Conferenza n.37 del 22 gennaio 2010

RIASSUNTO  La Sindone è autentica, ne siamo certi

LA RELIQUIA PIU' AMATA DALLA CRISTIANITA', L'OGGETTO PIU' STUDIATO DALLA SCIENZA

La Sindone è il lenzuolo di lino che ha avuto impressa l'immagine di Gesù grazie alla sua risurrezione

Il 10 marzo 2006 la sindonologa Emanuela Marinelli ha presentato le principali ricerche riguardo all'oggetto al mondo più studiato dalla scienza: la Sacra Sindone. Questa è la reliquia più preziosa della Cristianità perché ha avvolto il corpo di Gesù e si trova a Torino, ma è di proprietà del Papa. Al termine dell'incontro le oltre duecento persone presenti hanno potuto fare un'esperienza unica vedendo da vicino una copia su tessuto a grandezza naturale della Sindone. La professoressa Marinelli, che ha scritto decine di libri sulla Sindone ed è tra le massime esperte mondiali della sacra reliquia, ha tenuto tutti con il fiato sospeso ed infatti il commento più ricorrente in sala è stato: "Che silenzio!". Le numerose domande alla fine hanno dimostrato la grande attenzione che la studiosa si è saputa conquistare.

LE CERTEZZE DELLA SCIENZA La Sindone è un lenzuolo di lino che ha certamente avvolto il cadavere di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi, trapassato da una lancia al costato. Le macchie di sangue e di siero presenti non si possono produrre con mezzi artificiali. È sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito e che si è ridisciolto a contatto con la stoffa umida. Si tratta di sangue umano maschile di gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico. Il sangue è dello stesso tipo di quello riscontrato sul Sudario conservato nella Cattedrale di Oviedo (Spagna) e dei resti del miracolo eucaristico di Lanciano (Chieti). Oltre al sangue, sulla Sindone c'è l'immagine del corpo che vi fu avvolto. Questa immagine, dovuta a degradazione per disidratazione e ossidazione delle fibrille superficiali del lino, è paragonabile ad un negativo fotografico. È superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente e chimicamente stabile. È stabile anche all'acqua, non è composta da pigmenti, è priva di direzionalità e non è stata provocata dal semplice contatto del corpo con il lenzuolo: con il contatto il telo o tocca o non tocca. Non c'è via di mezzo. Invece sulla Sindone c'è immagine anche dove sicuramente non c'era contatto. I suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio. Si può dunque ipotizzare un effetto a distanza di tipo radiante. Sotto le macchie di sangue non esiste immagine del corpo: il sangue, depositatosi per primo sulla tela, ha schermato la zona sottostante mentre, successivamente, si formava l'immagine. L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così ottenute passano da parte a parte, tendono a sparire, hanno diversa fluorescenza e non hanno caratteristiche tridimensionali paragonabili a quelle della Sindone. La scienza attualmente non è in grado di stabilire il meccanismo fisico-chimico all'origine dell'impronta. Si può ipotizzare un meccanismo come un fiotto di radiazione non penetrante che si attenua con il passaggio nell'aria, che diminuisce con la distanza.

PERCHÉ LA SINDONE NON PUÒ ESSERE MEDIEVALE La manifattura rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in senso orario) dei fili, la tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio antichissimo, l'assenza di tracce di fibre animali rendono verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese del primo secolo. Altri indizi: grande abbondanza di pollini di provenienza mediorientale e di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; tracce sugli occhi di monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio Pilato; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un'altura vicina al Mar Morto. Nel medio evo erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa la memoria. L'eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in contrasto con l'iconografia medievale: corona di spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in uso presso gli ebrei all'epoca di Cristo. Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l'invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite. Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e l'olografia realizzata negli anni 40 del XX secolo. Avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta nel 1666. Ammessa la conoscenza di tutte queste nozioni scientifiche, l'ipotetico contraffattore avrebbe dovuto avere la capacità ed i mezzi per produrre l'oggetto. È inconcepibile che un falsario di tale sovrumana levatura sia rimasto completamente sconosciuto a contemporanei e posteri dopo aver prodotto un'opera così perfetta; egli avrebbe però utilizzato una stoffa appena uscita dal telaio, e quindi medievale, vanificando tutti i suoi poteri di preveggenza sulle future scoperte scientifiche. Alla luce delle conclusioni scientifiche attuali, però, è innegabile che la Sindone abbia avvolto un cadavere. Sarebbe dunque da ipotizzare non un falsario-artista, ma un falsario-assassino; le difficoltà in questo secondo caso non sarebbero minori. Sarebbe stato impossibile per lo spregiudicato omicida trovare una vittima il cui volto fosse congruente in diverse decine di punti con le icone di Cristo diffuse nell'arte bizantina; e, soprattutto, "pestare a sangue" l'uomo in maniera adeguata, in modo da ottenere determinati gonfiori del viso riprodotti nelle icone. Ne avrebbe dovuti uccidere parecchi prima di raggiungere il suo scopo: sarebbe stato, quindi, un serial killer imprendibile… Anche altri particolari, come l'apparente assenza dei pollici e la posizione più flessa di una gamba, sono in sintonia con le antiche raffigurazioni del Cristo morto, ma difficilmente riproducibili con un qualsiasi cadavere. Procurare alla vittima, ormai deceduta, una ferita del costato con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero separati, non è assolutamente un esperimento facile da compiere. Altrettanto arduo sarebbe stato mantenere il cadavere avvolto nel lenzuolo per una trentina di ore impedendo il verificarsi del fenomeno putrefattivo, processo accelerato dopo decessi causati da un così alto numero di gravi traumi. Un'altra difficoltà, ma non di minor peso, sarebbe stata quella di prevedere che da un cadavere si potesse ottenere un'immagine così ricca di particolari; infine, sarebbe impossibile togliere il corpo dal lenzuolo senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero alterato i contorni delle tracce di sangue. La realizzazione artificiale della Sindone è impossibile ancora oggi con le conoscenze e le tecnologie attuali; a maggior ragione nel medio evo.

