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In duemila anni la Vergine si è manifestata migliaia di volte
Conferenza n.82 del 30 luglio 2017
Diverse opere sono state prodotte sulle apparizioni e manifestazioni della Madre di Dio, ma questa è un «calendario». Con essa, giorno per giorno, si potrà sapere quando e dove la Madonna è apparsa, e a chi. In duemila anni, infatti, la Vergine si è manifestata migliaia di volte, e ancora si manifesta.
Certe date, come l’8 settembre per esempio, sono più affollate, forse perché la Madonna ha voluto festeggiare così il suo compleanno. Ed è singolare, perché dovremmo essere noi a farle un regalo. Ma la Madre sa che le creature sono povere, ed è Lei la piena di grazia. Un’altra data molto «frequentata» è il 25 marzo, festa dell’Incarnazione di Gesù e dello «sposalizio» della Vergine con lo Spirito Santo. Un’altra scadenza privilegiata sono i sabati, tradizionalmente a Lei consacrati. Ma non c’è giorno che la Mamma lasci soli i suoi figli. Come dimostra questo libro da tenere aperto sul tavolo di lavoro, come, appunto, un calendario.
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La 117° conferenza del Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese si è tenuta il 6 dicembre con un ospite veramente eccezionale: l'avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita e nostro amico di lunga data.
Nell'incontro abbiamo avuto modo di approfondire una importante apparizione di Maria. Sabato 9 dicembre 1531, solo dieci anni dopo la conquista del Messico, l'indio Cuauhtlatòhuac (ribattezzato cinquant'anni dopo la nascita Juan Diego), di professione coltivatore diretto, si sta recando alla chiesa francescana di Santiago. È l'alba. All'improvviso una voce dolcissima lo chiama sul colle Tepeyac: “Juantzin, Juan Diegotzin” (cioè il diminutivo di Juan Diego in lingua nàhuatl). Viene da una bellissima donna che si presenta come “la perfetta sempre vergine Maria, la Madre del verissimo e unico Dio” (la tonantzin “la nostra venerata Madre” come gli indios chiameranno poi la Vergine di Guadalupe).
La Madonna gli ordina di recarsi dal vescovo locale e di costruire una chiesa! ai piedi del colle. Per un paio di volte, il vescovo, comprensibilmente dubbioso, non vuole credere alle parole del povero indio. Tre giorni dopo la prima apparizione Juan Diego è chiamato ad assistere uno zio, Juan Bernardino, gravemente ammalato. Alla ricerca di un sacerdote che accompagni lo zio nel trapasso alla vita eterna, aggira la collina su cui era apparsa la Vergine “morenita” per evitare di incontrarla nuovamente. Ma la Signora lo intercetta, gli appare lungo la strada, lo rassicura sulla salute dello zio e quindi gli chiede di salire nuovamente sulla collina per raccogliere dei fiori. Juan Diego esegue gli ordini e trova la cima del colle ricoperta di bellissimi fiori di Castiglia, evento assolutamente straordinario dal momento che siamo in pieno inverno e che il luogo è una desolata pietraia. L'indio li raccoglie e li depone nella sua tilma, cioè nel mantello, per portarli al vescovo Juan de Zumarraga, come prova delle apparizioni.
Appena Juan Diego spiega il mantello e fa cadere i fiori raccolti davanti all'alto prelato, avviene un vero miracolo: sul mantello si disegna l'immagine della Madonna. È la prova che Juan Diego non è un visionario, un mentitore e che Maria è veramente scesa dal Cielo per parlare all'umile indio. La Tilma e l'immagine si conservano intatte ancora oggi, a distanza di oltre quattro secoli e mezzo, e si possono vedere nella grandiosa basilica di Guadalupe, costruita ai piedi del colle Tepeyac, secondo i desideri della Vergine. Da questo segno prodigioso nasce la sintesi tra la cultura azteca e la fede cristiana: l'evangelizzazione del Messico si compie in modo pacifico e rispettoso delle tradizioni locali.
