TUTTI I GIORNI CON MARIA di Rino Cammilleri

In duemila anni la Vergine si è manifestata migliaia di volte

Conferenza n.82 del 30 luglio 2017

LIBRO  Tutti i giorni con Maria

IL CALENDARIO DELLE APPARIZIONI DELLA MADRE DI DIO

Non c'è giorno che la Madonna lasci soli i suoi figli

 

Diverse opere sono state prodotte sulle apparizioni e manifestazioni della Madre di Dio, ma questa è un «calendario». Con essa, giorno per giorno, si potrà sapere quando e dove la Madonna è apparsa, e a chi. In duemila anni, infatti, la Vergine si è manifestata migliaia di volte, e ancora si manifesta.
Certe date, come l’8 settembre per esempio, sono più affollate, forse perché la Madonna ha voluto festeggiare così il suo compleanno. Ed è singolare, perché dovremmo essere noi a farle un regalo. Ma la Madre sa che le creature sono povere, ed è Lei la piena di grazia. Un’altra data molto «frequentata» è il 25 marzo, festa dell’Incarnazione di Gesù e dello «sposalizio» della Vergine con lo Spirito Santo. Un’altra scadenza privilegiata sono i sabati, tradizionalmente a Lei consacrati. Ma non c’è giorno che la Mamma lasci soli i suoi figli. Come dimostra questo libro da tenere aperto sul tavolo di lavoro, come, appunto, un calendario.

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LA MADONNA DI GUADALUPE di Gianfranco Amato

Le apparizioni di Guadalupe rafforzano la nostra fede e confondono agnostici ed atei

Conferenza n.117 del 6 dicembre 2024
RIASSUNTO   La Madonna di Guadalupe

IL MIRACOLO CHE CAMBIO' LA STORIA DELL'AMERICA

Un'importante apparizione di Maria per i popoli indigeni: da quel momento prende slancio la conversione dell'America al Cristianesimo

 

