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Iliade, Odissea, Cenerentola, Pinocchio, Harry Potter, il Signore degli Anelli, Biancaneve, Alice nel paese delle meraviglie, ecc.
Conferenza n.87 del 26 gennaio 2018
Il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese per la sua 87° conferenza è stato lieto di ospitare Silvana De Mari, scrittrice fantasy di fama internazionale. La sala stracolma di giovani e adulti dimostra quanto interessante fosse il tema trattato e quanto apprezzata ed amata la relatrice.
Specializzata in chirurgia generale ed endoscopia dell'apparato digerente e in psicologia cognitiva, la De Mari ha esercitato come chirurgo in Piemonte prima e poi anche in Etiopia.
Nel 2000 pubblica il suo primo libro per ragazzi, ma è nel 2004 che ottiene un grande successo con "L'ultimo elfo", tradotto in diciotto lingue.
Dopo altri racconti, pubblica anche alcuni saggi dedicati alla letteratura fantastica.
Nel 2015 avvia la saga di Hania. A novembre 2017 pubblica un prequel della saga de L'ultimo elfo, intitolato Arduin il Rinnegato.
Nella conferenza dal titolo "Fantasy e Fiabe" tenuta a Staggia il 26 gennaio la De Mari ha illustrato in modo davvero accattivante come gli orchi nelle fiabe classiche, poi ripresi dal fantasy, rappresentino le paure del bambino e gli eventi terrificanti che hanno caratterizzato le varie epoche. Non solo, ma vi sono illustrati anche altri tipi di significati e valori che rendono questo genere molto interessante per gli adulti oltre che terapeutico per i più piccoli.
Il genere fantasy fonde il poema epico e la fiaba per cui è necessario spiegare bene questi generi precedenti.
Il poema epico nato in epoca pre-cristiana, porta al suo interno valori maschili come la lealtà e il coraggio; la De Mari ha fatto notare come tali valori siano tipicamente maschili in quanto scaturiscono dalla presenza massiccia nell'uomo di testosterone che lo rende competitivo, soprattutto nell'ottenere il ruolo di capobranco. Nel poema epico pre-cristiano il vincitore di un duello rendeva schiava la moglie del perdente e ne uccideva il figlio, perché quella era la mentalità in cui era nato e cresciuto chi lo scriveva, pensiamo ad esempio ad Omero con l'Iliade. Invece, nel poema epico post-cristiano (Orlando, Re Artù) appare la cavalleria, secondo la quale la forza fisica è al servizio delle donne e dei bambini. La moglie e il figlio dello sconfitto per il cavaliere sono infatti sacri e intoccabili. Non si può uccidere il bambino, né fare schiava la moglie dello sconfitto (e quelli che lo facevano non se ne vantavano come invece avveniva nel mondo pre-cristiano).Il motivo di questo profondo rispetto per donne e bambini nasce dal fatto che il cristianesimo ha al centro una donna con un bambino in braccio: Maria e Gesù.
Il Cristianesimo ha fatto capire all'umanità che la vita femminile vale moltissimo in quanto la donna porta la gravidanza, ed è per questo che ha maggior bisogno di protezione. I gesti di cavalleria, come ad esempio aprire lo sportello della macchina o mostrare la propria abilità nei giochi in competizione con gli altri maschi, sono il modo con cui l'uomo simbolicamente dice alla donna: "Userò sempre la mia maggiore forza fisica per proteggere te e i nostri figli".
Passando alla fiaba, la De Mari ha fatto notare che, al contrario dell'epica, essa porta al suo interno valori tipicamente femminili, in particolare il desiderio di essere amata per sempre. Il finale con matrimonio e immancabile "e vissero felici e contenti" esprime bene lo scopo delle fiabe.