Nell'immagine impressa sul mantello di Juan Diego, la Vergine Maria è alta 143 centimetri, ha la carnagione meticcia (da qui l'appellativo di Virgen Morenita), segno di una perfetta commistione tra le razze europee e indios; è circondata da raggi di sole e con la luna sotto i suoi piedi, esattamente come la Donna dell'Apocalisse; una cintura le cinge il ventre, simbolo, presso gli Aztechi, di una donna incinta.
Dal 1666 sono iniziati gli esami scientifici per stabilire la vera natura dell'immagine. Non si tratta di un dipinto, perché non v'è traccia di colore sulla tela ed è come se le fibre fossero state impresse con un procedimento “naturale”.
Inoltre, tenendo conto che l'ayate, il tipico, rozzo tessuto di fibre d'agave popotule, usato in Messico dagli indios più poveri per fabbricare abiti, è un materiale estremamente deteriorabile, non si riesce a spiegare come abbia potuto conservarsi la tilma di Juan Diego, su cui è effigiata la Virgen Morenita e che risulta così essere l'unico ayate del XVI secolo ancora oggi intatto. E a nulla può valere la protezione dei cristalli per fermare lo sgretolarsi del tessuto, come hanno dimostrato diversi esperimenti. In aggiunta, si è constatato – di nuovo inspiegabilmente – che il mantello di Juan Diego respinge gli insetti e la polvere, che invece si accumulano in abbondanza sul vetro e sulla cornice. Nel 1791 si verificò un incidente: alcuni operai lasciarono cadere una soluzione detergente di acido nitrico sulla tela, ma essa, anziché deteriorarsi irreparabilmente, rimase inspiegabilmente integra e, anzi, si vede bene che le due macchie giallastre della reazione chimica stanno sbiadendo con il passare del tempo.
In passato vi furono anche tentativi di ritoccare “pittoricamente” l'immagine della Vergine, dovuti probabilmente alla esagerata devozione dei fedeli, ma i colori si sono dissolti quasi subito. I risultati più strabilianti ottenuti da analisi scientifiche provengono dall'osservazione degli occhi della Madonna. Le pupille, il cui diametro originale misura appena otto millimetri, sono state elaborate elettronicamente mediante computer e ingrandite fino a 2500 volte, con un sistema identico a quello impiegato per decifrare le immagini inviate sulla Terra dai satelliti orbitanti nello Spazio. Bene, nelle iridi della Vergine di Guadalupe è riflessa distintamente ed inequivocabilmente la scena di Juai Diego che apre la sua tilma davanti a vescovo Juan de Zumarraga e agli alti testimoni del miracolo. Siamo di fronte ad una vera e propri fotografia, infinitamente minuscola invisibile all'occhio umano, di ciò che accadde il 12 dicembre 1531 nel vescovado di Città del Messico. Poiché l'immagine ritrae la scena con occhi “estranei” ad essa, Josè Aste Tonsmann (l'ingegnere peruviano che nel 1979 analizzò a computer l'istantanea) ipotizza che la Madonna fosse presente, sebbene invisibile, al fatto e abbia “proiettato” sulla tilma la propria immagine avente negli occhi il riflesso di ciò che stava vedendo.
Poiché è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di soli 8 millimetri, si deve ammettere che nella sua infinita bontà Dio ha lasciato, oltre quattro secoli orsono, nel lontano Messico, un segno che ora, grazie alla modernissima strumentazione scientifica, riusciamo decifrare sempre meglio. Il segno riguarda la potente intercessione della Vergine Maria, dunque la conferma di una verità di fede cattolica, che rafforza la nostra fede e confonde agnostici ed atei contemporanei.
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Conferenza n.120 del 7 giugno 2025
La Giornata della Bussola della Toscana del 2025, organizzata dalla Bussola in collaborazione con il Centro Culturale Amici del Timone di Staggia Senese, è iniziata con la Santa Messa celebrata da Padre François Dermine. Sempre nella mattinata c'è stata una intensa conferenza su San Giuseppe a cura del giornalista e scrittore Ermes Dovico della redazione della Bussola.
L'evento ha raccolto un pubblico attento, mosso dal desiderio di riscoprire la figura del custode della Santa Famiglia. Rispondendo alle domande di Stefano Chiappalone, anch'egli della redazione della Bussola, Dovico ha offerto una meditazione documentata e appassionata, capace di mostrare quanto sia urgente per i cristiani riscoprire la figura del custode della Santa Famiglia.