PERCHÉ LA SINDONE È IL LENZUOLO FUNERARIO DI CRISTO C'è da notare una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari "personalizzati" del supplizio: la flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21); la coronazione di spine, fatto del tutto insolito; il trasporto del patibulum; la sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde; l'assenza di crurifragio; la ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero; il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata); l'avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune; il breve tempo di permanenza nel lenzuolo. Il corpo dell'Uomo della Sindone non presenta il minimo segno di putrefazione; è rimasto avvolto nel lenzuolo per un tempo di 30-36 ore. La formazione dell'immagine potrebbe essere spiegata con un effetto fotoradiante connesso alla Risurrezione. Non c'è traccia di spostamento del lenzuolo sul corpo. È come se questo avesse perso all'improvviso il suo volume. Concludendo: dicono gli studiosi essere più probabile il fatto che esca lo stesso numero al gioco della roulette per 52 volte consecutive, piuttosto che la Sindone non sia il lenzuolo funebre di Gesù di Nazareth. Qualcuno è arrivato a dire che se la Sindone non è di Gesù, allora è stata prodotta da un miracolo!

OBIEZIONI SULLA DATAZIONE RADIOCARBONICA DELLA SINDONE La datazione a cui è stata data molta pubblicità nei giornali e nelle televisioni è stata effettuata dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo. Il risultato è stato 1260-1390 d.C. Ma il mondo scientifico non ha mai accettato le valutazioni del controverso esperimento. Innanzitutto alcuni postulati su cui si basa il metodo vengono oggi messi in discussione. Esistono casi clamorosi di datazioni errate a causa di contaminazioni ineliminabili. Il lenzuolo ha subito molte vicissitudini (incendi, restauri, acqua, esposizioni all'ambiente esterno, al fumo delle candele, al respiro dei fedeli, ecc.) e quindi è andato soggetto ad alterazioni e contaminazioni. Inoltre esistono perplessità sullo svolgimento dell'esame e sospetti sulla sua correttezza, dubbi sul motivo dell'eliminazione di uno dei due metodi di datazione con il C14, sul rifiuto della collaborazione con altri scienziati e della multidisciplinarità da parte dei tre laboratori prescelti con esclusione di tutta una serie di esami, fra cui l'indispensabile analisi chimica preliminare dei campioni da datare. Scelta errata del sito di campionamento: da un unico punto e per di più da un angolo che è molto inquinato e può essere stato restaurato nel medio evo. È stato successivamente riscontrato sul campione usato per la radiodatazione un grado di inquinamento tale da poter dichiarare che esso non è rappresentativo dell'intero lenzuolo. Inoltre non tornano i conti dei pesi e delle misure dei campioni sindonici: dai dati dichiarati essi pesano circa il doppio di quanto avrebbero dovuto. Non va poi dimenticato che l'alta temperatura raggiunta durante l'incendio di Chambéry (la cassetta con la Sindone fu avvolta dalle fiamme nell'incendio del 4 dicembre 1532) ha provocato scambi di isotopi che hanno portato ad un arricchimento di carbonio radioattivo, facendo risultare in proporzione più "giovane" il tessuto. La reazione è stata favorita dalla presenza dell'argento che ricopriva la cassetta. Questi e tante altre obiezioni fanno ritenere gli esami al radiocarbonio (gli unici sfavorevoli alla Sindone) non chiari dal punto di vista strettamente scientifico.