Le fiabe non vanno confuse con le favole perché vi sono delle differenze sostanziali: le fiabe nascono tra la gente, anonime, si tramandano di epoca in epoca finché qualcuno le raccoglie e le scrive; ecco perché ve ne sono in genere più versioni. Le favole invece nascono già scritte a tavolino, sono corte, con animali come protagonisti che hanno delle caratteristiche sempre uguali: la volpe rappresenta l'astuzia, il leone la forza e il lupo la cattiveria. Le favole contengono una morale e non contagiano emozioni, a nessuno è mai importato se la volpe non ha potuto mangiare l'uva. Invece le fiabe ci coinvolgono e ci fanno emozionare facendoci identificare con i personaggi.: Biancaneve, Cenerentola, Pollicini, ecc…
Le grandi fiabe classiche contengono il dolore del bambino non amato: ecco perché vi sono, quasi sempre immancabili fra i protagonisti, l'orfano e la matrigna. Nel mondo vero a volte la mamma può fare un po' paura, perché arrabbiata, nervosa, oppure perché in competizione con la figlia. Oppure addirittura in alcuni casi può averci abbandonati o è venuta a mancare. Allora il bambino che ascolta la fiaba esorcizza la paura di queste mancanze d'amore e le tiene testa vedendola inserita in questo mondo immaginario. Il bambino che è mancante dell'amore materno, o che comunque si sente trascurato o non compreso, vi si riconosce e riesce a vincere queste paure. E' scientificamente provato, inoltre, che ascoltare le fiabe fa produrre ai bambini endorfine, che oltre a migliorare il loro sistema immunitario e cognitivo, li rilassa. Ecco il motivo per cui di solito vengono raccontate per farli addormentare.
La matrigna rappresenta anche i genocidi. Infatti le fiabe classiche sono state scritte nel secolo dei più grandi genocidi (Armeni, Ebrei, classe borghese cambogiana e Tutzi). La maggioranza uccide la minoranza che sta prevalendo per la sua intelligenza. In pratica chi detiene il potere è in preda ad un complesso di inferiorità; allo stesso modo di Grimilde, la matrigna di Biancaneve, che vuole essere la più bella del reame perché teme che Biancaneve possa superarla, così come alcune mamme sono invidiose della bellezza della propria figlia. Grimilde è in preda ad un disturbo narcisistico di personalità, con un "io" molto rattrappito; per questo chiede continuamente allo specchio, dato che, insicura, non si fida di se stessa e del proprio giudizio, ma sente di valere solo se il giudizio degli altri è positivo.
In altre fiabe si ritrovano altri mostri da nascondere, con le istruzioni per come fare a combatterli. Ad esempio Pelle d'Asino è una storia di un incesto, con un padre che vuole sposare la figlia; ai bimbi abusati questa fiaba spiega che l'unica cosa da fare è scappare lontano da colui che fa loro del male. Questa fiaba spiega anche che a volte le mamme coprono gli abusi del marito sulla figlia. Infatti può accadere che sia la mamma stessa a spingere il marito verso la figlia, per evitare che si invaghisca di un'altra donna più giovane, proprio come la mamma di Pelle d'Asino.
La fiaba di Barbablù racconta di un marito che uccide le proprie mogli, mentre Pollicino e Hansel e Gretel rappresentano i bambini che nelle grandi carestie e nella Guerra dei 30 anni sono stati mangiati per sopravvivere in quanto si mangiava la carne dei morti (e i bambini morivano per primi).
Nelle fiabe di Andersen si riscontra anche il dolore del diverso, si pensi a Il Brutto Anatroccolo e a La Sirenetta, causato dalla crisi d'identità in seguito all'avvento dell'Illuminismo e quindi della marginalizzazione del cristianesimo.