La 117° conferenza del Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese si è tenuta il 6 dicembre con un ospite veramente eccezionale: l'avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita e nostro amico di lunga data.
Nell'incontro abbiamo avuto modo di approfondire una importante apparizione di Maria. Sabato 9 dicembre 1531, solo dieci anni dopo la conquista del Messico, l'indio Cuauhtlatòhuac (ribattezzato cinquant'anni dopo la nascita Juan Diego), di professione coltivatore diretto, si sta recando alla chiesa francescana di Santiago. È l'alba. All'improvviso una voce dolcissima lo chiama sul colle Tepeyac: “Juantzin, Juan Diegotzin” (cioè il diminutivo di Juan Diego in lingua nàhuatl). Viene da una bellissima donna che si presenta come “la perfetta sempre vergine Maria, la Madre del verissimo e unico Dio” (la tonantzin “la nostra venerata Madre” come gli  indios chiameranno poi la Vergine di Guadalupe).
La Madonna gli ordina di recarsi dal vescovo locale e di costruire una chiesa! ai piedi del colle. Per un paio di volte, il vescovo, comprensibilmente dubbioso, non vuole credere alle parole del povero indio. Tre giorni dopo la prima apparizione Juan Diego è chiamato ad assistere uno zio, Juan Bernardino, gravemente ammalato. Alla ricerca di un sacerdote che accompagni lo zio nel trapasso alla vita eterna, aggira la collina su cui era apparsa la Vergine “morenita” per evitare di incontrarla nuovamente. Ma la Signora lo intercetta, gli appare lungo la strada, lo rassicura sulla salute dello zio e quindi gli chiede di salire nuovamente sulla collina per raccogliere dei fiori. Juan Diego esegue gli ordini e trova la cima del colle ricoperta di bellissimi fiori di Castiglia, evento assolutamente straordinario dal momento che siamo in pieno inverno e che il luogo è una desolata pietraia. L'indio li raccoglie e li depone nella sua tilma, cioè nel mantello, per portarli al vescovo Juan de Zumarraga, come prova delle apparizioni.
Appena Juan Diego spiega il mantello e fa cadere i fiori raccolti davanti all'alto prelato, avviene un vero miracolo: sul mantello si disegna l'immagine della Madonna. È la prova che Juan Diego non è un visionario, un mentitore e che Maria è veramente scesa dal Cielo per parlare all'umile indio. La Tilma e l'immagine si conservano intatte ancora oggi, a distanza di  oltre  quattro  secoli  e mezzo, e si possono vedere nella   grandiosa   basilica   di Guadalupe, costruita ai piedi del colle Tepeyac, secondo i desideri della Vergine. Da questo segno  prodigioso  nasce  la sintesi tra la cultura azteca e la fede cristiana: l'evangelizzazione del Messico si compie in modo pacifico e rispettoso delle tradizioni locali.
Nell'immagine impressa sul mantello di Juan Diego, la Vergine Maria è alta 143 centimetri, ha la carnagione meticcia (da qui l'appellativo di Virgen Morenita), segno di una perfetta commistione tra le razze europee e indios; è circondata da raggi di sole e con la luna sotto i suoi piedi, esattamente come la Donna dell'Apocalisse; una cintura le cinge il ventre, simbolo, presso gli Aztechi, di una donna incinta.
Dal 1666 sono iniziati gli esami scientifici per stabilire la vera natura dell'immagine. Non si tratta di un dipinto, perché non v'è traccia di colore sulla tela ed è come se le fibre fossero state impresse con un procedimento “naturale”.
Inoltre, tenendo conto che l'ayate, il tipico, rozzo tessuto di fibre d'agave popotule, usato in Messico dagli indios più poveri per fabbricare abiti, è un materiale estremamente deteriorabile, non si riesce a spiegare come abbia potuto conservarsi la tilma di Juan Diego, su cui è effigiata la Virgen Morenita e che risulta così essere l'unico ayate del XVI secolo ancora oggi intatto. E a nulla può valere la protezione dei cristalli per fermare lo sgretolarsi del tessuto, come hanno dimostrato diversi esperimenti. In aggiunta, si è constatato – di nuovo inspiegabilmente – che il mantello di Juan Diego respinge gli insetti e la polvere, che invece si accumulano in abbondanza sul vetro e sulla cornice. Nel 1791 si verificò un incidente: alcuni operai lasciarono cadere una soluzione detergente di acido nitrico sulla tela, ma essa, anziché deteriorarsi irreparabilmente, rimase inspiegabilmente integra e, anzi, si vede bene che le due macchie giallastre della reazione chimica stanno sbiadendo con il passare del tempo.
In passato vi furono anche tentativi di ritoccare “pittoricamente” l'immagine della Vergine, dovuti probabilmente alla esagerata devozione dei fedeli, ma i colori si sono dissolti quasi subito. I risultati più strabilianti ottenuti da analisi scientifiche provengono dall'osservazione degli occhi della Madonna. Le pupille, il cui diametro originale misura appena otto millimetri, sono state elaborate elettronicamente mediante computer e ingrandite fino a 2500 volte, con un sistema identico a quello impiegato per decifrare le immagini inviate sulla Terra dai satelliti orbitanti nello Spazio. Bene, nelle iridi della Vergine di Guadalupe è riflessa distintamente ed inequivocabilmente la scena di Juai Diego che apre la sua tilma davanti a vescovo Juan de Zumarraga e agli alti testimoni del miracolo. Siamo di fronte ad una vera e propri fotografia, infinitamente minuscola invisibile all'occhio umano, di ciò che accadde il 12 dicembre 1531 nel vescovado di Città del Messico. Poiché l'immagine ritrae la scena con occhi “estranei” ad essa, Josè Aste Tonsmann (l'ingegnere peruviano che nel 1979 analizzò a computer l'istantanea) ipotizza che la Madonna fosse presente, sebbene invisibile, al fatto e abbia “proiettato” sulla tilma la propria immagine avente negli occhi il riflesso di ciò che stava vedendo.
Poiché è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di soli 8 millimetri, si deve ammettere che nella sua infinita bontà Dio ha lasciato, oltre quattro secoli orsono, nel lontano Messico, un segno che ora, grazie alla modernissima strumentazione scientifica, riusciamo decifrare sempre meglio. Il segno riguarda la potente intercessione della Vergine Maria, dunque la conferma di una verità di fede cattolica, che rafforza la nostra fede e confonde agnostici ed atei contemporanei.