IPOTESI DI FRONTE AL MISTERO Al termine la professoressa Marinelli ha citato un importante studio condotto da un medico statunitense, August Accetta, il quale ha realizzato un esperimento su se stesso iniettandosi una soluzione di difosfato di metilene contenente tecnezio-99m, un isotopo radioattivo che decade rapidamente. Ogni atomo di tecnezio emette un unico raggio gamma che può essere registrato da una apposita apparecchiatura di rilevamento. L'obiettivo era quello di realizzare un'immagine provocata da una radiazione emessa da un corpo umano. Secondo il dott. Accetta, infatti, l'immagine sulla Sindone potrebbe essere stata causata dall'energia sprigionatasi all'interno del corpo di Cristo al momento della resurrezione. Le immagini ottenute sono molto simili a quelle che si osservano sulla Sindone e davvero questo esperimento arriva fin sulla soglia del mistero di quell'impronta che richiama il nucleo fondamentale della fede cristiana: la passione, morte e resurrezione di Gesù.

PER APPROFONDIRE: www.sindone.info (curato dalla prof. Marinelli).

RIASSUNTO  Il telo che ha avvolto il corpo di Gesù

IL TELO STRAORDINARIO CHE CI PARLA DELLA MORTE E RISURREZIONE DI CRISTO

L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali: non è un dipinto, né una stampa

 

Per il 6° Giorno del Timone della Toscana, in prossimità all'ostensione straordinaria della Sindone, la sindonologa Emanuela Marinelli è tornata a Staggia dopo esserci stata nel 2006 e nel 2010. Anche questa volta ha presentato le principali ricerche riguardo all'oggetto al mondo più studiato dalla scienza: la Sacra Sindone. Questa è la reliquia più preziosa della Cristianità perché ha avvolto il corpo di Gesù e si trova a Torino, ma è di proprietà del Papa. Al termine dell'incontro le oltre duecento persone presenti hanno potuto fare un'esperienza unica vedendo da vicino una copia su tessuto a grandezza naturale della Sindone.
La professoressa Marinelli, che ha scritto decine di libri sulla Sindone ed è tra le massime esperte mondiali della sacra reliquia.
Come ha spiegato la professoressa, la Sindone è un lenzuolo di lino, filato e tessuto nella regione del Medio Oriente. Esso presenta una struttura a spina di pesce che è di grande valore: quindi l'uomo che è stato avvolto in questo telo deve essere stato un personaggio importante. Un ladrone doveva essere sepolto senza un lenzuolo in una tomba comune.

UN TELO UTILIZZATO A GERUSALEMME
In varie occasioni dalla superficie della Sindone è stato preso materiale con nastri adesivi. Questo materiale successivamente è stato studiato in diversi laboratori. Sul lenzuolo è stata riscontrata la presenza di cristalli di un tipo di carbonato di calcio, l'aragonite, con impurezze simili a quelle dell'aragonite trovata nelle grotte di Gerusalemme; inoltre sono state identificate aloe e mirra, le spezie funebri profumate usate dagli ebrei nel primo secolo, e una grande abbondanza di pollini del Medio Oriente che non esistono in Europa. La Gundelia Tournefortii, ad esempio, cresce solo in Medio Oriente; lo Zygophyllum Dumosum cresce soltanto in Israele, in Giordania occidentale ed al Sinai.
Sulla Sindone sono stati identificati i pollini di 77 diversi tipi di piante, tre quarti delle quali non esistono in Europa e 13 delle quali sono tipiche ed esclusive del deserto vicino a Gerusalemme. Avinoam Danin, un botanico ebreo dell'università di Gerusalemme, usando un archivio di più di 90.000 siti di distribuzione delle piante, ha verificato che il luogo più adatto per tutte le specie di piante, i cui pollini sono stati identificati sulla Sindone, si trova in un raggio di 20 chilometri intorno a Gerusalemme.

MACCHIATO DI SANGUE UMANO NON DECOMPOSTO
Le macchie di sangue e siero sul lino non sono riproducibili con mezzi artificiali. È sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito. Si è ridisciolto per fibrinolisi a contatto con la stoffa umida per un periodo di circa 36 ore. La fine del contatto è avvenuta senza causare un movimento che avrebbe alterato i bordi delle tracce di sangue.
In altre parole, rimane inesplicabile come sia finito il contatto fra il corpo ed il lenzuolo senza alterare i trasferimenti ematici che avevano avuto luogo. La permanenza del cadavere nella Sindone per un periodo di tempo limitato può essere dedotta non soltanto dall'interruzione del processo fibrinolitico ma anche dall'assenza di qualsiasi segno di decomposizione.