Due fiabe sconsigliate dalla De Mari perché piene di metafore di morte sono Alice nel Paese delle Meraviglie e Peter Pan. In Alice si descrive una bambina dissociata mentalmente, il che significa che quasi certamente è una bambina che ha subito qualcosa di molto grave. E poiché studiando la vita dell'autore si viene a conoscenza della sua fissazione per le bambine di nove anni, e che essendo anche fotografo ne aveva fotografate quattrocento senza veli o quasi, la De Mari ne ha dedotto che fosse un uomo con delle tendenze pedofile e che frequentasse addirittura bordelli; infatti, in epoca vittoriana, quattrocento bambine di esattamente nove anni le ha potute trovare soltanto nei bordelli o negli orfanotrofi; gli uomini pagavano in entrambi i casi per portarsele a casa; in più Alice era ispirata ad una bambina reale di una famiglia di epoca vittoriana verso la quale l'autore aveva un interesse morboso.
Peter Pan invece descrive un mondo in cui i bambini, che sono tutti perennemente in camicia da notte, non vogliono crescere; ma nella realtà nessun bambino vuole restare tale, anzi non vede l'ora di diventare grande; per questo motivo la De Mari sostiene che tali bambini, i "bambini perduti" siano tutti bambini morti. Con l'avvento dell'aborto la morte procurata del bambino è infatti tornata in auge. In epoca post-cristiana salta di nuovo la protezione e l'intoccabilità dei bambini, i quali non rappresentano più una ricchezza, come durante l'industrializzazione, bensì un peso da eliminare; il bambino malformato o malato, in particolare, non è più accettato, esattamente come in epoca pre-cristiana, in cui questi bambini venivano gettati giù dalla rupe.
Infine la De Mari ha parlato del genere fantasy, nel quale ritroviamo l'etica e i valori biblico-evangelici che non trovavano più posto nella società per cui era importante farli riemergere sotto forma di racconto realistico, ma fantastico: il fantasy, appunto. I valori cristiani infatti sono stati calpestati da quelle che la De Mari definisce religioni atee (nazismo e comunismo). Le chiama così perché sono stati movimenti religiosi con un proprio "messia" (Hitler e Lenin) che promettevano una salvezza terrena a costo di un sacrificio (olocausto). Ma vi ritroviamo anche avvertimenti e intuizioni universali per sfuggire a tutte le atrocità di questo mondo.
Per questo il fantasy reca un messaggio di speranza. Ad esempio ne Il Signore degli Anelli, si ritrova non solo l'orrore del XX secolo con la Seconda Guerra Mondiale, ma anche la potenza della Grazia Salvifica che interviene sempre nella storia per aiutare la cultura della vita a vincere nello scontro epocale con la cultura della morte. "Non abbiate paura", ha concluso infatti la De Mari, "essere uomini è straordinario, perché comporta avere il libero arbitrio con il quale è possibile scegliere il bene. Per questo, seguendo la legge di Dio, non c'è nulla da temere". Inoltre ha invitato gli uomini ad essere coraggiosi come il cacciatore incaricato dalla regina di uccidere Biancaneve. Lui si è rifiutato di farlo perché non si uccidono i bambini. Così facendo sarà ucciso lui, ma "è meglio morire per qualcosa che vivere per nulla".
Tra le fiabe moderne si possono annoverare anche Pinocchio e Harry Potter che pur non essendo scritte da autori cristiani come Tolkien, recano però al loro interno moltissimi valori cristiani come l'importanza della famiglia, del sacrificio e della scelta del bene. Anche questa presenza, sebbene inconscia, di valori cristiani nelle fiabe di oggi, rappresenta in fondo una piccola luce di speranza per questo mondo sconquassato.
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Economista, ha fondato una banca, gestito importanti trattative di alta finanza, fatto da consigliere al ministro dell'economia del governo italiano ed è stato presidente dello IOR (la "banca" vaticana)
Conferenza n.85 del 5 ottobre 2017
Il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese il 5 ottobre è stato lieto di ospitare per la seconda volta Ettore Gotti Tedeschi. Economista e banchiere di rilievo. Ha fondato una banca, gestito importanti trattative di alta finanza, fatto da consigliere al ministro dell'economia del governo italiano, è stato presidente dello IOR (la "banca" vaticana).