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SAN GIUSEPPE di Ermes Dovico e Stefano Chiappalone

Maestro per ogni stato di vita

Conferenza n.120 del 7 giugno 2025

RIASSUNTO  San Giuseppe

MAESTRO PER OGNI STATO DI VITA

Dobbiamo riscoprire l'importanza del custode della Santa Famiglia e Patrono della Chiesa universale

 

La Giornata della Bussola della Toscana del 2025, organizzata dalla Bussola in collaborazione con il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese, è iniziata con la Santa Messa celebrata da Padre François Dermine. Sempre nella mattinata c'è stata una intensa conferenza su San Giuseppe a cura del giornalista e scrittore Ermes Dovico della redazione della Bussola.
L'evento ha raccolto un pubblico attento, mosso dal desiderio di riscoprire la figura del custode della Santa Famiglia. Rispondendo alle domande di Stefano Chiappalone, anch'egli della redazione della Bussola, Dovico ha offerto una meditazione documentata e appassionata, capace di mostrare quanto sia urgente per i cristiani riscoprire la figura del custode della Santa Famiglia.
San Giuseppe viene sovente esaltato, nella riflessione spirituale, come il santo del silenzio, dell'umiltà, del nascondimento. Tutto vero, ed è giusto considerare queste virtù come elementi essenziali della sua vita, sia a Nazareth nel tempo, sia nella storia della Chiesa, nella quale appare sempre, come si suol dire, come santo "dietro le quinte".
Ma se consideriamo l'ultima apparizione di Fatima (13 ottobre 1917), tutto si ribalta. Ecco quanto videro i pastorelli e come Lucia descrive la visione finale: "Vedemmo san Giuseppe con il bambino Gesù e la Madonna: la sacra Famiglia. San Giuseppe, vestito di bianco, teneva il bambino Gesù, vestito di rosso, nelle braccia. La Madonna, alla destra del sole, era vestita di rosso e con il manto azzurro. San Giuseppe tracciò per tre volte, nell'aria azzurra, una croce, benedicendo quell'immensa moltitudine inginocchiata nella Cova fangosa".
Ma come, la benedizione viene data da san Giuseppe, pur essendo presenti sia la Vergine Maria che il Salvatore, il Signore Nostro Gesù Cristo? Come mai, per quale motivo? Ciò non si era mai visto prima…
San Giuseppe poi appare vestito di bianco, non con il consueto abito di colore marrone con il quale ce lo immaginiamo o con il grembiulone del falegname. Bianco è il colore della gloria, ma anche della purezza. Dunque, a Fatima Giuseppe emerge come non mai, ma certo non per volontà sua. Lo fanno emergere. Dio gli dà, in quel momento, un ruolo di emergenza.
Sappiamo poi il significato delle apparizioni di Fatima, nella loro globalità, per questo tempo e questo secolo. Dio vuole instaurare nel mondo (lo dice chiaramente la Madonna) la devozione al Cuore Immacolato di Maria; Ella chiede ai pastorelli (e con loro a tutti noi) di offrire preghiere e sacrifici per la riparazione dei peccati e per la conversione dei peccatori; ci dà, in altri termini, la ricetta per interpretare questo secolo e per uscire dal baratro nel quale il mondo intero, ribelle a Dio, sta precipitando. Ed ecco, come suggello delle apparizioni, il segno grandioso apparso nel cielo: non "una donna vestita di sole", da sola; non il divin Redentore nella sua maestà, da solo, ma san Giuseppe che tiene in braccio il bambino e la santa Vergine al suo fianco. San Giuseppe che benedice il mondo.
San Giuseppe, dunque, ora è un segno per tutti noi. Un'evidenza. Una presenza imprescindibile. Silenzioso quanto si vuole, umile quanto si vuole (e certamente più di tutti noi), ma con un ruolo preciso. Egli è più che mai il Patrono della Chiesa universale, più che mai il "terrore dei demoni", egli è colui che ora benedice il popolo di Dio. È l'interprete della croce.
La conferenza si è conclusa con un invito chiaro: riscoprire San Giuseppe non è un'opzione devozionale tra tante, ma una necessità spirituale per affrontare con fede e speranza il nostro tempo. In lui troviamo la figura del custode fedele, del padre obbediente, del lavoratore silenzioso che tiene tra le braccia il Salvatore e, con autorità ricevuta dall'alto, benedice il mondo intero a Fatima.
In un'epoca che ha smarrito la figura del padre, del custode, del protettore, dobbiamo rivalutare San Giuseppe. È un segno che ci indica la via per uscire dal caos e tornare alla casa di Nazareth, dove Dio è tutto. E dove tutto tace davanti al Mistero.
La Giornata della Bussola della Toscana ha dunque puntato dritta verso Nord: verso San Giuseppe, luce nelle tenebre, stella silenziosa che indica Cristo. Un santo per ieri, per oggi e per domani.

