Le eresie sono pericolose per tutta la società: la Chiesa e i santi hanno fatto bene a combatterle

Conferenza n.89 del 13 aprile 2018

RIASSUNTO  Crociate & Inquisizione

TUTTE LE BUGIE SULLA GLORIOSA STORIA DELLA CHIESA

L'Inquisizione è nata per rispondere ad un nemico interno alla cattolicità, cioè le eresie; mentre le Crociate per rispondere ad un nemico esterno, cioè l'islam

Il 13 aprile 2018 a Staggia Senese si è svolta l'89° conferenza del Centro Culturale "Amici del Timone". Come ospite abbiamo avuto il piacere di avere per la terza volta lo stimato Prof. Rino Cammilleri che ha parlato di Crociate e Inquisizione. Due parole che richiamano subito alla mente di chi le ascolta scenari terrificanti. Persino gli stessi cattolici si vergognano al solo udirle pronunciare. Il professore ha spiegato i motivi che le hanno generate.
L'Inquisizione è nata per rispondere ad un nemico interno alla cattolicità, cioè le eresie, mentre le Crociate per rispondere ad un nemico esterno, cioè l'islam. Questi due nemici, come possiamo vedere, sono attuali oggi come allora.

LE ERESIE ERANO PERICOLOSE PER TUTTA LA SOCIETÀ
L'Inquisizione non era altro che un tribunale con tanto di giudici che si occupava perlopiù di correggere le idee (eretiche) che erano pericolose non solo per la Chiesa Cattolica, bensì per tutta la società. Basti pensare all'eresia dei catari, i quali, rispondevano in modo semplicistico alla domanda: "Se Dio è buono, perché esiste il male?". I catari sostenevano l'esistenza di un dio buono che ha creato l'anima e di un dio cattivo che ha creato il corpo, nel quale ha imprigionato l'anima. E proponevano come soluzione a questo problema di smettere di procreare. Alcuni non mangiavano neppure la carne perché proveniva da un accoppiamento. Addirittura il suicidio era visto come un ideale da incoraggiare, in quanto permetteva alle anime di essere liberate subito dai corpi. È ovvio che un'eresia del genere avrebbe portato la società all'autodistruzione se si fosse diffusa, per questo anche le autorità laiche ne erano allarmate.
Anche San Francesco D'Assisi contrastava il catarismo ed è proprio in funzione anti catara che scrisse il Cantico delle Creature, una lode alla materia creata da Dio che loro tanto disprezzavano. Da notare che il cantico, ben lungi dall'essere una poesia animalista, non contiene la lode di nessun animale. San Francesco infatti compose il cantico per contrastare un'eresia così pericolosa.
Una società, ha continuato Cammilleri, non può reggersi senza una istituzione che giudichi chi mette in discussione l'autorità oppure mina i fondamenti della società. Nei tribunali moderni, c'è il magistrato "inquirente" che appunto prende il nome dalla parola "inquisizione". In pratica non sarebbe altro che "l'inquisitore", ma usare questa parola è ormai diventata sinonimo di oscurantismo e oppressione e quindi non viene usata. Ma se una società si rifiutasse di avere un tribunale ci sarebbe senz'altro il ben peggiore linciaggio dove la folla si farebbe giustizia da sola, riproponendo il "dagli all'untore" di manzoniana memoria. Per fare un esempio odierno, in Italia abbiamo una legge, la legge Mancino, che punisce i crimini di odio. Questa legge è peggiore di qualunque inquisizione perché la definizione "crimini di odio" è troppo generica e ci può stare dentro di tutto, come dimostra il fatto che ci siano forti pressioni per riconosce come "crimine di odio" il fantomatico "reato" di omofobia che farebbe arrestare i cristiani nel caso che qualcuno si sentisse offeso dal loro modo di pensare (cattolico). E poi non dobbiamo dimenticare i tanti cattolici uccisi in passato dai governi anglosassoni soltanto perché papisti. In realtà non dovremmo dimenticare neppure i tanti cristiani perseguitati di oggi, i quali non sono fatti giudicare da nessun tribunale e non hanno alcuna possibilità di difendersi.