Ha insegnato Etica della finanza all'Università Cattolica di Milano, ed è stato editorialista de L'Osservatore Romano e del Sole 24 Ore. Scrive articoli divulgativi per il sito internet La Bussola Quotidiana.
Da anni va affermando che le cause dell’attuale crisi economica vanno ricercate non tanto nell’uso sbagliato di strumenti finanziari da parte di banchieri o politici o finanzieri, quanto piuttosto nella mancanza di figli. Solo l'aumento demografico favorisce lo sviluppo e il benessere economico, oltre che sociale.
A Staggia ha presentato il suo ultimo libro "Dio è meritocratico". Secondo alcuni teologi contemporanei il solo pronunciare questa frase rappresenta una bestemmia. Infatti sostengono che un Dio tutto misericordia, il quale perdonerà allo stesso modo sia chi ha compiuto il male, sia chi ha compiuto il bene, non può guardare ai meriti delle singole persone. La risposta a questa obiezione, per Gotti Tedeschi è alquanto semplice: Dio perdonerà tutti quelli che si pentiranno dei propri peccati e riconosceranno che Cristo è il Signore. Ma Dio vuole anche che in questa vita ciascuno di noi dimostri questo amore a Dio e ai fratelli, acquisendo dei meriti attraverso la pratica delle virtù.
Queste ci portano a compiere opere buone, grazie alle quali la nostra Fede è vera e non solo emozionale.
L'idea di questo libro è nata in Gotti Tedeschi in seguito ad una sfida verbale che è stato chiamato a disputare con Paolo Flores D'Arcais, uno dei maggior filosofi laicisti contemporanei, il quale ritiene la Chiesa e la religione cattolica i più grandi mali per l'uomo e il pianeta intero.
Questo pensiero è tipico della persona gnostica, la quale spera venga tolto dalla faccia della Terra ogni riferimento a Dio, ritiene che l'uomo sia il cancro del pianeta e vorrebbe come unica religione universale l'ambientalismo. La gnosi si oppone a quattro grandi verità presenti nella Genesi che ispirano le leggi della natura:
1) Dio creò l'uomo maschio e femmina;
2) Dio le benedisse e disse "andate e moltiplicatevi";
3) asservite la Terra;
4) asservite ogni essere vivente;
Lo gnostico, che pensa, al contrario dell'ateo, che Dio esiste, ma lo nega, per scardinare queste quattro leggi cerca di imporre altrettante ideologie.
Attraverso la teoria del gender nega che siamo stati creati da qualcuno con determinate caratteristiche ben riconoscibili, ci sprona a metterci al posto di Dio, autodeterminandoci e scegliendo qual è il sesso a cui vogliamo appartenere o se non vogliamo averne uno ben preciso.
Con la diffusione del Neo-Malthusianesimo, la gnosi sovverte l'ordine di Dio di moltiplicarci. Questa tesi degli anni '70-'80 si rifaceva al Malthusianesimo, elaborato intorno al 1700 da Thomas Robert Malthus. Attraverso lo studio di economia e statistica egli notò che la tendenza del tasso di crescita della popolazione era superiore al tasso di produzione delle derrate alimentari. Ne concluse che la popolazione doveva diminuire con ogni mezzo per non incorrere in un aumento spropositato della povertà. Per fare ciò teorizzò la riduzione della natalità attraverso il controllo delle nascite, togliendo i sussidi alle famiglie numerose, specie se povere, l'interruzione delle cure per i bambini con handicap e pensò persino di non evitare con nessun mezzo epidemie e disastri.
Il padre del Neo-Malthusianesimo, Paul Heinrich, dal canto suo, riprese tutte le tesi di Malthus e per dare il "buon" esempio si fece sterilizzare in pubblico, in un'aula magna di università.