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PIO XII E GLI EBREI di Andrea Tornielli

I documenti e le testimonianze dell'epoca parlano chiaro in favore di Papa Pio XII

Conferenza n.32 del 21 maggio 2009

RIASSUNTO  Pio XII, il Papa amico degli ebrei

EUGENIO PACELLI, IL PASTORE ANGELICO

Benedetto XVI ha dichiarato venerabile Pio XII

 

Il 21 maggio 2009 il nostro centro culturale ha avuto il piacere di ospitare Andrea Tornielli, vaticanista del Giornale appena tornato dalla Terra Santa dove ha seguito il viaggio di Benedetto XVI, con articoli per il suo giornale e interviste sulla Rai.
Classe 1964, laureato in storia della lingua greca. È sposato e ha tre figli. Autore di vari libri molto documentati su Pio XII. Il nostro ospite ha messo in luce il modo con cui la Chiesa Cattolica si è rapportata con l’ascesa al potere di Adolf Hitler e l’Olocausto degli ebrei. Purtroppo da anni va avanti una polemica sul presunto silenzio della Chiesa riguardo all’Olocausto. Su Pio XII si è creata una "leggenda nera" che ha finito per affermarsi al punto tale da rendere arduo scalfirla, anche se i documenti e le testimonianze ne hanno ampiamente provato la totale inconsistenza.
EUGENIO PACELLI nacque a Roma nel 1876: qui studiò all’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1899, entrò al servizio del Papa nel 1901 e fu il principale assistente del cardinale Gasparri nel lavoro di CODIFICAZIONE DEL DIRITTO CANONICO. Nel 1917 il Papa Benedetto XV lo nominò nunzio a Monaco di Baviera e nel 1920 nunzio della nuova repubblica tedesca. Furono anni laboriosi, di grande lavoro diplomatico. Nominato cardinale nel 1929, nel 1930 divenne SEGRETARIO DI STATO VATICANO. In quegli anni fu ampiamente diffamato dalla stampa nazista che lo definiva IL CARDINALE “AMICO DEGLI EBREI”, a causa delle oltre cinquanta lettere di protesta inviate ai tedeschi. Mentre la seconda guerra mondiale era alle porte, fu eletto Papa in un conclave durato soltanto un giorno. Avendo scelto il motto Opus iustitiae pax (la pace è l’opera della giustizia), Pio XII si considerava il Papa della pace, e fino al 1 settembre 1939 lottò per impedire lo scoppio della guerra con azioni diplomatiche, fino a lanciare un appello dalla Radio Vaticana: “NULLA È PERDUTO CON LA PACE, TUTTO PUÒ ESSERLO CON LA GUERRA!”.
Nei quasi venti anni di pontificato, Pio XII PUBBLICÒ MOLTE ENCICLICHE tra cui la Mystici corporis (1943), dove spiegava la natura della Chiesa come Corpo mistico di Cristo, e la Divino afflante Spiritu (1943), con la quale permetteva l’uso dei moderni metodi storici di analisi nell’esegesi della Sacra Scrittura. Nel 1951 e negli anni seguenti RIFORMÒ L’INTERA LITURGIA DELLA SETTIMANA SANTA. Sempre fedele devoto della Madonna, nel 1950 DEFINÌ IL DOGMA DELL’ASSUNZIONE al cielo della Vergine in corpo ed anima. Canonizzò trentatré santi, tra i quali il Papa Pio X. Creò un numero senza precedenti di cardinali provenienti da varie nazioni, riducendo così il numero degli italiani ad un terzo del Sacro Collegio. Fu il primo Papa che divenne molto noto usando frequentemente la radio e la televisione.
Durante tutta la guerra diresse, attraverso la PONTIFICIA COMMISSIONE ASSISTENZA, un vasto programma per l’aiuto alle vittime del conflitto. Quando poi Hitler nel 1943 occupò Roma, Pio XII fece del Vaticano un rifugio per innumerevoli profughi, tra cui molti ebrei. EPPURE OGGI ALCUNI EBREI ACCUSANO LA CHIESA E PIO XII di ambiguità nei confronti del regime nazista: SONO ACCUSE INFONDATE! Infatti, ci sono NUMEROSISSIME TESTIMONIANZE di ebrei, di rabbini e di ogni sorta di organizzazione ebraica, che ha elogiato e ringraziato in ogni modo Papa Pacelli. Tra questi, il futuro premier