STESSO SANGUE DEI MIRACOLI EUCARISTICI DI LANCIANO E OVIEDO
Si tratta di sangue umano maschile ricco di bilirubina: ciò significa che appartiene ad una persona che ha sofferto molteplici traumi. È sangue di gruppo AB. Questo è il gruppo sanguigno meno comune; soltanto il cinque per cento della popolazione appartiene a questo gruppo sanguigno.Un confronto interessante può essere fatto con i risultati della ricerca intrapresa sul miracolo eucaristico di Lanciano (Italia). Qui, nell'ottavo secolo, nella chiesa di San Legonziano, mentre era nelle mani di un monaco basiliano che dubitava della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche, l'ostia, al momento della consacrazione, si è trasformata in carne e il vino è diventato sangue.
I risultati delle indagini condotte nel 1970 da Odoardo Linoli, un docente di anatomia ed istologia patologica e di chimica e microscopia clinica all'università di Siena (Italia), hanno mostrato che la carne è vero tessuto miocardico di un cuore umano che si mantiene miracolosamente incorrotto e il sangue è autentico sangue umano del gruppo AB.
Il sangue è anche dello stesso tipo di quello riscontrato sul Sudario conservato nella Cattedrale di Oviedo (Spagna), una tela di 83 x 52 cm che presenta numerose macchie di sangue simmetriche, passate da una parte all'altra mentre era piegata in due.
La tradizione la definisce Santo Sudario o Sagrado Rostro, cioè Sacro Volto. La preziosa stoffa giunse ad Oviedo nel IX secolo, in un'Arca Santa di legno con altre reliquie, proveniente dall'Africa settentrionale. Il sangue presente sul Sudario è umano, appartiene al gruppo AB e il DNA presenta un profilo genetico simile a quello rilevato sulla Sindone.

L'INSPIEGABILE IMMAGINE
Oltre al sangue, sulla Sindone c'è l'immagine del corpo che vi fu avvolto. Questa immagine, dovuta a degradazione per disidratazione e ossidazione delle fibrille superficiali del lino, è paragonabile ad un negativo fotografico.
È superficiale, dettagliata, termicamente e chimicamente stabile. È stabile anche all'acqua. Non è composta da pigmenti, è priva di direzionalità e non è stata provocata dal semplice contatto del corpo con il lenzuolo: con il contatto il telo o tocca o non tocca, non c'è via di mezzo. Invece sulla Sindone c'è immagine anche dove sicuramente non c'era contatto. I suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio.
Sotto le macchie ematiche non esiste immagine del corpo: il sangue, depositatosi per primo sulla tela, ha schermato la zona sottostante mentre, successivamente, si formava l'immagine. Come un cadavere abbia potuto imprimere sul lenzuolo l'immagine fotografica di se stesso è un fenomeno unico ed ancora inspiegabile.
L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così ottenute non hanno caratteristiche paragonabili a quelle della Sindone.
L'immagine esiste soltanto sulle fibrille superficiali del lino. Nessuna immagine è stata osservata sul retro. L'assenza di pigmenti è stata confermata dalla fotografia in luce trasmessa. Sul retro è possibile vedere soltanto il sangue, non l'immagine.
Uno studio molto importante è stato realizzato da un medico statunitense, August Accetta, il quale ha condotto un esperimento su se stesso: ha iniettato nelle sue vene una soluzione di difosfato di metilene contenente tecnezio-99m, un isotopo radioattivo che decade rapidamente. Ogni atomo di tecnezio emette un unico raggio gamma che può essere registrato da una apposita apparecchiatura di rilevamento. Il Dr. Accetta intendeva realizzare un'immagine provocata da una radiazione emessa da un corpo umano.
Secondo il Dr. Accetta, l'immagine sulla Sindone potrebbe essere stata causata dall'energia sprigionatasi all'interno del corpo di Cristo al momento della resurrezione. Le immagini ottenute dal Dr. Accetta sono molto simili a quelle che si osservano sulla Sindone e davvero questo esperimento arriva fin sulla soglia del mistero di quell'impronta che ci richiama il mistero centrale della fede. La formazione dell'immagine della Sindone potrebbe essere spiegata da un effetto fotoradiante collegato alla resurrezione.

VIDEO  Approfondimenti sulla Sindone (Emanuela Marinelli)

La Sacra Sindone è un "eloquente messaggio di sofferenza e di amore, di morte e di vita immortale" (San Giovanni Paolo II)

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