I PROCESSI DELL'INQUISIZIONE E LA SALVEZZA DELL'ANIMA
Non va infine dimenticato che l'Inquisizione è nata per occuparsi soltanto dei cattolici e per la salvezza della loro (e altrui) anima e solo nel caso in cui l'eretico non si pentisse alla fine veniva rilasciato al braccio secolare (il solo autorizzato ad eseguire la pena capitale). Lo scopo degli inquisitori insomma era quello di arrivare alla scoperta della verità e al pentimento dell'errante. I processi dell'Inquisizione inoltre hanno permesso un grande progresso giuridico, introducendo gli avvocati difensori e, soprattutto, gli atti processuali scritti in triplice copia. Il processo scritto impediva sentenze arbitrarie visto che "scripta manent".
Il professore ha poi trattato lo spinoso tema della tortura, presente in epoca medievale anche nei tribunali civili. Questa veniva usata da quelli ecclesiali soltanto in presenza di un medico ed era molto mite, ben lontana dall'attuale immaginario collettivo influenzato da libri e film anticattolici che nulla hanno di storico. Soprattutto era molto più tenue di quella utilizzata dai tribunali civili dell'epoca, per non parlare di come è stata utilizzata dalle feroci dittature del secolo scorso. Comunque la confessione rilasciata sotto tortura dall'Inquisizione doveva venire riconfermata in un secondo momento senza tortura e quindi spesso si assisteva a una ritrattazione. Per questo gli inquisitori la sconsigliavano visto che non portava quasi mai a nulla di processualmente utile.
Cammilleri ha anche fatto notare come nei moderni "Musei della tortura", le datazioni degli strumenti sono successivi al periodo storico in cui era presente l'Inquisizione, mentre i disegni dell'epoca erano inventati di sana pianta dalla propaganda anticattolica.
L'Inquisizione inventa anche la detenzione "in cella" come pena da scontare (il nome deriva infatti dalle celle dove vivevano i monaci) al posto delle pene corporali, le sole usate in quell'epoca dai tribunali civili.
La caccia alle streghe, presente nell'immaginario collettivo, si ritrova principalmente nell'Inquisizione delle nazioni diventate protestanti, mentre i roghi negli stati cattolici furono causate da tribunali corrotti o politicizzati in quanto al servizio del re più che del Papa, come nel caso di Giovanna d'Arco (che infatti fu riabilitata dal Papa pochi anni dopo, alla presenza della madre della santa).

L'EPOPEA DELLE CROCIATE
Il Prof. Cammilleri ha parlato anche alle Crociate, spiegando che furono la risposta ad una richiesta d'aiuto da parte dei principi delle città spadroneggiate dai musulmani invasori. Inoltre furono anche il tentativo di liberare Gerusalemme dall'assedio degli islamici, i quali la rivendicavano adducendo come giustificazione che Maometto vi aveva fatto un viaggio mistico notturno, mentre le città che veramente interessano all'islam sono La Mecca e Medina che hanno visto la presenza storica di Maometto. Invece Gerusalemme, dove si trova il Santo Sepolcro, fin dai primi secoli dopo la morte di Gesù era stata considerata la Città Santa dei cristiani e perciò cristiana per diritto, anche perché l'islam è nato cinque secoli dopo. I principi cristiani cercarono dapprima le vie diplomatiche, perché sapevano che la guerra non sarebbe stata una passeggiata.
Chi per infangare le crociate afferma che i cristiani partivano per la Crociata per motivi economici non considera la realtà, viste le disagevoli condizioni in cui si trovarono i crociati e soprattutto che alcuni morivano e molti al ritorno non trovavano più le loro proprietà. Addirittura alcuni principi perdevano il regno. Basti pensare a Riccardo Cuor di Leone, il quale lasciò in custodia il regno a suo fratello Giovanni Senzaterra il quale glielo usurpò e da allora… non fu più senza terra.
Infine Cammilleri ha fatto notare che le Crociate furono ovviamente armate e questo per necessità. Anche san Francesco quando andò in Terra Santa a convertire il sultano fu scortato dai crociati, altrimenti forse dal sultano ci sarebbe arrivato, però a pezzi: prima la testa e poi il resto del corpo.
A conclusione del suo excursus storico Cammilleri ha fatto notare che sicuramente non è un caso che finché furono presenti i crociati in Terra Santa i musulmani erano impegnati a combatterli in quei luoghi, mentre subito dopo iniziò il loro tentativo di conquista dell'Europa, prima ad Otranto e poi a Lepanto, con la testimonianza dei quattrocento martiri di Otranto nella prima e con l'intervento della Vergine Maria, che scongiurò il peggio, nella seconda.
Le circa duecento persone che hanno riempito la sala della conferenza a Staggia testimoniano che questi temi, cari all'apologetica cristiana, vanno continuamente riproposti per difenderci dalle menzogne che la cultura oggi dominante vorrebbe far passare come verità, facendoci vergognare della gloriosa storia della Chiesa.

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