israeliano GOLDA MEIR che definì Pio XII "un grande servitore della pace". ISRAËL ZOLLI, grande rabbino di Roma, che si convertì al cattolicesimo e chiese udienza al santo Padre per "esprimere in forma ufficiale al Santo Padre il ringraziamento degli ebrei di Roma per quanto è stato fatto in loro favore". Nel dicembre 1940, in un articolo del Time magazine, il grande scienziato ebreo ALBERT EINSTEIN scrisse: "Solo la Chiesa si è schierata apertamente contro la campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto un particolare amore per la Chiesa prima d’ora, ma sono costretto a confessare che ora apprezzo senza riserve quello che un tempo disprezzavo". Si tratta di persone che avevano vissuto il periodo storico incriminato, mentre molti di coloro che oggi attaccano Pio XII o erano molto giovani o addirittura non erano ancora nati quando il nazismo commetteva i suoi crimini.
Durante l’occupazione tedesca di Roma, Pio XII diede segretamente istruzione al clero cattolico di salvare quante più vite umane possibili, con ogni mezzo. Così SALVÒ MIGLIAIA DI EBREI ITALIANI DALLA DEPORTAZIONE. Mentre circa l’80% degli ebrei europei morirono in quegli anni, l’80% degli ebrei italiani furono salvati. Non a caso A ROMA SI TROVA OGGI LA PIÙ NUMEROSA COMUNITÀ EBRAICA D’EUROPA. Solo in Roma, 155 conventi e monasteri diedero rifugio a circa 5 mila ebrei. A un certo punto, non meno di tremila trovarono scampo nella residenza papale di Castel Gandolfo, sfuggendo così alla deportazione nei campi di sterminio tedeschi. Seguendo le dirette istruzioni di Pio XII, molti preti e monaci favorirono il salvataggio di centinaia di vite ebraiche mettendo a repentaglio la loro. E’ vero che il Papa non denunciò mai in pubblico le leggi antisemite e la persecuzione degli ebrei, ma IL SUO SILENZIO FU UN EFFICACE APPROCCIO STRATEGICO volto a proteggere più ebrei dalla deportazione. Del resto a convincere il Papa furono anche moltissimi ebrei. Ci si può chiedere, naturalmente, cosa poteva essere peggio dello sterminio di sei milioni di ebrei. La risposta è semplice e terribilmente onesta: l’assassinio di centinaia di migliaia di ebrei in più. La protesta pubblica avrebbe inoltre impedito alla Chiesa di svolgere il lavoro nascosto di assistenza. Del resto due episodi ci danno la riprova. Nel 1937 Pio XI pubblicò L’UNICA ENCICLICA SCRITTA IN TEDESCO Mit Brennender Sorge (Con gravissima preoccupazione), una denuncia feroce del nazionalsocialismo e del razzismo. La bozza dell’enciclica fu scritta proprio da Pio XII, allora Segretario di Stato. Si può dire che è il più duro documento che la Santa Sede abbia mai promulgato contro un potere politico in tutta la sua storia. Venne letta da tutti i pulpiti in Germania. Quale fu il risultato? Fu rallentata la persecuzione degli ebrei? Assolutamente no. Hitler montò su tutte le furie, e le misure contro gli ebrei furono aggravate. Il secondo episodio significativo è del 1942: l’Olanda era occupata dai nazisti che cominciarono la deportazione degli ebrei. In tutte le chiese cattoliche in Olanda venne letta una LETTERA DI PROTESTA PUBBLICA. Come conseguenza la deportazione degli ebrei venne accelerata, e vennero deportati ed uccisi anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo, tra questi c’erano Edith Stein (oggi co-patrona d’Europa) e sua sorella.
