la Madonna. Entrano i Turchi, gli uomini vengono tutti uccisi, le donne portate negli harem, i bambini violentati. Maometto II entra nella Chiesa di Santa Sofia e fa urinare il proprio cavallo sul Santissimo Sacramento. Il cugino di Costantino XI, per evitare il martirio, pronuncia le famose parole "preferisco il turbante alla tiara". Ma Maometto II non mantiene la parola data di risparmiargli la vita e lo fa decapitare, non prima di fargli assistere alla violenza compiuta ai danni di suo figlio. Così Maometto II si autoproclama Imperatore Romano D'Oriente.
Il nuovo Papa Callisto III Borgia, spagnolo e per questo legato alla Reconquista spagnola contro i mori, prepara una Crociata a cui partecipa anche San Giovanni da Capestrano portando 30.000 uomini. Belgrado è assediata dai Turchi e l'esercito ungherese si organizza per attaccare la mattina seguente. San Giovanni non aspetta il giorno e decide di attaccare i Turchi con il proprio esercito. I Turchi vengono colti di sorpresa, fuggono verso il sultano lasciando i cannoni in mano ai cristiani i quali li usano contro l'esercito turco. A quel punto l'esercito ungherese si sveglia, comprende e attacca a sua volta. I Turchi vengono così travolti.
Nel 1480 Maometto II sbarca ad Otranto e ottocento otrantini si fanno tagliare la testa piuttosto che rinnegare la propria fede. I loro teschi sono visibili nella cattedrale di Otranto. Maometto II muore un anno dopo senza però nominare il successore lasciando quindi che i propri due figli si sbranino e succeda al trono quello dei due che resiste. Ma moriranno presto entrambi senza poter fare granché. Nel 1500 diventa sultano Solimano il Magnifico il quale conquista Rodi e Budapest e pone due volte l'assedio a Vienna. Si allea con Barbarossa, un conquistatore mezzo greco e mezzo macedone che stava terrorizzando tutto il Mediterraneo. Barbarossa sbarca all'Argentario e in un giorno uccide e deporta tutti quelli che vi si trovano. Lo stesso fa con Reggio Calabria, Sperlonga, Terracina, Procida. Per questo nel Tirreno si trovano tante torri d'avvistamento ed è lì che nasce la frase tristemente nota: "Mamma li Turchi!". Solimano proclama Barbarossa Ammiraglio supremo di tutta la flotta. Carlo V d'Asburgo, imperatore cattolico inizia una guerra contro Solimano e Andrea Doria diventa per mare l'anti Barbarossa; ma nonostante si combattano per anni non si scontrano mai personalmente. Questo insospettisce Solimano il quale fa rinchiudere Barbarossa ormai ottantenne in una reggia.
L'ultima razzia di Barbarossa è di nuovo a Reggio Calabria, dove risparmia la vita soltanto ai genitori di una ragazzina dodicenne, la quale gli chiede questo piacere in cambio della sua accondiscendenza al rapimento e alla deportazione nel suo harem.

LA BATTAGLIA DI LEPANTO
Francesco I, re di Francia, ha sempre appoggiato tutti i nemici di Carlo V pur di combatterlo e quindi si allea anche con Solimano nonostante egli massacri i cristiani. Quando nel 1520 si viene a sapere di questa alleanza, Carlo V avverte il Papa che nelle guerre d'Italia è alleato proprio con Francesco I. Ma nonostante ciò il Papa non rompe l'alleanza con il re francese e così Carlo V per ripicca invia i Lanzichenecchi a Roma. Questi si dirigono in San Pietro, dove le Guardie Svizzere versano il sangue per proteggere il Papa, il quale scappa verso Castel Sant'Angelo e ce la fa a salvarsi. I romani vengono tutti massacrati dai Lanzichenecchi, mercenari tedeschi, protestanti, mandati a Roma da un imperatore cattolico. Suore violentate, preti uccisi e donne che cercavano i topi da far mangiare ai propri figli perché nel frattempo era arrivata anche la peste. Una tragedia immane. Solimano e Francesco I si spartiscono l'Italia. Dal Tevere in giù è del sultano turco, mentre dal Tevere in su del re di Francia. Solo allora il Papa Clemente VII si spaventa e chiede aiuto a Carlo V. I Turchi nel frattempo prendono Malta, Cipro e arrivano a Lepanto. Duecentotrenta navi turche sono adesso in mare verso Roma. Il nuovo Papa Pio V, un ottantenne molto energico che ha appena concluso il Concilio di Trento riesce a mettere d'accordo Venezia e Spagna che uniscono le proprie flotte e vanno a scovare e a sconfiggere la flotta turca nella baia di Lepanto il 7 ottobre 1571. Duecento navi cristiane contro le duecentotrenta navi turche hanno la meglio anche grazie al vento, che da contrario inizia a soffiare a loro favore. In ricordo dell'aiuto della Madonna per vincere a Lepanto, il Papa istituisce la festa della "Regina delle vittorie", presto ribattezzata "Festa della Madonna del rosario" che sarà celebrata ogni 7 ottobre. Inoltre aggiunge alle litanie lauretane, l'invocazione "auxilium christianorum", aiuto dei cristiani.

LA BATTAGLIA DI VIENNA
Nel 1600 e fino al 1680 ci sono ancora battaglie ma l'Impero Ottomano inizia a sgretolarsi. Nel 1683 il Gran Visir turco pone l'ultimo grande assedio a Vienna. Marco D'Aviano è un frate cappuccino la cui fama si va diffondendo grazie ai miracoli che compie. Per questo diventa la guida spirituale dei più importanti imperatori europei. Cerca di convincerli del pericolo imminente che solo una nuova Crociata può fermare. Viene ascoltato e il ruolo decisivo lo avrà il re polacco, Jan Sobieski, il quale decide di scalare il Calemberg, la grande montagna alle spalle dei Turchi, dove il Gran Visir non aveva posto protezioni credendola invalicabile. Così l'esercito cristiano guidato da Sobieski piomba alle spalle dei Turchi alle tre del pomeriggio quando questi hanno il sole negli occhi. Liberano Vienna, i prigionieri e recuperano i tesori rubati. Era il 12 settembre 1683. Per ricordare questa straordinaria vittoria ottenuta ancora una volta per l'intercessione della Madonna, il Papa istituisce la festa del "nome di Maria" che sarà ricordato ogni 12 settembre. Gli attentati terroristici del 2001 alle torri gemelle a New York fu fatto significativamente l'11 settembre, il giorno prima della battaglia di Vienna, proprio a significare una simbolica rivincita della battaglia di Vienna.
Il prof. Viglione è stato eccezionale nello spiegare i fatti più salienti di questo immenso periodo storico in una sola serata. Quanto basta per comprendere che quattro secoli di storia in cui i musulmani hanno tentato di entrare in Europa per farci diventare islamici non possono essere dimenticati come invece oggi avviene. Questo è stato il più grande scontro di civiltà di tutti i secoli.
Da notare inoltre che l'islam ha perso, ma non è stato distrutto e ancora oggi il ruolo della Turchia è inquietante. Perfino i Persiani hanno sempre cercato l'alleanza con i Papi perché odiavano i Turchi. Questo è vero ancora, solo che oggi, purtroppo, ha tristemente concluso Viglione, non ci sono più cristiani pronti a difendere l'Europa.

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