San Giuseppe viene sovente esaltato, nella riflessione spirituale, come il santo del silenzio, dell'umiltà, del nascondimento. Tutto vero, ed è giusto considerare queste virtù come elementi essenziali della sua vita, sia a Nazareth nel tempo, sia nella storia della Chiesa, nella quale appare sempre, come si suol dire, come santo "dietro le quinte".
Ma se consideriamo l'ultima apparizione di Fatima (13 ottobre 1917), tutto si ribalta. Ecco quanto videro i pastorelli e come Lucia descrive la visione finale: "Vedemmo san Giuseppe con il bambino Gesù e la Madonna: la sacra Famiglia. San Giuseppe, vestito di bianco, teneva il bambino Gesù, vestito di rosso, nelle braccia. La Madonna, alla destra del sole, era vestita di rosso e con il manto azzurro. San Giuseppe tracciò per tre volte, nell'aria azzurra, una croce, benedicendo quell'immensa moltitudine inginocchiata nella Cova fangosa".
Ma come, la benedizione viene data da san Giuseppe, pur essendo presenti sia la Vergine Maria che il Salvatore, il Signore Nostro Gesù Cristo? Come mai, per quale motivo? Ciò non si era mai visto prima…
San Giuseppe poi appare vestito di bianco, non con il consueto abito di colore marrone con il quale ce lo immaginiamo o con il grembiulone del falegname. Bianco è il colore della gloria, ma anche della purezza. Dunque, a Fatima Giuseppe emerge come non mai, ma certo non per volontà sua. Lo fanno emergere. Dio gli dà, in quel momento, un ruolo di emergenza.
Sappiamo poi il significato delle apparizioni di Fatima, nella loro globalità, per questo tempo e questo secolo. Dio vuole instaurare nel mondo (lo dice chiaramente la Madonna) la devozione al Cuore Immacolato di Maria; Ella chiede ai pastorelli (e con loro a tutti noi) di offrire preghiere e sacrifici per la riparazione dei peccati e per la conversione dei peccatori; ci dà, in altri termini, la ricetta per interpretare questo secolo e per uscire dal baratro nel quale il mondo intero, ribelle a Dio, sta precipitando. Ed ecco, come suggello delle apparizioni, il segno grandioso apparso nel cielo: non "una donna vestita di sole", da sola; non il divin Redentore nella sua maestà, da solo, ma san Giuseppe che tiene in braccio il bambino e la santa Vergine al suo fianco. San Giuseppe che benedice il mondo.
San Giuseppe, dunque, ora è un segno per tutti noi. Un'evidenza. Una presenza imprescindibile. Silenzioso quanto si vuole, umile quanto si vuole (e certamente più di tutti noi), ma con un ruolo preciso. Egli è più che mai il Patrono della Chiesa universale, più che mai il "terrore dei demoni", egli è colui che ora benedice il popolo di Dio. È l'interprete della croce.
La conferenza si è conclusa con un invito chiaro: riscoprire San Giuseppe non è un'opzione devozionale tra tante, ma una necessità spirituale per affrontare con fede e speranza il nostro tempo. In lui troviamo la figura del custode fedele, del padre obbediente, del lavoratore silenzioso che tiene tra le braccia il Salvatore e, con autorità ricevuta dall'alto, benedice il mondo intero a Fatima.
In un'epoca che ha smarrito la figura del padre, del custode, del protettore, dobbiamo rivalutare San Giuseppe. È un segno che ci indica la via per uscire dal caos e tornare alla casa di Nazareth, dove Dio è tutto. E dove tutto tace davanti al Mistero.
La Giornata della Bussola della Toscana ha dunque puntato dritta verso Nord: verso San Giuseppe, luce nelle tenebre, stella silenziosa che indica Cristo. Un santo per ieri, per oggi e per domani.
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I documenti e le testimonianze dell'epoca parlano chiaro in favore di Papa Pio XII
Conferenza n.32 del 21 maggio 2009
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