Comunque, al di là di considerazioni di carattere "politico", LE VIRTÙ DI PAPA PACELLI SONO COSÌ NOTE CHE NEL 2009 IL PAPA BENEDETTO XVI NE HA RICONOSCIUTO LE VIRTÙ EROICHE! Innanzitutto le virtù teologali: fede, speranza e carità. Pio XII era un uomo di grandissima FEDE, pregava molto. Non mancava mai di infondere SPERANZA. Anche nei momenti più brutti, lui invitava ad avere fiducia nell’opera dello Spirito Santo. É stato inoltre un uomo di grandissima CARITÀ: si è prodigato non solo per gli ebrei ma per tutti i perseguitati, ha cercato di aiutare la gente vittima del nazismo e del fascismo anche dopo la fine della guerra. Quanti treni carichi di cibo, abiti, scarpe e medicinali sono partiti per aiutare le vittime della guerra. Coerente con le virtù che praticava, Pio XII era un uomo ESTREMAMENTE SOBRIO, mangiava pochissimo, dormiva solo poche ore, spesso lavorava fino alle due di notte e si alzava alle sei del mattino. Per solidarietà con le misere condizioni delle popolazione rinunciò a bere il caffè, sapendo che la gente non aveva il caffè. Sapeva che mancava il riscaldamento e lui non si è più riscaldato neanche durante CHIESA E PIO XII di ambiguità nei confronti del regime nazista: SONO ACCUSE INFONDATE! Infatti, ci sono NUMEROSISSIME TESTIMONIANZE di ebrei, di rabbini e di ogni sorta di organizzazione ebraica, che ha elogiato e ringraziato in ogni modo Papa Pacelli. Tra questi, il futuro premier israeliano GOLDA MEIR che definì Pio XII “un grande servitore della pace”. ISRAËL ZOLLI, grande rabbino di Roma, che si convertì al cattolicesimo e chiese udienza al santo Padre per “esprimere in forma ufficiale al Santo Padre il ringraziamento degli ebrei di Roma per quanto è stato fatto in loro favore”. Nel dicembre 1940, in un articolo del Time magazine, il grande scienziato ebreo ALBERT EINSTEIN scrisse: “Solo la Chiesa si è schierata apertamente contro la campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto un particolare amore per la Chiesa prima d’ora, ma sono costretto a confessare che ora apprezzo senza riserve quello che un tempo disprezzavo”. Si tratta di persone che avevano vissuto il periodo storico incriminato, mentre molti di coloro che oggi attaccano Pio XII o erano molto giovani o addirittura non erano ancora nati quando il nazismo commetteva i suoi crimini.
Durante l’occupazione tedesca di Roma, Pio XII diede segretamente istruzione al clero cattolico di salvare quante più vite umane possibili, con ogni mezzo. Così SALVÒ MIGLIAIA DI EBREI ITALIANI DALLA DEPORTAZIONE. Mentre circa l’80% degli ebrei europei morirono in quegli anni, l’80% degli ebrei italiani furono salvati. Non a caso A ROMA SI TROVA OGGI LA PIÙ NUMEROSA COMUNITÀ EBRAICA D’EUROPA. Solo in Roma, 155 conventi e monasteri diedero rifugio a circa 5 mila ebrei. A un certo punto, non meno di tremila trovarono scampo nella residenza papale di Castel Gandolfo, sfuggendo così alla deportazione nei campi di sterminio tedeschi. Seguendo le dirette istruzioni di Pio XII, molti preti e monaci favorirono il salvataggio di centinaia di vite ebraiche mettendo a repentaglio la loro. E’ vero che il Papa non denunciò mai in pubblico le leggi antisemite e la persecuzione degli ebrei, ma IL SUO SILENZIO FU UN EFFICACE APPROCCIO STRATEGICO volto a proteggere più ebrei dalla deportazione. Del resto a convincere il Papa furono anche moltissimi ebrei. Ci si può chiedere, naturalmente, cosa poteva essere peggio dello sterminio di sei milioni di ebrei. l’inverno. Suor Pascalina, sua assistente, ha raccontato che la biancheria del Santo Padre era tutta rattoppata. Papa Pacelli, di famiglia nobile, disponeva all’inizio del suo pontificato di un significativo patrimonio familiare: LO HA SPESO TUTTO IN OPERE DI CARITÀ! Pio XII ci fa essere grati al Signore per averci dato, ancora una volta, un grande Papa come suo vicario, in un momento storico difficile per l’umanità come fu quello da lui vissuto.

VIDEO  Intervista a don Stefano
Trasmissione televisiva andata in onda in diretta su TV9

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