In realtà oggi è provato e largamente riconosciuto che se non cresce la popolazione si riduce il prodotto interno lordo. Questo semplicemente perché l'uomo è colui che produce, lavora, crea e senza ricambio generazionale restano soltanto i vecchi, come si vede bene in questa Europa sempre più vecchia. Le coppie europee hanno in media 1.25 figli e questo significa crescita zero, perché nel giro di una generazione l'umanità si riduce del 50%.
A questo punto Gotti Tedeschi ha ripercorso le tappe che hanno portato alla crisi economica degli ultimi 40 anni. Negli anni '70 l'economia cresceva del 4%. Già negli anni '80 la crescita era pari a zero. Non crescendo la popolazione, grazie alla politiche anti natalità, ha smesso infatti di crescere il PIL. Allora per far ricominciare a crescere l'economia si è fatto in modo che crescessero i consumi individuali, veicolando il consumismo soprattutto grazie ai mass-media. Il consumismo veicola nelle persone dei bisogni materiali, in realtà superflui, facendoli apparire come gli unici in grado di appagare i nostri desideri più profondi, con un ingente sacrificio del risparmio. Infatti, se negli anni '70 i risparmi in Italia erano pari al 25%, oggi sono solo al 4%. Venendo a mancare il risparmio le famiglie hanno iniziato a indebitarsi per soddisfare i propri desideri e quindi tutto lo Stato si è indebitato. Per aumentare il potere d'acquisto le fabbriche sono state delocalizzate all'estero, dove la produzione costa meno. Così facendo però, il paese si è deindustrializzato ed è diventato esclusivamente consumatore. Quando negli anni '90 ci si è resi conto della diminuzione dei giovani e del progressivo invecchiamento del paese, ci siamo cominciati a preoccupare di come far fronte alle spese sanitarie che i vecchi portano con sé e alle pensioni. Così sono state aumentate le tasse che hanno fatto ulteriormente diminuire i consumi e di conseguenza gli investimenti.
Oggigiorno anche gli immigrati, che ci si illude siano la panacea, coloro che avrebbero un giorno pagato le nostre pensioni, smettono di fare i figli e si occidentalizzano, perché in Italia non ce la fanno a mantenerli. Questo impoverimento dello Stato ha portato all'impoverimento e quindi alla progressiva distruzione della famiglia, con grande soddisfazione della gnosi che mirava anche a questo. Infatti la famiglia è quell'istituto che dà un'educazione soggettiva e non seguendo il pensiero unico. Per questo secondo lo gnostico va distrutta. Una volta ridotto il potere d'acquisto della famiglia, non le è bastato più uno stipendio unico per sopravvivere. La donna si è dovuta emancipare per andare a lavorare, a scapito della coppia e della famiglia che ha così cominciato a sfaldarsi.
Infine la gnosi, togliendo Dio come Creatore del mondo, ha negato che sia stato posto un ordine secondo il quale l'uomo deve asservire, occupandosene, la terra e gli esseri viventi. L'uomo è stato declassato al pari o addirittura al di sotto di tutti gli altri esseri viventi e la terra è stata divinizzata, per cui l'uomo non solo non se ne deve occupare, ma anzi deve adorarla.
Si arriva così a capire perché la cultura dominante auspichi che l'ambientalismo diventi una sorta di religione globale per mettere d'accordo tutti. Kofi Annan durante il discorso alle Nazioni Unite a New York nel 2000, affermò che per fare la pace si dovevano relativizzare le religioni che contengono dei dogmi al loro interno, mixando le culture cui appartengono tali religioni con le altre culture e le altre religioni così da annacquarle.
Questo progetto della cultura dominante, gnostica e nichilista, sta portando ad un progressivo annientamento della società, una disumanizzazione e una crisi totale di quei valori trasmessi dai cattolici di cui fino a pochi anni fa il mondo laico ha goduto e per la cui crisi adesso sembra essere preoccupato molto più del mondo cattolico. Con questa amara considerazione il professore ha concluso il suo applauditissimo intervento.
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Conferenza n.115 del 8 giugno 2024
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